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Altamura (Ba). Arrestato ladro in trasferta [CRONACA DEI CC. ALL'INTERNO]

Un arresto dei CC. a Bari. (foto cc.) ndr.

di Redazione

BARI, 24 APR. (COMUNICATO STAMPA) - Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Altamura hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in regime degli arresti domiciliari nei confronti di D.B.L., 24enne, pregiudicato di Andria, poiché ritenuto tra i componenti di una banda che lo scorso novembre si era impossessato di un carro attrezzi. Questo è il risultato di un’attività di indagine condotta dai militari dell’Arma tra novembre a dicembre 2020, a seguito di alcuni furti commessi nel territorio di Altamura e di Gravina in Puglia. In particolare, i militari, il 24 novembre scorso erano intervenuti nella zona industriale, per la segnalazione di un furto da parte di una banda di ladri che, in quella via Benedetto Croce, erano riusciti poco prima ad impossessarsi di un carro attrezzi di proprietà di una ditta di soccorso stradale e che si erano allontanati verso la periferia della città, alla guida del mezzo rubato e a bordo di un’autovettura con la quale erano giunti a Gravina in Puglia. L’inseguimento, seppure al momento infruttuoso, consentiva comunque di raccogliere alcuni indizi utili e l’ulteriore coinvolgimento, il 30 novembre successivo, del 24enne nel tentato furto di un’autovettura di grossa cilindrata in Altamura, durante il quale, il giovane era stato sorpreso dal proprietario dandosi alla fuga anche alla vista di una pattuglia dei Carabinieri intervenuta immediatamente sul posto. Raccolti gli indizi nei confronti del giovane andriese, attraverso le telecamere degli impianti di sorveglianza, che lo avevano ripreso in più fasi e la testimonianza delle vittime, l’Autorità Giudiziaria ha emesso nei suoi confronti la misura cautelare per tentato furto in concorso e ricettazione. 

L'arma sequestrata. (foto cc.) ndr.

CAPURSO (BA). 1 ARRESTO PER DETENZIONE ABUSIVA DI ARMI E MUNIZIONI
 

Un insospettabile 56enne del luogo è stato arresto dai Carabinieri della Stazione di Capurso e militari della S.I.O. in servizio presso XI Reggimento Carabinieri Puglia di Bari, per detenzione abusiva di armi e munizioni. In particolare, l’uomo nascondeva nella propria abitazione un’arma in origine a salve opportunamente modificata con l’aggiunta di una nuova canna e resa idonea a sparare. Durante la perquisizione domiciliare, i carabinieri l’hanno trovata all’interno di un armadio, aveva il colpo in canna ed era pronta a sparare. Insieme all’arma sono stati rinvenuti anche 19 proiettili cal.38. Sono in corso ulteriori accertamenti per capire il motivo per cui detenesse l’arma, ma per l’uomo su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sono scattati gli arresti domiciliari. 

BARI. ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE PER UN MAGISTRATO ED UN AVVOCATO ENTRAMBI BARESI

In data odierna i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere nei confronti dei seguenti soggetti: De Benedictis Giuseppe, magistrato presso ufficio Gip Bari Chiariello Giancarlo, avvocato del Foro di Bari. In relazione ad altri soggetti, già detenuti per fatti di criminalità mafiosa, sono in corso notifiche di OCC e perquisizioni. Numerosi altre persone sono indagate a piede libero e risultano ugualmente destinatarie di decreto di perquisizione, al momento in fase di esecuzione La misura è stata disposta dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura della Repubblica- Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce che ha coordinato lunghe indagini consistite in: intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese in uffici e ambienti interni ed esterni, pedinamenti, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, esame di documentazione, perquisizioni e sequestro di ingenti somme di denaro contante. 

L’ipotesi su cui fonda l’impianto accusatorio della DDA di Lecce, anche fatta propria dal GIP, è quella per cui il giudice Giuseppe De Benedictis, GIP presso il Tribunale di Bari, e l’Avvocato Giancarlo Chiariello, dello stesso Foro, abbiano da tempo stretto un accordo corruttivo in base al quale in cambio di somme di denaro in contante, consegnate presso l’abitazione e lo studio del legale, o anche all’ingresso di un bar sito nelle vicinanze del nuovo Palazzo di Giustizia di Bari, il predetto magistrato emetteva provvedimenti ”de libertate” favorevoli agli assistiti dell’Avvocato Chiariello, tra i quali uno anche attinto dalla odierna ordinanza di custodia cautelare. I soggetti beneficiati, in gran parte appartenenti a famiglie mafiose o legate alla criminalità organizzata barese, foggiana e garganica, potendo contare sullo sperimentato accordo corruttivo tra il giudice e l’avvocato di cui sopra, (circostanza peraltro nota da tempo nell’ambiente criminale per come riferito dai collaboratori di giustizia), in cambio della corresponsione di somme di denaro, riuscivano ad ottenere provvedimenti di concessione di arresti domiciliari o remissione in libertà, pur essendo sottoposti a misura cautelare in carcere per reati anche associativi di estrema gravità, che gli consentivano di rientrare nel circuito criminale, con indubbio vantaggio proprio, del difensore e delle stesse organizzazioni criminali. Nel corso dell’attività captativa sono state registrate conversazioni in cui il De Benedictis e il Chiariello discutono sulle strategie più idonee affinché il giudice possa motivare i provvedimenti più favorevoli ai clienti del predetto avvocato, contano il denaro poi consegnato al De Benedictis, ovvero discutono sugli importi da imputare alla corruzione (ciò tanto all’interno dell’ufficio del GIP tanto all’interno dell’ascensore del palazzo ove il Chiariello abita, presso i quali gli indagati si sono ripetutamente incontrati e sono stati ripresi, con contestuale registrazione delle conversazioni, dalle telecamere nei pressi installate). 

L’encomiabile lavoro dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari delegati da quest’ufficio alle indagini, consentiva di acclarare che, nella giornata del 9 aprile scorso, a seguito di appuntamento fissato con modalità criptiche da collaboratori dello studio Chiariello, così come avvenuto in altre occasioni, il De Benedictis si sarebbe recato presso l’abitazione del legale per riscuotere il prezzo della corruzione dovuto per la concessione degli arresti domiciliari in favore di Ippedico Antonio, attinto da precedente ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere per il reato di cui all’articolo 416 bis c.p., e successivamente collocato agli arresti domiciliari. I militari, quindi, osservavano il De Benedictis incontrarsi con il Chiariello, salire presso l’attiguo studio legale dello stesso alle ore 8 del mattino, per poi discendere dopo qualche minuto con materiale cartaceo nelle mani e quindi, senza mai essere perso di vista dagli stessi carabinieri, salire sull’auto e recarsi in ufficio. Qui giunto il De Benedictis, ripreso dalle telecamere ivi installate con provvedimento di questo ufficio, tirava fuori una busta piena di banconote dal giubbotto e la riponeva nelle tasche dei pantaloni. 

A questo punto i Carabinieri intervenivano e procedevano ad eseguire decreto di perquisizione già emesso da questa Procura della Repubblica, sequestrando la somma in contante di circa euro 6.000. Nell’immediatezza dei fatti il De Benedictis rilasciava a verbale dichiarazioni spontanee con le quali ammetteva di avere ricevuto poco prima dal Chiariello la somma in questione “per il disturbo” e di volersi dimettere dalla magistratura per la vergogna. La perquisizione veniva quindi estesa presso l’abitazione del magistrato ove, occultate in alcune prese per derivazioni elettriche, venivano rinvenute e sequestrate numerose mazzette di denaro per importi variabili tra 2.000 e 16.000 € per un totale di circa 60.000 €, da imputare, in base all’interpretazione degli elementi di prova acquisiti, alla descritta attività corruttiva. Sono inoltre stati raccolti elementi tali da ipotizzare che altri indagati siano coinvolti, oltre che in condotte corruttive, anche in fatti di rivelazione di segreti d’ufficio per avere acquisito e divulgato, illecitamente, notizie custodite in banche dati riservati e, relative a dichiarazioni di collaboratori di giustizia ancora segrete Oltre a ribadire il grande apprezzamento per l’eccellente lavoro svolto e la grande professionalità dimostrata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, questo ufficio desidera rivolgere un sentito ringraziamento all’Autorità Giudiziaria di Bari e Trani per la collaborazione istituzionale prestata e le segnalazioni trasmesse, che hanno consentito di concludere un’indagine assolutamente doverosa, anche se al tempo stesso dolorosa per tutti noi. 

È opinione di questa Procura della Repubblica che la collettività, sia pure nel comprensibile disagio e disorientamento determinato dalla vicenda, possa trovare motivo di sollievo nella circostanza che proprio l’Istituzione Giudiziaria possieda gli anticorpi necessari per colpire i comportamenti devianti, e abbia, ancora una volta nella nostra regione, dimostrato di saper guardare al proprio interno e individuare le più gravi criticità. E’ oggi più che mai necessario che, insieme all’Avvocatura, tutti gli Uffici Giudiziari proseguano nel proprio impegno volto ad assicurare un servizio efficiente e trasparente per la collettività. 

Le banconote sequestrate. (foto cc.) ndr.

BARI. ARRESTO GIUDICE DE BENEDICTIS E AVVOCATO CHIARIELLO. SEGUITO
 

Nel corso delle perquisizioni eseguite stamattina, contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti di custodia cautelare in carcere nei confronti del giudice De Benedictis, magistrato dell’Ufficio GIP di Bari e dell’Avvocato Chiariello, del foro di Bari, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno sottoposto a sequestro un importante quantitativo di denaro. Infatti nell’abitazione del figlio dell’avvocato Chiariello, anche lui indagato, in tre zaini nascosti all’interno di un divano e di un armadio sono stati rinvenuti circa 1 milione e 200 mila euro in contanti. Sono in corso accertamenti per verificare la provenienza del denaro.




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