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Attualità. Foggia. Massoneria, ‘ndrangheta, politica ed economia. Nicola Gratteri svela “Padrini e padroni”

La locandina (foto) ndr.

di Redazione

FOGGIA, 22 GEN. - La “Santa” consiste in due giuramenti alleati, con la ‘ndrangheta e con la massoneria. La cocaina è il grande patrimonio liquido, il fondo di investimento in grado di aprire ogni porta: la vera chiave della corruzione. Spesso però, quest’ultima è persino inutile: ai vertici economici e politici ci sono i figli, i nipoti, i parenti stretti dei boss. Sono dirigenti. Laureati, stimati. Affiliati. È il quadro d’insieme che traspare dall’ultima, scottante inchiesta firmata da Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, due tra le voci più autorevoli al mondo per quanto concerne la lotta alla mafia, il primo procuratore sotto scorta ormai da diversi anni e il secondo tra i più importanti storici e studiosi delle organizzazioni criminali. Già ieri, sabato 21 gennaio, alle ore 19, nello spazio live della libreria Ubik, in occasione del secondo appuntamento della rassegna Musica Civica, il procuratore calabrese Nicola Gratteri ha parlato di quest’ultimo lavoro editoriale, dal titolo Padrini e padroni (Mondadori, 2016), incentrato ancora una volta sulle affiliazioni della ‘ndrangheta nei sistemi di potere italiani e stranieri, tra politica e alleanza massonica. Con il magistrato, che ha indagato sulla strage di Duisburg e sulle rotte internazionali del narcotraffico, hanno converseto il direttore artistico della libreria, Michele Trecca, e il Maestro Gianna Fratta, alla direzione della rassegna. Oggi, domenica 22 gennaio, Nicola Gratteri sarà al Teatro del Fuoco di Foggia, alle ore 18, protagonista della conversazione dal titolo Padrini e padroni. Come la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente, ad anticipare il concerto dell’Orchestra Sinfonica della Magna Grecia – Brahms in forma di danza.

Padrini e padroni. Come la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente (Mondadori, ottobre 2016; 216 pagine). Nel 1908, un tragico terremoto divora Messina e Reggio Calabria. Si stanziano quasi centonovanta milioni di lire per la ricostruzione, ma la presenza nella gestione dei fondi anche di boss e picciotti – molti dei quali tornati dall'America per l'occasione – causerà danni gravissimi, sottraendo risorse preziose, trasformando le due città in enormi baraccopoli e dando vita a un malcostume ormai diventato abituale. Lo stesso scenario che si ripeterà, atrocemente, cent'anni dopo, nel 2009, con il terremoto dell'Aquila. Mentre la gente moriva, in Abruzzo c'era chi già pensava ai guadagni. E ancora, nel 2012, nell'Emilia che crolla la mafia arriva prima dei soccorsi. In Piemonte, la 'ndrangheta era riuscita a infiltrarsi nei lavori per la realizzazione del villaggio olimpico di Torino 2006 e in quelli per la costruzione della Tav nella tratta Torino-Chivasso. La corruzione, l'infiltrazione criminale, i legami con i poteri forti – occulti, come le logge segrete, e non, come la politica sul territorio e a tutti i livelli, fino ai più alti – sono oggi parte di una strategia di reciproca legittimazione messa in opera da decenni da tutte le mafie e in particolare dalla 'ndrangheta. Già nel 1869, le elezioni amministrative di Reggio Calabria erano state annullate per le evidentissime collusioni 'ndranghetiste. Il primo caso di una serie di episodi che nei decenni hanno segnato l'intera penisola, arrivando fino a Bardonecchia, in Piemonte, nel 1995, e a Sedriano, in Lombardia, nel 2013. Lo scambio di favori fra criminalità e certa parte della politica è continuo e costante, il ricatto reciproco un peso enorme sulla cosa pubblica, con ripercussioni su tutti i settori, dalle opere pubbliche alla sanità, dal gioco di Stato allo sport. Anche lo sport. Il calcio è popolare e ha bisogno di investimenti. E le mafie, da tempo, si sono accorte delle sue potenzialità, non mancando di sfruttarle, come dimostrano le recenti inchieste giudiziarie. In questo vermicaio c'è di tutto: oltre al riciclaggio di denaro, ci sono partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome, e ultrà che gestiscono attività illecite. Il vero problema è che né i ricorrenti disastri ambientali, né il consumo dissennato del territorio, né il degrado di opere e servizi sembrano più scalfire l'opinione pubblica. In Italia l'incompiutezza è diventata risorsa, strategia di arricchimento per cricche e clan, mangime senza scadenza per padrini e padroni. C'è un'assuefazione che sconcerta. Quello che è di tutti non appartiene a nessuno. Che importa se la corruzione avvelena l'economia, provocando gravi disuguaglianze sociali o se la mafia ammorba l'esistenza di tanta gente, con la complicità di alcuni degli uomini chiamati a combatterla? E perché nessun governo ha mai inserito fra i propri obiettivi primari la lotta alla corruzione e alla criminalità economica? Questo di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso è un libro di denuncia forte, coraggioso, che racconta una verità amara. Senza sconti per nessuno.

Nicola Gratteri. È uno dei magistrati più esposti nella lotta alla 'ndrangheta. Ha indagato sulla strage di Duisburg e sulle rotte internazionali del narcotraffico. Insieme ad Antonio Nicaso per Mondadori ha scritto Fratelli di sangue (2009), La malapianta (2010), La giustizia è una cosa seria (2011), La mafia fa schifo (2011), Dire e non dire (2012), Acqua santissima (2013), Oro bianco (2015).

Antonio Nicaso. Storico delle organizzazioni criminali, è uno dei massimi esperti di 'ndrangheta nel mondo. Ha scritto trenta libri, tra cui alcuni bestseller internazionali.






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