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Sarah, Misseri contro i pm: ''Non volete la verità, così l'ammazzate di nuovo''

di Redazione

TARANTO, 12 Dic. (ADNKONOS/IGN) - "Voi non volete la verità, la verità la voglio solo io per quella poveretta. Io l'ho ammazzata una volta ma voi chissà quante volte la state ammazzando". Così Michele Misseri si è rivolto al pm Mariano Buccoliero e al procuratore aggiunto Pietro Argentino che, durante il controesame davanti alla Corte di Assise del Tribunale di Taranto per l'omicidio di Sarah Scazzi, gli rivolgevano delle contestazioni riguardanti in particolare l'interrogatorio del 5 novembre 2010 quando l'uomo, in carcere, sentito dagli stessi magistrati, alla presenza del suo avvocato dell'epoca Daniele Galoppa e della consulente criminologa di quest'ultimo Roberta Bruzzone, riferì per la prima volta che la figlia era l'unica autrice dell'omicidio della nipotina quindicenne. Il pm Buccoliero, di fronte alla spiegazione di Michele che per l'ennesima volta ha detto che a indurlo a quella confessione erano stati il suo legale e la consulente, ha contestato che però i due non erano riusciti a fargli cambiare versione sul presunto vilipendio del cadavere della vittima. Sempre per quanto riguarda l'interrogatorio del 5 novembre i pm hanno chiesto a Misseri se quella mattina aveva sentito litigare la moglie Cosima Serrano e la figlia Sabrina. "Non c'è stato nessun litigio", ha detto mentre in quella occasione disse di aver sentito la mattina del 26 agosto la moglie e la figlia litigare ad alta voce e aveva riferito anche le parole che avrebbero pronunciato le due donne. L'avvocato di Cosima Serrano, Franco De Jaco, si è opposto a questa domanda poiché, a suo parere, sarebbe assodato che la sua assistita e la figlia Sabrina quella mattina non si videro affatto e quindi non potrebbero aver litigato. Inoltre Misseri ha ribadito che all'incidente probatorio del 17 novembre di quell'anno era arrivato con la convinzione indottagli dal suo avvocato che, presentando il delitto come un incidente e accusando sua figlia, Sabrina si sarebbe fatta due anni di detenzione e lui sarebbe uscito dal carcere. Misseri è inoltre quasi sbottato di fronte ad una domanda e all'ennesima contestazione del pm rispetto all'interrogatorio del 15 ottobre 2010, una giornata convulsa in cui dopo un'ispezione nel garage della sua abitazione insieme agli inquirenti che lo avevano arrestato una settimana prima, chiamò per la prima volta in correità la figlia Sabrina. ''Del 15 ottobre non rispondo più perché non ricordo niente. Ero con i farmaci, ero imbottito con i tranquillanti - ha detto Misseri - Il 15 ottobre mi avete portato dove avete voluto. L'avvocato Galoppa doveva dire 'basta, questo interrogatorio non va avanti'". Il controesame da parte del pm Buccoliero si è soffermato in particolare sui momenti in cui, dopo essere tornato a casa, l'uomo era andato in un terreno attiguo all'abitazione a raccogliere i fagiolini. Mentre si trovava nel campo insieme al cognato, la moglie Cosima Serrano si affacciò per dire a entrambi che insieme alla cognata erano andate all'ospedale di Manduria per verificare se la giovane scomparsa, Sarah Scazzi, era stata trasportata nel nosocomio in seguito ad un eventuale incidente. Si sono intensificate le contestazioni dei pm rivolte a Misseri che, da parte sua, spesso non ricorda determinate circostanze. La difesa di Sabrina ha, a sua volta, contestato che in sede di controesame si stanno affrontando temi che in sede di esame non sono stati trattati. Ad un certo punto l'uomo, senza alcuna motivazione relativa all'argomento trattato, ha mostrato una corda non molto lunga presentandola come possibile ultimo pezzo della corda con cui avrebbe strangolato Sarah o comunque molto simile alla corda utilizzata, anche, come lui ha spiegato, per la presenza ''di cuciture''. La presidente della Corte lo ha invitato a conservare l'oggetto. Il pm Buccoliero ha chiesto spiegazioni a Misseri sul momento dell'omicidio. In particolare ha chiesto il motivo per il quale, dopo avere afferrato alle spalle la vittima, l'avrebbe lasciata per un attimo per prendere la corda con cui l'avrebbe strangolata. L'uomo ha risposto di aver preso il primo oggetto che aveva a disposizione. "Se avessi avuto un cacciavite avrei preso un cacciavite", ha concluso. L'uomo, durante il controesame davanti alla Corte di Assise del Tribunale di Taranto: ''La verità la voglio solo io per quella poveretta''. E sbotta rispondendo sul 15 ottobre 2010, giorno in cui chiamò per la prima volta in correità la figlia: ''Quando parlai di Sabrina ero pieno di tranquillanti''. In aula mostra un pezzo di corda con cui avrebbe ucciso la nipote.



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