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Teatro. Al Multicinema Showille di Bari, la storia di Santa Scorese in un film

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 1 GIU. - Se qualcuno con crudeltà non avesse posto fine alla sua giovane vita, Santa Scorese oggi avrebbe avuto 51 anni, probabilmente sarebbe stata una suora missionaria come lei desidera, oppure una madre amorevole se per caso avesse cambiato idea nella realizzazione dei suoi propositi, ma sicuramente sarebbe stata una persona speciale di certo impegnata nel sociale. Una persona con una particolare attitudine e propensione verso il prossimo, ma purtroppo così non è stato, il 15 marzo 1991 un crudele assassino ha messo fine alla sua giovane vita. Si parla del primo femminicidio in Puglia, non sappiamo se è stato realmente il primo, ma sicuramente è stato uno dei tanti che risale ad un passato non tanto lontano, in cui spesso questi tragici eventi venivano taciuti e coperti dall'omertà, offuscati in un trascorso doloroso, dove per lungo tempo hanno continuato a nascondersi e spesso a rimanere impuniti. Nella sala Teatro del Multicinema Showille di Bari, sol out, si poteva accedere solo per invito, qui ha avuto luogo dopo la prima nella città di Taranto, la proiezione del mediometraggio “L’incredibile storia di Santa Scorese” , opera prima del regista tarantino Mimmo Spataro, sceneggiata da Assunta D’Elia, che con filminprogress.it hanno autoprodotto il lavoro firmando regia, montaggio, direzione della fotografia e fonica. Assunta D’Elia, rivolta al pubblico visibilmente commossa racconta di essere stata letteralmente conquistata dal diario di Santa Scorese, diario ritrovato dalla sorella della vittima, Rosamaria Scorese, che stava per distruggere, ma che l’allora parroco di Palo, don Tino, recuperò per farlo leggere in Curia e dare inizio ad un processo di Beatificazione di Santa. Spataro circonda questa storia di fede e follia criminale ai limiti dell’assurdo, dandogli quella giusta luce di mistero, che traspare dagli scritti della ragazza dotata di una sensibilità quasi innaturale. Nel film, girato prevalentemente a Taranto, ma anche a Palo del Colle e in altre località in terra di Bari, si mescolano con sagacia, cronaca e fiction con quella dose giusta di suspense che rende la pellicola di rispettabile valore. Affidandosi ad un cast di attori pugliesi, come: Clara Magazzino nel ruolo di Santa, Giuseppe Calamunci Manitta in quello di Giuseppe, l’assassino, il regista ed attore Alfredo Traversa nel ruolo del padre di Santa, Angela De Bellis che impersona la madre, Vanessa Caponio la sorella Rosamaria, Francesco Cassano il cognato e poi Mario Blasi e Rino Massafra rispettivamente nei ruoli di don Tino e don Carlo. Il film, narra degli eventi riguardanti gli ultimi tre anni di vita della ragazza che, proprio nel momento in cui aveva intrapreso il suo cammino spirituale per diventare suora, divenne oggetto delle attenzioni persecutorie di colui che sarebbe diventato il suo assassino, casualmente incontrato da lei proprio in chiesa. Si trattava di un paranoico che si identificava con il figlio di Dio e identificava Santa nella Madonna. Per questo la Scorese divenne l'oggetto del suo odio immotivato e del suo delirio psicotico, percorso che si concluse con il massacro della giovane avvenuto sotto gli occhi dei genitori, della sorella e del cognato, impotenti. Nella rielaborazione cinematografica di Spataro, il folle assassino compie deliranti rituali nella sua stanza, tappezzata di immagini della Vergine, tra le quali risalta una foto della ragazza. Inizia una lunga persecuzione, durata tre anni, fino alla sera dell'omicidio, quando Santa rincasa, in una delle poche volte in quei tre anni, da sola, il suo persecutore è lì, ad aspettarla. La giovane donna viene assassinata, con 13 coltellate. Invano risulterà il tentativo di portarla in ospedale. La morte arriva dopo tre ore di agonia. Con le ultime parole di Santa, che sono parole di perdono per il suo assassino. Presenti alla proiezione, in una sala gremita, tanti conoscenti della ragazza e della sua famiglia, i familiari di Santa (i genitori, la sorella Rosamaria, che al suo ricordo ha dedicato con tenacia tutta la sua vita, il cognato Mario ed i nipoti). Presenti anche i rappresentanti dei centri antiviolenza che hanno patrocinato il film unitamente al Comune di Bari, anche il Procuratore della Repubblica dott. Giuseppe Volpe , Don Luigi Ciotti e Pinuccio Fazio , che hanno applaudito con commozione al ricordo di Santa, e alla forza inverosimile della sua famiglia che, pur straziata dal dolore, da ventotto anni combatte perché non abbiano più a ripetersi gli stessi errori che condussero alla morte di Santa. Il film vuole reclamare il diritto alla vita e alla felicità che nessuno ha il diritto di togliere ad un altro essere umano. La libertà di esistere, la libertà di esprimersi, la libertà di amare, cose negate a Santa e a tante altre vittime. Oltre a ricordare, l'intento è soprattutto quello di gridare al mondo questa ingiustizia che si sarebbe potuta evitare se solo si fosse intervenuti in tempo in un periodo in cui ancora non si parlava di stalker e di stalking, qualcuno sottovalutò le denunce e … colpa ancor più grave non aver dato al suo assassino una pena esemplare, che se la cavò con soli 10 anni di internato in un ospedale psichiatrico.



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