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Un programma per la cultura. La proposta del Prof. Giuliano Volpe in piena Emergenza CoVid-19

Il prof. Giuliano Volpe (foto Il Giornale delle Fondazioni) ndr.
di Redazione

BARI, 20 APR. - «Un documento elaborato da un gruppo di specialisti». Così lo presenta il prof. Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Bari 'Aldo Moro'. «So bene che circolano decine di documenti e di appelli. Questo però ha il merito di raccogliere proposte concrete, realizzabili e sostenibili a differenza di altri appelli e decaloghi superficiali e demagogici. So bene anche che è lungo, articolato e tecnico. Ma si potrebbero estrapolare alcune misure più facilmente comunicabili, come la detrazione delle spese culturali (come quelle mediche) con l'idea della 'cultura come cura', o –conclude Volpe- quella delle 'zone franche della cultura' nelle città italiane».


Un programma per la cultura

Premessa
La difficilissima situazione che il paese in queste settimane sta vivendo in seguito al diffondersi dell’epidemia derivante dal virus COVID-19 ha, come è noto a tutti, costretto il governo ad adottare misure di contenimento del contagio molto restrittive che hanno provocato tra gli altri la chiusura di tutti i luoghi della cultura italiani mentre le agenzie educative pubbliche e private, in primis la scuola e l’università continuano ad operare esclusivamente on line, mettendo peraltro in evidenza il gap fra le famiglie dotate di dispositivi digitali e chi ne è sprovvisto e fra le aree servite dalla banda larga e quelle che non lo sono.
La situazione emergenziale che si è determinata, oltre ai pesanti rischi in termini sanitari, può provocare un serio tracollo di molti ambiti produttivi e in primo luogo di quelli che derivano i ricavi dalla frequenza di pubblico come le attività culturali.
Siamo ancora nel pieno dell’epidemia e dunque non abbiamo ancora elementi certi sulla durata e sull’impatto che questa emergenza sanitaria provocherà sulla nostra libertà di spostamento e sui consumi a livello internazionale, ma possiamo sin da subito iniziare a ragionare sul fatto che questo evento avrà un effetto importante sulla capacità e sulla modalità dei cittadini di frequentare i luoghi della cultura e di fruire di contenuti culturali.
Musei, teatri, concerti, spettacoli, iniziative culturali sono messe a dura prova da questo fenomeno che sta investendo il mondo intero.
Lo scopo di questo documento è di provare a costruire una riflessione sugli strumenti utili per impedire che questa crisi possa provocare una desertificazione delle iniziative e dei soggetti culturali concorrendo così ad aggravare irrimediabilmente gli effetti del fenomeno epidemico sulla struttura sociale e culturale del nostro paese.
Siamo consapevoli che tale riflessione debba essere continuamente aggiornata e arricchita del contributo di quanti sono impegnati a diverso titolo nel settore culturale. Allo stesso tempo avvertiamo l’urgenza di avviare questa riflessione nel tentativo di sottoporre ai decisori politici già nei prossimi giorni un quadro delle possibili iniziative per sostenere il mondo della cultura.
In particolare riteniamo importante un piano di intervento a due velocità: azioni da attivare nel brevissimo periodo per evitare il dissolvimento di tanti soggetti che operano nel settore della cultura ed iniziative da avviare nel breve periodo per accelerare i processi di ripartenza post emergenza.

Gli interventi immediati

1. Misure a sostegno della liquidità

Decreto liquidità
Il Decreto legge 8 aprile 2020, n. 23 contenente Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali, contiene una formulazione ambigua dei soggetti beneficiari che nei fatti rischia di escludere la generalità degli enti culturali costituiti sotto forma di Associazioni e Fondazioni dalle misure previste per la liquidità.
L’art. 1 del Decreto prevede che sono destinatarie le piccole e medie imprese come definite dalla Raccomandazione della Commissione europea n.  2003/361/CE, ivi inclusi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti  titolari di partita IVA.




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