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Economia. Flat Tax, tutti al 15%?

Flat Tax, tutti al 15%?. (foto web) ndr.

di Daniele Magnifico

BARI, 18 APR. - In questi giorni in cui si sta discutendo del Documento di Economia e Finanza, il tema della flat tax è più che mai al centro del dibattito politico e mediatico; è in special modo obiettivo di Salvini e della Lega quello di portare al più presto l’imposizione fiscale al 15% per tutti (al momento infatti, possono fruirne solo le partite iva con ricavi e compensi fino a 65.000 euro). Vediamo dunque di meglio comprendere come potrebbe funzionare la flat tax e quali siano i pro e i contro di questa rivoluzione fiscale. Capirne il significato è abbastanza semplice: la flat tax è un sistema nel quale le imposte sono pagate da tutti con una percentuale fissa e si contrappone all’attuale sistema fiscale italiano, che prevede un’imposizione progressiva per scaglioni. L’attuale proposta della Lega è di introdurre un’aliquota fissa, uguale per tutti, del 15%. La proposta del centro destra nella scorsa campagna elettorale era, invece, di dare il via ad una tassazione ad aliquota unica del 23%. Al momento, tenuto conto della scarsità di risorse economiche a disposizione del Governo, sembra probabile che nel 2020 la flat tax possa andare a beneficio soltanto delle famiglie con redditi fino a 50.000 euro. Si creerebbe dunque un sistema molto simile a quello attuale delle partite iva, con due modalità di imposizione in base al reddito complessivo dichiarato. Comunque, per le certezze sull’argomento, bisognerà attendere fino all’approvazione della Legge di Bilancio 2020. Quel che è sicuro, è che a tutti noi piacerebbe pagare meno tasse, ma il problema è ben più complesso, in quanto attiene al difficile equilibrio tra entrate e uscite dello Stato, nonché al famigerato rapporto deficit/Pil tanto caro all’Unione europea. 

Gli argomenti a favore 

I fautori di questo metodo impositivo sostengono innanzitutto che diminuirebbe il peso dell’evasione, che attualmente è stimata in circa 110 miliardi di euro l’anno; in pratica con l’aliquota al 15% diventerebbe più conveniente pagare regolarmente le imposte, piuttosto che rischiare di essere scoperti evasori. Tuttavia è bene porre in evidenza che il sistema dei controlli in Italia è piuttosto carente e le pene per gli evasori molto più modeste che altrove: si pensi che negli Stati Uniti, per esempio, l’evasione fiscale è punita penalmente, con pene che, mediamente, si aggirano sui tre anni e mezzo di carcere. Dunque è molto forte il rischio che una siffatta riforma, non preceduta da un inasprimento dei controlli e delle pene, non riduca in modo sostanziale l’evasione. Altro vantaggio è l’evidente semplificazione del sistema di imposizione fiscale dei redditi. Infine con la diminuzione della pressione fiscale aumenterebbe il potere d’acquisto, le famiglie incrementerebbero le loro spese e così le imprese potrebbero utilizzare i maggiori guadagni per investimenti, rilanciando l’economia del paese. 

Gli argomenti contro 

I detrattori di questa riforma, pongono l’accento innanzitutto sul fatto che questa favorirebbe i più ricchi; verrebbe dunque meno il principio di proporzionalità dell’imposizione fiscale sancito dall’art. 53 della Costituzione. Inoltre bisognerebbe fare i conti con le minori entrate, che probabilmente andrebbero compensate con altre tasse, che annullerebbero gli effetti della riforma e potrebbero creare ulteriori disparità a danno dei meno abbienti. Con riferimento al primo punto, la proposta di legge presentata dal gruppo della Lega alla Camera il 12 giugno 2015, introduceva, accanto all’aliquota fissa del 15%, un sistema di deduzioni proporzionali per ciascun componente del nucleo familiare, da calcolarsi in base al reddito complessivo; tali agevolazioni avrebbero sostituito le detrazioni attualmente previste (spese mediche, scolastiche, interessi sui mutui, ecc.). Inoltre il Contratto di governo prevedeva due aliquote fisse: il 15% per i redditi più bassi e il 20% per quelli più elevati. In tal modo sarebbe superata l’eccezione di incostituzionalità della norma, in quanto anche la flat tax risulterebbe così essere in qualche modo progressiva. Quanto al secondo punto, il maggior introito derivante da una quasi azzerata evasione e il complessivo rilancio dell’economia, si ritiene possano compensare in gran parte la minore pressione fiscale. 

In conclusione 

Personalmente sono favorevole a una riduzione della tassazione e a una generale semplificazione dei meccanismi impositivi; tuttavia ritengo che questo debba necessariamente essere preceduto da un severissimo inasprimento delle pene per gli evasori. Altrimenti tutto rischia di essere l’ennesimo slogan elettorale, finanziato come sempre dalle tasche degli italiani onesti.



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