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Teatro. Grande successo per: “La pulce nella farina si crede mugnaio” regia di Franco De Giglio

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 26 MAR. - Una storia commovente e divertente, un potpourri di buone intenzioni e di sani principi che ci vengono tramandati da una società che ormai si sta estinguendo. Franco De Giglio con questa pièce intende veicolare valori importanti che le nuove generazioni hanno messo da parte, appoggiando invece un insano arrivismo senza scrupoli. “La pulce nella farina si crede mugnaio”, è un antico detto, presente in molti idiomi locali, affermazione che racchiude una triste verità che da sempre influenza lo stile di vita di molti. Questo modo di dire, il poliedrico Franco De Giglio lo ha fatto diventare il titolo di una commedia, comica ed esilarante, che ha fatto venir fuori a 360 gradi il talento del regista e attore Franco De Giglio, spesso relegato in modo riduttivo, solo nel ruolo di nonno Ciccio della Very Strong Family. De Giglio con questa performance, parte dalla realtà esasperandone i contenuti per approdare a situazioni comiche. A detta dello stesso autore si tratta di una problematica sempre attuale, che caratterizza quelle persone che, dopo aver fatto nella vita piccoli progressi economici o sociali, cominciano a sentirsi importanti e a trattare con sufficienza gli amici di un tempo. 
Si narra di un facchino del porto, Gianni De Marzo, che riesce a diventare usciere di banca. Per questo lui comincia a ritenersi una “persona importante”e umilia i componenti della famiglia: sua moglie Annina interpretata da Lia De Andri e la sua unica figlia Pasquina, la dolcissima Simona Rutigliano, ed in particolar modo suo padre - Franco De Giglio. "Ordina" che sua figlia non sposi più Nanuccio, Enrico Zambrini, il ragazzo che distribuisce i volantini di cui è da sempre innamorata, ma prenda invece come marito il capo contabile della sua banca, interpretato da Luca Mastrolitti, nipote del Vescovo nonché amico dell’onorevole. Ma un finale a sorpresa ribalterà la sorte e riporterà cose e persone al giusto posto. Franco De Giglio oltre ad essere il regista interpreta anche il nonno del protagonista, uomo di grande saggezza e buon cuore; infatti per anni si era finto frequentatore di cantine, per mettere da parte i soldi e finanziare gli studi di Nanuccio, l'innamorato di Pascquina, figlio del suo caro amico defunto a cui aveva fatto in punto di morte la promessa di prendersi cura del ragazzo. Il nonno detentore di antica saggezza è colui che riporta il figlio al buon senso, un uomo di una volta, che tiene alla famiglia e che sogna la felicità di sua nipote. Una storia semplice, vicina alle nostre tradizioni, che ricorda un po’ per certi versi, la struttura scenica e la dispensa dei sani valori, con la contaminazione di una comicità dal gusto amaro, del Teatro dei De Filippo versione nostrana. 
Dopo 39 anni di carriera, consacrata all' interpretazione, Franco De Giglio ha scritto e messo in scena una bellissima commedia, dando prova di grande professionalità, creatività e profondità di sentimenti coadiuvati da un forte senso etico, esternati attraverso una sana e corroborante ilarità. Tutte queste valenze simboliche ci fanno venire nostalgia di un piccolo mondo che ormai non c'è più. De Giglio infatti è un uomo tradizionale, cultore di quelle storie di grande umanità che vengono tramandate con la narrazione orale nei sottani baresi, infatti molto del suo repertorio prende proprio spunto da qui. Un encomio va all'intero cast, che De Giglio ha saputo scegliere con acume e perspicacia, studiando dei personaggi fisicità e tratti caratteriali che hanno prodotto sulla scena prototipi di tipi umani che tanto ricordano per il risultato il don Abbondio Manzoniano.



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