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Auto d'Epoca. Alfa Romeo Giulia 1600 S

La Giulia 1600 S. (foto) ndr.

di Redazione

BARI, 4 LUG. - Regina nel segmento delle berline medie da famiglia, per la Giulia Super 1600 i sonni tranquilli finiscono nella primavera del 1967. La nuova avversaria di pari cilindrata si materializza con le forme della Fiat 125: una berlina con motore 1,6 litri dalla linea di grande appeal e un abitacolo più spazioso rispetto all’auto milanese “disegnata dal vento”. In più la vettura torinese ha anche un prezzo d’acquisto inferiore. La Giulia ha dalla sua le prestazioni, ma non per molto. La Fiat sta già preparando la versione “incattivita”: è la 125 Special da 100 CV, con cambio a cinque marce e nuovi dettagli caratteristici. E a quel punto la Giulia Super il fiato sul collo comincia a sentirlo davvero. Perciò, ad Arese, al quartier generale dell’Alfa Romeo, decidono di reagire. La gamma Giulia, molto gettonata dalla media borghesia italiana, si articolava con la Giulia 1300 TI (venduta all’inizio del ’69 a un prezzo di listino di 1.375.000 lire) e con la Giulia Super 1600, che di lire ne costava 1.665.000. Con la Super di maggiore cubatura si accontentava il cliente abituato ad automobili importanti e dalle prestazioni elevate. Invece la 1300 TI era un’auto divertente da guidare e con cui fare bella figura, anche se più economica da acquistare e da gestire. Tra i due modelli c’erano, tuttavia, precise differenze estetiche per poterli riconoscere a prima vista. D’altra parte il cliente di una Giulia Super, che aveva speso di più, esigeva giustamente che il maggiore esborso fosse reso visibile. Una sintesi di TI e Super Fino al 1967 esisteva una versione intermedia: la Giulia TI (Turismo Internazionale). Spinta da un motore di 1,6 litri, era l’evoluzione della TI prima maniera (che aveva esordito nel 1962) alla quale era stata affiancata, nel 1965, la più potente e meglio rifinita Super 1600. Era successo però che la 1600 TI, stretta tra le sorelle 1300 e Super, avesse patito un calo di vendite tale da indurre l’Alfa a cessarne la produzione. Invece, al momento del lancio della Fiat 125, avrebbe fatto comodo riaverla, se non altro perché la si sarebbe potuta vendere a un prezzo non lontano da quello della 125 Special. La soluzione divenne realtà al Salone di Torino del 1968, dove fu presentata la Giulia 1600 S. Nella sostanza era una riedizione rivista e corretta della 1600 TI, proposta con l’intento di offrire al cliente Alfa Romeo la stessa alternativa che trovava in Fiat, dove poteva scegliere tra la più scattante, veloce e costosa 125 Special e la più tranquilla ed economica, ma altrettanto forte nell’immagine, 125 in versione normale. La Giulia 1600 S beneficiava però delle migliorie meccaniche (alternatore da 420 W, frizione a comando idraulico, servofreno e limitatore di frenata alle ruote posteriori) introdotte nella gamma Giulia e degli interventi volti a migliorare il comfort e a diminuire la rumorosità nell’abitacolo. Soltanto la barra stabilizzatrice posteriore, montata sulla Super, fu giudicata superflua data la vocazione più turistica della nuova 1600 S. A questo punto fu necessario dare una precisa individualità a questo nuovo modello destinato a incunearsi tra due realtà affermate. Per prima cosa si pensò al motore, che era il conosciuto 1600 bialbero alimentato però da un carburatore a doppio corpo verticale in luogo dei due a doppio corpo orizzontali della Super. Ne scaturiva una potenza di 95 CV-DIN, valore intermedio tra i 102 CV-DIN della Super e gli 82-DIN della 1300 TI, che si collocava esattamente a metà tra i 90 e i 100 CV-DIN delle rivali 125 e 125 Special. Erano comunque tre cavalli in più rispetto alla vecchia 1600 TI, nei confronti della quale si notava anche un miglioramento nell’erogazione di coppia motrice. L’obiettivo prestazioni fu così centrato, anche perché, grazie alla migliore aerodinamica del corpo vettura della Giulia rispetto a quello dell’antagonista torinese, la velocità massima della 1600 S era più elevata rispetto alla rivale del Lingotto in versione Special, pur dichiarando le Case valori praticamente uguali (170 la Fiat, oltre 170 l’Alfa). Fatta la differenza meccanica, restava da confezionare l’estetica che la Casa risolse nel modo più facile e veloce, mischiando soluzioni prese dagli altri modelli: la 1600 S finì così per essere né più né meno che un misto tra la 1300 TI e la Super.





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