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'La Buona Politica' - Aldo Moro: Un sogno mai dimenticato - "l'Italia del valore umano"

Aldo Moro. (foto com.) ndr.

di Cosimo Imbimbo 

BARI, 13 MAG. - Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978) è stato un politico e accademico italiano, cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri e presidente del partito della Democrazia Cristiana. È stato il 12º e 18º Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Fu rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo da appartenenti al gruppo terrorista denominato Brigate Rosse. A 35 anni dalla sua morte gli storici e i media si chiedono ancora se davvero non fosse possibile salvarlo e se tutta la verità intorno a quella vicenda sia stata realmente scoperta. 

Ogni anno le commemorazioni del rapimento e della morte di Aldo Moro e degli agenti della sua scorta accendono aspre polemiche politiche. Ma nessuno si cura di ricordare che il prigioniero delle Br, docente di diritto penale presso l’ università La Sapienza, era anche e soprattutto un uomo, la cui vicenda e il cui sangue hanno segnato per sempre la vita dei figli, della moglie, del nipotino, dei suoi allievi e dei suoi amici. Nel suo percorso politico ed intellettuale ricorre sovente un pensiero spesso e ingiustamente ritenuto tortuoso e oscuro, ma in realtà capace, anche grazie all’uso di ardite formule linguistiche (come le famose "convergenze parallele"), di una profondità e di una lungimiranza difficili da riscontrare nel panorama politico odierno. Potremmo ricordare la faticosa nascita del centro sinistra con il primo momento del processo di consolidamento e ampliamento delle nostre istituzioni democratiche, che si colloca in questa problematica quella della presenza e del ruolo politico dei cattolici e più in generale del rapporto tra fede e politica in un contesto di laicità quale quello disegnato dal Costituente. C’è, ancora, da considerare il problema del potere e della necessità di stabilire in una società sempre più frastagliata ed esigente un nuovo equilibrio, un nuovo ordine, caratterizzato dall’idea dell’inclusione e non della esclusione. C’è, infine il controverso tema della "terza fase" che non è certamente la realizzazione di un’idea consociativa del potere ma il passaggio decisivo verso quella democrazia compiuta a cui è dedicata tutta la sua vita politica. 

Di fronte all’emergenza, economica e politica, del paese (un’emergenza che si è poi di fatto cronicizzata, perché è un’emergenza che continua ad essere presente), Moro non propone un’alleanza politica col PCI, impossibile per gli equilibri internazionali e per evidenti antinomie ideali (soprattutto in materia di libertà e di pluralismo), ma una semplice (che alla luce della guerra e fredda era evidentemente già tanto, anzi troppo) convergenza sul programma ("un programma arricchito, adeguato al momento" come precisa nell’ ultimo discorso ai gruppi parlamentari). Naturalmente si tratta di una questione assai delicata che merita di essere adeguatamente approfondita. La cosa affascinante dell´idea della politica di Moro era che essa fosse, appunto, costruzione progressiva di equilibri e di svolte non affidate alle decisioni di un giorno. Durante i terribili giorni del rapimento il Paese ebbe la capacità di unirsi e di uscire da quella tragedia del terrorismo. In questo c´è la grande intelligenza politica di quella generazione di uomini politici italiani: l´aver saputo far convivere costantemente il più aspro dei conflitti, quello determinato da un tempo di guerre ideologiche e persino di appartenenze a mondi diversi, con la capacità di convergere attorno a ciò che veniva considerato da loro il valore principale che era il valore degli interessi nazionali. Tutto questo farebbe pensare che lo statista pugliese sia oggi al centro di una profonda riflessione storica, politica e culturale. Purtroppo, questi dati traggono in inganno. Gran parte dei libri usciti in questi anni, più che su Moro, concentrano l’attenzione sul “caso Moro”, vale a dire sulle drammatiche circostanze della sua morte e su tutto quello che, nei mesi e negli anni successivi, quelle circostanze determinarono, in termini politici, culturali, simbolici e mediatici. 

Si può discutere su quali fossero le componenti del progetto di Moro, sugli sbocchi che avrebbe potuto avere o su quanto efficacemente e coerentemente sia stato perseguito; tuttavia, è difficile non ravvedere, in Moro, un orientamento strategico che si sviluppa con una certa costanza, probabilmente già a partire dai tempi della costituente ma, certamente, dalla seconda metà degli anni ’50. Accanto a questo, tuttavia, emergono anche elementi meno ricorrenti e, per certi versi, più nascosti, che sembrano definire un livello del pensiero di Moro più profondo e meno attingibile, e tuttavia essenziale nel definire la sua visione del Paese, della società italiana e del ruolo della politica; visione che abbiamo voluto sintetizzare di una Italia del valore umano. Si potrebbe definire, questo livello di pensiero, la base pre-progettuale del progetto di Moro; quella che contiene i motivi ispiratori, le intuizioni di fondo, gli assunti di base, gli orientamenti di valore e quelli affettivi. Un suo passaggio fondamentale lo ricordo a tinte vive: "Non possiamo - disse allora Moro - prescindere da quello che è stato nel nostro paese un movimento storico di importanza grandissima il quale nella sua negatività ha travolto per anni la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa nostra Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale. 

Guai a noi, se per una malintesa preoccupazione di serbare appunto pura la nostra Costituzione da una infiltrazione di motivi partigiani, dimenticassimo questa sostanza comune che ci unisce e la necessità di un raccordo alla situazione storica nella quale questa Costituzione si pone. Quando vi sono scontri di interessi e di intuizioni, nei momenti duri e teorici, nascono le Costituzioni e portano in questa lotta dalla quale emergono il segno caratteristico." Pur essendo diversi i tempi e le condizioni storico- politiche, personalmente penso all’immensa trama di amore che unisce il mondo, ad esperienze religiose autentiche, a famiglie ordinate, a slanci generosi di giovani, a forme di operosa solidarietà con gli emarginati ed il Terzo Mondo, a comunità sociali, al commovente attaccamento di operai al loro lavoro. La profonda conoscenza della società che lo circondava era la molla che lo induceva a spostare sempre in avanti le sue idee politiche e gli asseti politici ed istituzionali di un sistema bloccato dal quadro internazionale. Ma l’obiettivo non era conservare il potere della democrazia cristiana ma quello della crescita democratica al cui interno fare maturare e soddisfare i bisogni che emergevano. Assegnava alla politica il compito di anticipare le emergenze. I partiti dovevano essere “vettori delle istanze che promanano dalla base affinché attraverso essi il popolo si faccia stato”. Era per lui chiaro che “il carattere democratico dei partiti nel loro operare quotidiano e nella loro struttura è la condizione perché la loro azione sia capace di mantenere uno stato democratico”. 

Nei suoi sentimenti più " genuini" in senso profondamente cattolico importante era guardarsi dentro, per non farsi stritolare dai talora perversi meccanismi della politica e per mantenere un vitale contatto con il proprio entroterra culturale e spirituale; ma anche guardare fuori, per non perdere il non meno necessario radicamento nella storia. La vita dell’uomo politico Pugliese si è snodata attraverso scelte di importanza vitale come le questioni di politica internazionale che subiscono una forte accelerazione durante la permanenza di Aldo Moro alla Farnesina, alcune di queste sono tutt’ora irrisolte e di grande attualità; Il neo atlantismo e i rapporti tra gli Stati Uniti d’America e l’Europa, soprattutto in relazione all’atteggiamento da tenere verso palestinesi ed israeliani; La politica energetica dell’Italia e la costante ricerca, da parte del nostro paese, di fonti energetiche da parte di partner sicuri ed affidabili, anche politicamente; le guerre ed i confronti armati tra i paesi arabi e lo stato ebraico con il corollario di attacchi terroristici e di azioni diplomatiche tese a mettere in salvo l’Italia da attacchi sul proprio territorio; la cooperazione internazionale, da sempre ritenuto il mezzo migliore per mantenere il legame tra le due sponde del mediterraneo ed anche considerata un antidoto alla soluzione militare troppo spesso prospettata da Stati Uniti e Gran Bretagna. 

Precisamente tutto ciò è ALDO MORO, un faro una sicura e strategica fonte di luce per guidarci nell'attuale fase politica verso una politica più salubre, migliore e soprattutto improntata sull'onestà.





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