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Bonino attacca l'ambasciatore "e' stato intrusivo"

Il Ministro Emma Bonino. (foto) ndr.

di Redazione

ROMA, 25 LUG. (AGI) - La tensione tra Roma e Astana rischia di tramutarsi in un braccio di ferro ma la Farnesina non espellera' l'ambasciatore kazako Andrian Yelemesov perche', afferma Emma Bonino, "oggi la nostra priorita' e' la tutela di Alma e Alua Shalabayeva", moglie e figlia del dissidente Mukhtar Ablyazov trascinate via dalla villa romana di Casal Palocco e fatte rientrare con la forza in patria. Il capo della diplomazia italiana avvia cosi' al Senato la battaglia per restaurare la propria "credibilita' personale" e di fronte ai parlamentari della Commissione Diritti umani racconta con "amarezza" i dettagli di un caso che, ha detto al termine dell'appuntamento a Palazzo madama, "non mi fa dormire la notte e continua a tormentarmi". La Farnesina, spiega, e' venuta a conoscenza del caso Shalabayeva il 31 maggio, al termine dell'operazione che ha portato Alma e la figlia Alua in Kazakistan, e non prima. E ha cercato di fare tutto per avere informazioni piu' dettagliate dal Viminale, che sono arrivate pero' solo il 16 luglio con la relazione del capo della polizia, Alessandro Pansa, voluta da Enrico Letta undici giorni prima. Il ministro degli Esteri prova a tirar fuori dalle secche il ministero tirando fuori il timing di cio' che avvenne a partire dal 31 maggio, quando, dice, "fui avvertita telefonicamente da esponenti della societa' civile" della deportazione delle due donne. "Questo l'ho ribadito - spiega ai cronisti che l'assediano fuori - e ho ribadito che tutta una serie di dettagli li ho saputi dalla relazione Pansa". La Bonino ha sottolineato di aver fatto di tutto per avere informazioni ma la svolta e' arrivata con la decisione con cui il presidente del Consiglio ordino' l'avvio di un'indagine. "Ho tentato - ha aggiunto il capo della diplomazia italiana - di seguire tutte le strade per spingere le autorita' a dare informazioni ma "i rapporti del Viminale ricevuti fino a meta' luglio non evidenziavano alcuna 'intrusivita'' del rappresentante diplomatico kazako. E' solo con il 'rapporto Pansa', reso noto il 16 luglio dal Ministro dell'Interno in Parlamento, che si e' avuta notizia certa dell'inaccettabile comportamento del diplomatico". Tra Roma e Astana non e' un braccio di ferro ma la situazione e' tesa. "Ritengo evidente che la qualita' dei nostri rapporti dipendera' dalla disponibilita' di Astana a scendere sul terreno dei diritti civili" da qui seguira' "il modo in cui valuteremo le misure da adottare nei confronti dell'ambasciatore", ha affermato il ministro degli Esteri aggiungendo che "va evitata una serie di azioni e reazioni che possano indebolire la nostra struttura diplomatica ad Astana". E cosa accadrebbe nel caso di una espulsione di Yemelesson, ufficialmente ancora in ferie, lo fa capire il vice primo ministro kazako, Yerbol Orynbaye: "Se mai dovesse accadere, reagiremo". Se la Farnesina allontana da se' eventuali colpe, altrettanto fa l'Interpol. "A tutt'oggi, il segretariato generale dell'Interpol non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal Regno Unito, ne' da nessun altro Paese, circa il riconoscimento dello status di richiedente asilo/rifugiato accordato al signor Ablyazov", fa sapere il segretario generale dell'Interpol, Ronald K. Noble, in una lettera inviata al capo della polizia, Alessandro Pansa, e al direttore centrale della polizia criminale, Francesco Cirillo. "Nessun Paese membro dell'Interpol sarebbe stato in grado di sapere, attraverso il Segretariato generale, che al signor Mukhtar Ablyazov era stato concesso dal Regno Unito lo status di richiedente asilo/rifugiato", afferma ancora la missiva, che precisa: "Per qualsiasi Paese membro che si fosse trovato a consultare le banche dati del segretariato generale - ribadisce Noble - Ablyazov era un soggetto ricercato ai fini dell'arresto da tre Paesi membri Interpol per gravi reati".





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