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9 maggio 1978. Peppino Impastato, una vita contro la mafia. 41 anni dopo l’omicidio

Peppino impastato. (foto web) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 9 MAG. - Il 9 maggio del 1978. Mentre l’Italia sta vivendo la tragedia del ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, a Cinisi, provincia di Palermo, in Sicilia, Giuseppe Impastato detto Peppino muore, a 30 anni, lacerato dall’esplosione di una carica di tritolo posta sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Proveniente da una famiglia affiliata alla mafia, la rinnega e ne prende le distanze. Sin da ragazzo infatti, Peppino si è battuto contro la mafia, denunciandone i traffici illeciti e le collusioni con la politica. Nel 1976 costituisce nel suo paese il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata,]con cui denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti (definito sarcasticamente «Tano Seduto» da Peppino), che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto di Punta Raisi. Il programma più seguito era Onda pazza a Mafiopoli, trasmissione satirica in cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici. A dare l’ordine di uccidere Impastato è proprio il capo indiscusso di Cosa Nostra negli anni Settanta, Gaetano Badalamenti, che abitava proprio a “100 passi” dalla casa di Peppino, bersaglio preferito di Impastato in “Onda Pazza”. La matrice mafiosa del delitto viene individuata grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta venuta a mancare nel 2004, che con coraggio rompono pubblicamente con la parentela mafiosa. A 41 anni dalla sua morte, oltre ai numerosi libri che raccontano la sua storia, tanti sono ancora a ricordare Peppino insieme alle numerose associazioni contro la mafia a lui intitolate.



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