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Cerignola. Coronavirus e violenza domestica. I Carabinieri arrestano tre uomini violenti

L'ufficio denunce violenza donne (foto CC) ndr.
di Redazione

CERIGNOLA (FG), 03 APR. (Com. St.) - Il coronavirus non sta fermando le violenze domestiche e i maltrattamenti in famiglia; anzi, come ipotizzato anche dall’O.N.U., l’isolamento, la convivenza forzata e l’instabilità socio-economica in questo periodo di emergenza coronavirus, possono comportare per le donne e i loro figli il rischio di una maggiore esposizione alla violenza domestica. Nei giorni scorsi, i Carabinieri della Compagnia di Cerignola sono intervenuti su tre distinti casi di maltrattamenti in famiglia verificatisi, tutti a Cerignola, ai danni di altrettante donne. Tre uomini violenti sono stati arrestati in flagranza di reato.

In manette è finito un 30enne di Cerignola, che, brandendo un coltello, aveva minacciato la madre per tentare di estorcerle 20 euro, che gli servivano probabilmente per l’acquisto di sostanze stupefacenti. Gli immediati accertamenti svolti dai militari hanno permesso di appurare che la condotta del 30enne era abituale e che nel tempo era arrivato a estorcere con violenza ai propri genitori anche 400 euro al mese. È stato arrestato per tentata estorsione e maltrattamenti in famiglia. Dopo le formalità di rito, per lui si sono aperte le porte del carcere di Foggia.

I Carabinieri sono intervenuti anche in un’altra abitazione, dove, al termine dell’ennesima lite familiare, un 38enne del posto, con violenza e minacce, aveva sottratto delle lattine d’olio d’oliva all’anziana madre, dopo aver tentato di estorcere denaro, da utilizzare verosimilmente per l’acquisto di droga. La donna, stanca e gravemente preoccupata per la propria incolumità, ha trovato la forza e il coraggio di raccontare ai Carabinieri anche altri episodi precedenti di maltrattamenti subiti per mano del figlio, che l’aveva indotta da tempo a vivere in uno stato di terrore, barricata in casa. Il 38enne, dopo le formalità di rito, è stato associato alla casa circondariale di Foggia.

I militari dell’Arma hanno inoltre arrestato in flagranza per maltrattamenti in famiglia anche un 44 enne di Cerignola. L’uomo, su tutte le furie, ha raggiunto la moglie presso un’abitazione dove la donna si era andata a rifugiare dopo un litigio avvenuto con il marito alcuni giorni prima. Ad aspettarlo però c’erano i Carabinieri, che la donna, terrorizzata, aveva chiamato tramite il 112 subito dopo aver ricevuto per telefono delle minacce di morte dall’uomo, che le aveva preannunciato il suo arrivo. Giunto sul posto, il 44enne, alla vista dei militari, gli si è avventato contro, sferrando loro calci e sputi. I Carabinieri, che hanno riscostruito con la donna altre pregresse vicende di aggressioni fisiche e psicologiche subite dalla stessa, hanno arrestato il 44enne per maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo le formalità di rito, come disposto dalla Procura della Repubblica di Foggia, l’uomo è stato associato al carcere del capoluogo.

I Carabinieri sottolineano ancora una volta l’importanza di rivolgersi tempestivamente a loro, tramite il 112, o alle altre forze dell’ordine, che, sotto la costante direzione della Procura della Repubblica di Foggia, possono adottare tutte le misure idonee a interrompere subito ogni tipo di violenza e portare finalmente l’agognato sollievo alle vittime che la subiscono.

CONSIGLI UTILI DEI CARABINIERI (www.carabinieri.it/cittadino/consigli/tematici/

Violenza domestica
Per difendersi da situazioni di abuso domestico è necessario prima di tutto imparare a riconoscere i comportamenti tipici dell’abusante. Occorre sapere che dalle ricerche condotte sulla problematica è emerso che, al contrario del pensiero comune, la violenza domestica non è sempre legata a patologie o al consumo cronico di sostanze alcoliche e di stupefacenti. I dati ci confermano che fra i casi sottoposti ad indagine solo il 10% degli abusanti era affetto da disturbi patologici e abusava normalmente di sostanze tossiche.
Chi commette ripetutamente azioni violente fra le mura domestiche di solito ha un unico obiettivo: desidera porre la sua vittima in uno stato di “sudditanza” perché vuole sentirsi potente e perché esercitare azioni di comando e di controllo su un membro della famiglia lo fa sentire appagato e sicuro di sé. I suoi comportamenti hanno sempre come unico scopo quello di controllare tutto il vissuto del partner per rafforzare il suo personale sentimento di potere; per raggiungere questo obiettivo sente che deve eliminare tutto ciò che potrà ostacolare il rafforzamento di questo senso di sicurezza. Di solito gli abusanti sono soggetti estremamente insicuri nella vita sociale, non hanno grandi possibilità di sfogo e relazioni sociali appaganti. Trovano più facile colpire gli appartenenti al nucleo familiare, soprattutto se i membri della famiglia hanno bisogno di loro per il sostentamento. Per fuggire dalla responsabilità delle proprie azioni, l’abusante tenta con qualunque mezzo di favorire l’oblio e il segreto perché vuole impedire che si creino attorno alla vittima relazioni sociali rassicuranti.
Nelle storie raccontate dalle vittime di violenza domestica, si apprende che la vittima nel tempo impara a “sopportare” eventi orribili, iniziando così a soffrire di problemi psichici che la spingono alla chiusura e ad una riduzione drastica della sua personale autostima ossia ad avere un atteggiamento eccessivamente critico verso se stessa e a sentirsi costantemente insoddisfatta delle proprie qualità.
Uscire da questo problema è possibile. Prima di tutto la vittima deve rendersi conto che quello che sta accadendo fra le mura domestiche è un reato. Per arrivare a questa consapevolezza deve osservare e analizzare quello che le accade attorno, imparare ad essere obiettiva e giudicante nei confronti di chi sta abusando.
Analizzando le esperienze attraverso i racconti di chi ha vissuto questo dramma è emerso che chi abusa:
•    controlla i movimenti, i progetti e le attività della vittima generando isolamento sociale. La vittima così prende le distanze dal mondo, diventa più introversa e inizia a non amare più il contatto con gli altri;
•    per generare la paura spesso distrugge cose e oggetti ai quali la vittima tiene particolarmente e se ci sono animali in casa prenderà di mira anche loro;
•    in situazioni sociali, come nei locali pubblici o in ambienti all’aperto frequentati da altre persone, l’abusante cerca in tutti i modi di umiliare pubblicamente la vittima. Una delle frasi che gli viene facile pronunciare in tali ambiti e che è stata spesso riferita dalle vittime è “Sei un/a pazzo/a”. Questa espressione, proprio per la forza che contiene, aumenta psicologicamente la percezione di debolezza della vittima e la pone immediatamente in una condizione di passività;
•    spesso accompagna alle violenze fisiche minacce verbali, parole che hanno un forte senso dispregiativo finalizzate a far sentire la vittima “invisibile” e che portano a ridurre l’autostima. Frasi tipiche possono essere: “Sei una stupido/a”, oppure “Non capisci niente”, “Non sei intelligente” oppure “Non fai mai niente che possa andare bene!”;
•    teme l’autonomia della vittima. Di fronte ai comportamenti che manifestano il desiderio di autonomia del/la partner, ricorre a stratagemmi psicologici finalizzati ad annullare le sue volontà. Se la vittima lavora e gode di una certa autonomia cerca in tutti i modi di ostacolare la sua serenità nei rapporti di lavoro. La vittima può così sviluppare atteggiamenti negativi verso i colleghi di lavoro, sentirsi in difficoltà di fronte alle nuove attività, ha problemi di concentrazione. Venendo meno il supporto familiare, lavora in continua tensione e con senso di oppressione;
•    rinforza nella vittima comportamenti servili ripetendole che lui/lei è la persona che comanda nel nucleo e che per questo deve essere sempre rispettato/a;
•    l’abusante usa i figli per raggiungere i suoi scopi minacciando di portarli via qualora la vittima manifestasse la volontà di lasciare la casa;
•    se durante una lite la vittima rimane ferita e tenta di mettere l’abusante di fronte all’evidenza delle violenze inflitte egli tende a negare i fatti di violenza;
•    di fronte ai tentativi della vittima di voler parlare con altri dei fatti che accadono fra le mura domestiche l’aggressore le dice che sta esagerando e minimizza l’accaduto affermando che “si trattava solo di una banale lite” e che “simili liti sono normali in ogni rapporto di coppia”.
In caso di violenza domestica è importante rompere l’isolamento e trovare il coraggio di parlare con qualcuno di ciò che avviene fra le mura domestiche. Ci si deve rivolgere alle Forze dell’Ordine oppure si può individuare una persona vicina con la quale si ha confidenza.
Nella fase critica è importante individuare testimoni, se ci sono dei referti in casa vanno portati dove ci si reca per sporgere denuncia.



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