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Teatro. Al Bravò con “Gli Operai” di Gennaro De Santis, lezioni di vita e di baresità

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 30 GEN. - Bari: ritorna in scena al Bravò la Compagnia "Nuovo Teatro Popolare di Bari" con la Commedia “Gli Operai” di Gennaro De Santis. Una messa in scena piacevole ed appassionante, in cui si intravede come da uno squarcio, la quotidianità della gente che lavora, fatta di sacrifici e lacrime, senza alcuna tutela. Una performance divertente e ironica … da non perdere! Sul palcoscenico un cast affiatato: Gennaro de Santis, Annamaria Marseglia, Giovanni Delle Foglie, Maria Paola Cozzi, Rosa Ungaro, Giuseppe de Sario, Tonino De Ruvo; che ha saputo coinvolgere con sagacia gli spettatori che hanno dimostrato con scroscianti applausi il proprio benestare. 

Dietro le quinte abbiamo incontrato Gennaro De Santis che ha risposto volentieri alle nostre domande: 

D.: - Com'è nata l'idea di questo spettacolo? 

R.: - l'idea di questo spettacolo è nata su un posto di lavoro, davanti ad una catena di montaggio. Mentre lavoravo mi appuntavo sullo smartphone, le idee, le situazione, tutto quello che poteva servire per la realizzazione della fiction. Vedevo continuamente ingiustizie, ascoltavo le storie dei miei colleghi e le loro problematiche quotidiane, per prima la difficoltà di arrivare con il magro stipendio a fine mese. Ho cominciato così a delineare i personaggi, le situazioni e poi pian piano c'è stata l'evoluzione, tutto questo è diventato, quasi per magia, il testo teatrale che ho portato in scena realizzando questa Commedia. 

D.: - Come mai ha deciso di cambiare genere, sicuramente questo spettacolo la differenzia dal primo Gennaro De Santis che tutti noi conosciamo? 

R.: - Di solito quando si comincia una carriera come la mia, ognuno cerca di crearsi un pubblico, scegliendo anche argomenti leggeri che possono piacere un po' a tutti, poi pian piano quando si è cresciuti artisticamente e si è arrivati ad un certo livello si può provare ad esprimere se stessi. Proprio questo è accaduto a me. 

D.: - Qual è stata l'ispirazione per questa Commedia? 

R.: - L'ispirazione di questa performance è stata prima di tutto, la mia vita la mia realtà, me stesso e i rapporti con la mia famiglia: con mio padre, con mia madre e con mio figlio, infatti il bambino figlio dei due coprotagonisti porta lo stesso nome di mio figlio Federico. Delineo me stesso nelle vesti del protagonista, infatti il personaggio principale non è altro che un uomo costretto a lavorare in fabbrica per necessità, per sopravvivere, però in realtà sogna di fare l'attore cosa in cui mi rivedo moltissimo. 

D.: - Ci parli un po' della compagnia Nuovo Teatro Popolare di Bari. 

R.: - Questa compagnia è stata creata l'anno scorso, siamo tutti attori che non provengono da esperienze accademiche, abbiamo deciso di lavorare insieme e di crescere insieme anche professionalmente. Prima tutti lavoravamo sotto il nome di un'altra associazione e poi abbiamo deciso di renderci autonomi e creare questa nuova compagnia. 

D.: - Cosa ha di nuovo e di diverso questa compagnia e cosa intende realizzare?  
R.: - Questa compagnia si dedica al teatro vernacolare, abbiamo pensato di intraprendere questa strada perchè non ci sono compagnie giovani che portano in giro il teatro dialettale; pertanto il nostro intento resta quello di divulgare il nostro dialetto, la nostra storia, portando sul palcoscenico la quotidianità. Di solito chi va a teatro per uno spettacolo in dialetto barese si aspetta di vedere realtà antiquate come Colino e Marietta ecc… Noi invece vogliamo dimostrare che si può fare teatro dialettale anche e soprattutto parlando di problemi quotidiani, il nostro è un dialetto non stretto e quindi fruibile per tutti. 

D.: - Quali sono i suoi progetti a breve e a lungo termine? 

R.: - Il mio progetto per eccellenza è quello di poter lavorare sempre di più in questo campo e cercare di crescere artisticamente e professionalmente. Mi piace ispirarmi al teatro di Eduardo De Filippo, grande drammaturgo che ha saputo esportare oltre la sua regione il proprio teatro e il proprio dialetto. 

D.: - Eduardo De Filippo rappresenta un suo modello? 

R.: - Certo Eduardo è stato un grande artista ed è il mio modello, lui è stato attore, autore e regista delle sue opere; ed è proprio quello che vorrei fare io e come lui vorrei esportare la commedia in vernacolo barese oltre i confini della nostra regione, come lui ha fatto con quella napoletana. 

D.: - Qual è il messaggio che intende dare al suo pubblico? 

R.: - Vorrei prima di tutto veicolare il messaggio, che nella vita, non si ottengono risultati migliori ostacolando gli altri. Non amo le persone che tendono a sgomitare, lo trovo riprovevole, non serve fare del male agli altri per raggiungere risultati eccellenti. Secondo me invece, è molto importante la solidarietà, aiutarsi a vicenda e qualche volta anche sacrificarsi per gli altri come faccio io in questa Commedia. Questo è davvero importante per migliorare la società e renderla più gioviale e vivibile.



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