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Esce in libreria per i tipi di Rubbettino, 'Una famiglia borghese meridionale'. I Porro di Andria

La copertina del libro. (foto) ndr.
Il nuovo libro di Riccardo Riccardi: un prezioso frammento della storia della borghesia agraria meridionale 


di Redazione

BARI, 2 GIU. - 5 marzo 1946. Ad Andria una manifestazione di disoccupati si trasforma in un’insurrezione popolare con scontri armati tra manifestanti e polizia. L’evento culmina il 7 marzo con l’eccidio delle sorelle Porro, responsabili unicamente di appartenere a una famiglia della borghesia terriera locale. Già dal 6 marzo alcuni individui si presentarono al loro palazzo in piazza Municipio per rovistare i loro appartamenti e quello del loro inquilino Francesco Ciriello, direttore della Banca d’Andria, in cerca di armi e persone. Era il segnale che qualcuno aveva sparso dicerie nei loro riguardi. La sera del 7 marzo, dopo le 20 si sentì un colpo d’arma da fuoco. Da quel momento al grido “hanno sparato dal palazzo delle sorelle Porro”, iniziò il macabro eccidio. Francesco Ciriello, inquilino delle Porro, Stefania e Vincenzina Porro, nonostante le violenze scamparono la morte, invece, per Luisa e Carolina non ci fu nulla da fare. Furono afferrate in via San Mauro e spinte attraverso l’androne del loro palazzo prima in piazza Municipio e poi trascinate per i capelli in via Bovio. Carolina fu uccisa da un esagitato con un colpo di baionetta allo stomaco e pestata a sangue ripetutamente sul viso dai tacchi delle scarpe di una donna e Luisa, invece, dopo aver “benedetto” il suo carnefice mentre con la sua mano esile si liberava gli occhi dai capelli imbrattati di sangue, fu mandata a sbattere, con un violento spintone, tra ingiurie indicibili, contro lo spigolo della porta attigua all’armeria Giannotti. I corpi delle due sorelle Porro giacquero nel fango per tutta la notte, osservati a vista dai cinici agitatori, impedendo qualsiasi soccorso. Al mattino dell’8 marzo – giornata che oggi è dedicata alla festa delle donne – girava voce che i due dilaniati cadaveri sarebbero stati trascinati per le vie della città. Intervenne, finalmente, la forza pubblica su sollecitazione del vescovo Di Donna e i cadaveri, finalmente, vennero prelevati e trasportati al cimitero, tra un fragoroso e inaspettato applauso liberatorio. L’eccidio delle sorelle Porro è certamente una delle pagine più drammatiche di quel crepuscolo della borghesia agraria che comincia nel secondo secondo dopoguerra. Tuttavia sono ancora pochi gli studi sulle famiglie borghesi che hanno costruito l’economia meridionale abbattendo le vecchie nobiltà feudali e costruendo il sostrato dei primi ceti imprenditoriali. La vicenda della famiglia Porro, ricostruita con meticolosità e passione da Riccardo Riccardi, giornalista e saggista, autore di numerosi studi su temi di storia economica e politica del Mezzogiorno, diventa pertanto una tessera fondamentale che aiuta a ricostruire il mosaico composito della storia della borghesia agraria del Sud.





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