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Bari. M5S: Cultura, finalmente!

Il lgoo del M5S di BAri. (foto) ndr.

di Redazione

BARI, 27 MAR. - Cultura, finalmente! Sì, finalmente. Perché nessuno parla più di cultura in questa città. E dire che della cultura si sono fregiati in tanti politici, negli ultimi decenni, qui a Bari! Perché, si sa, la “cultiura” faceva tanto figo averla nel carnet delle attività di una amministrazione… C’è stato chi l‘ha voluta appariscente, fatta di una scansione di eventi uno più chiassoso e pacchiano dell’altro e soprattutto da somministrare in dosi massicce, ma solo nelle feste comandate (capodanno, estate, maggio barese e poco più) ; c’è stato chi se l’è costruita a propria immagine e somiglianza e ha generato una serie di attività improntate all’impegno, alla solidarietà, all’emancipazione sociale, il tutto infarcito di cascami ideologici d’epoche ormai morte; c’è stato chi, furbescamente, ha mischiato un po’ di una specie e un po’ dell’altra, in nome del cerchiobottismo nazional-popolare, utile anche nel settore. Infine c’è stato chi ha fatto tabula rasa di tutto ciò che faticosamente e malgrado una sequela di assessori, spesso incompetenti, ignoranti e soprattutto inetti, era riuscito a sopravvivere negli ultimi decenni, rispondendo ad una richiesta effettiva di espressioni artistiche le più diverse da parte dei cittadini. D’altro canto, mentre a Bari, la politica cercava di avvinghiarsi alle tradizionali fonti di “affari” certi, il mondo andava avanti e trovava proprio nella cultura il motore per rinnovarsi profondamente, anche in economia. Insomma si facevano musei importanti e la gente viaggiava a milioni per andarli a visitare, si realizzavano allestimenti lirici che guardavano un po’ più in là dell’ombelico del sovritendente e il pubblico accorreva a riempire i teatri, si mettevano in scena spettacoli che parlavano ad una sensibilità contemporanea e gli spettatori numerosi andavano in solluchero e la fama di quelle opere superava i confini nazionali attirando altri spettatori. Tutto questo in un panorama dove le nuove tecnologie ingigantivano quei risultati e li trasformavano in successi per gli operatori del settore e per tutti gli altri dei settori correlati (commercio, turismo, trasporti, pubblicità, etc.). A Bari si sceglieva un’altra strada. Invece di incrementare la produzione culturale, visto che in una recente esperienza, uno degli assessori al ramo - dice il Sindaco Emiliano - aveva trasformato l’assessorato alla cultura in uno strumento di evangelizzazione per la sua parte politica, lo stesso sindaco Emiliano, che pur lo aveva scelto per quel compito, decise che, nella nuova legislatura, avrebbe fatto a meno di qualsiasi altro assessore, per evitare altri deragliamenti ideologici, per non supportare con denaro pubblico qualcosa come la cultura, che non deve avere condizionamenti e bla, bla, bla… e avrebbe preso direttamente nelle sue salde mani le redini delle arti, trasformando Bari nella “Capitale Europea della Cultura 2019”. Intanto, per confermare queste sue nobili intenzioni, spogliava l’assessorato di via Argiro di qualsiasi funzione gestionale del settore, si buttava a corpo morto sul Petruzzelli, schiacciandolo sotto il peso dei suoi interessi, non musicali ma politici, si inorgogliva di una autoreferenzialissima fondazione per l’arte contemporanea, portava letteralmente alla fame l’intera categoria degli operatori culturali, chiudeva a ripetizione i piccoli teatri, esiliava orchestre con una storia pluridecennale… Insomma, avete presente un elefante in una cristalleria? Ecco: Emiliano e il mondo della cultura! Cioè, non solo aveva regalato alla città un assessore che faceva gli interessi del proprio partito (SEL, di cui Emiliano era ed è ancora alleato!), ma negli anni successivi, la sua responsabilità la faceva pagare ai cittadini operatori e ai cittadini punto e basta, privati di quei necessari momenti di svago e di crescita, oltre che di una fonte di guadagni. Infatti, se non lavorano i teatri, le associazioni, i musicisti, gli artisti in genere, insieme a loro non lavorano i tecnici, i fornitori dei materiali, gli autotrasportatori, i pubblicitari, i tipografi, gli addetti al web, i ristoratori, etc. etc. Cosa si pretende dunque che avesse dovuto fare Michele Emiliano? Dare soldi, come si era fatto fino ad allora? Distogliere un po’ delle risorse destinate al Petruzzelli, per assegnarle alle piccole compagini baresi? Cercare di assolvere al ruolo di “Primo Cittadino”, quindi mostrare una particolare sensibilità nel sostenere i piccoli teatri, in difficoltà nell’ adeguarsi alle norme sulla sicurezza? Sì!... E no. Soprattutto avrebbe dovuto avere una politica culturale, una strategia per uscire dal pantano dell’assistenzialismo soprattutto se a fini clientelari, intraprendere la strada dello sviluppo imprenditoriale delle strutture, guardare alla produzione creativa cittadina come ad una risorsa e non come ad un peso, capire che il settore andava rinnovato e potenziato per dare una nuova prospettiva all’intera città, per il suo riscatto economico e per rilanciare l’immagine di Bari a livello internazionale! E soprattutto smetterla di fare roboanti promesse, come ha fatto per 10 anni! “Cultura, finalmente!” è allora l’impegno che ci siamo presi noi, cittadini e attivisti del M5S, nel trovare soluzioni di ampio respiro, nell’attuare una politica culturale che guardi non solo agli operatori e ai loro interessi, ma anche e soprattutto ai cittadini e al loro punto di vista. Nei 7 punti del nostro programma sulla Cultura, che noi 5 Stelle consideriamo una autentica locomotiva per le attività produttive cittadine, si spazia dalla riapertura dei luoghi della creatività alla funzione del futuro assessorato, dal ruolo delle associazioni amatoriali a quello delle compagini dei professionisti, dal sostegno agli spettatori a quello agli operatori, dall’inserimento dei giovani artisti nel mercato del lavoro al censimento per conoscere ciò che vogliono i baresi dalla cultura, e così via fino alla creazione di un grande polo museale di interesse internazionale. Bari merita una politica culturale, che veda la creatività al centro del suo sviluppo. Prima che sia troppo tardi, prima che il futuro sia già passato.





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