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Teatro. "Copenaghen" e l'eterna diatriba tra etica e verità della scienza

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 21 MAR. - Quali devono essere i rapporti fra potere politico e scienza? Può il progresso venire condizionato da scelte etiche? Su queste domande importanti e straordinariamente attuali, che attraverso i secoli hanno segnato la storia della scienza, a partire da Galileo Galilei, si incentra un singolare testo teatrale: "Copenaghen", una intrigante pièce teatrale che parla di scienza, rappresentata nei più disparati allestimenti, in tutto il mondo. Anche al Petruzzelli di Bari, abbiamo avuto l'opportunità di assistere a questa singolare rappresentazione del britannico Michael Frayn, interpretata magistralmente, da tre “grandi” del teatro italiano come Giuliana Lojodice, Umberto Orsini e Massimo Popolizio. In un luogo che ricorda un’aula di fisica, con grandi lavagne che riportano formule matematiche, a cui si accede attraverso tre grandi gradoni, immersi in un’atmosfera quasi irreale, tre persone, due uomini e una donna, parlano di cose successe in un lontano passato, cose avvenute tanto tempo prima, quando tutti e tre erano ancora vivi. Sono Niels Bohr (Orsini), sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Karl Heisenberg (Popolizio). Si tratta di chiarire cosa avvenne nel 1941 a Copenaghen quando il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr nella Danimarca occupata dai nazisti. Heisenberg e Bohr impegnati nella ricerca scientifica, su fronti opposti, ma vicini ad un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr, l'argomento di quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate ipotesi. 
Motivo trainante dello spettacolo è dunque il motivo per cui l’allievo andò a Copenaghen a trovare il suo maestro. Nella versione italiana, i tre grandi interpreti si ritrovano al centro di un simbolico e inquietante processo a porte chiuse, in un serratissimo faccia a faccia: Copenaghen è da considerarsi un dibattito etico - e scientifico a tre voci, ricco di sofferente riflessioni e interrogativi alla vigilia del primo bombardamento atomico. L'ebreo danese Niels Bohr e il tedesco Werner Heisenberg, che formulò per primo il "Principio di Indeterminazione", ex compagni di ricerche costretti dalla guerra a guardarsi come due nemici, si ritrovano bloccati in una confusione di perché, orfani di una risposta, dove ambiguità e dubbi sfibranti di straordinaria attualità fra potere, scienza e morale li tormentano. Copenaghen è un esempio di teatro civile” che si confronta con la storia e con i suoi drammi e dal quale è possibile trarre insegnamenti chiamando in causa la scienza e la fisica moderna. Una performance che per più di un'ora e mezza senza intervallo, ha affascinato gli spettatori del politeama barese che hanno risposto con una vera e propria ovazione.



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