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Politica. Angelo Sanza si dimette da segretario Udc Puglia

L'On Angelo Sanza. (foto) ndr.

di Redazione

BARI, 21 LUG. - In una lettera inviata al segretario nazionale dell’Udc, l’on. Angelo Sanza ha comunicato la decisione di “rassegnare le dimissioni da segretario regionale della Puglia, poiché sono venute meno le condizioni politiche-organizzative che mi erano state affidate all’unanimità nell’ultimo congresso regionale e la mia irrevocabile decisione di lasciare un partito inadeguato alla richiesta di cambiamento pretesa dagli elettori e dai moderati del Paese”. “Dopo i ripetuti insuccessi elettorali, la mancanza di una seria strategia politica volta al buon governo del Paese e delle nostre comunità, gli invani proclami di rinnovamento, coraggiosamente richiesti da alcuni giovani intervenuti all’assemblea a Roma – è scritto in una nota - non posso più ritrovami in un partito ingessato dalle alchimie e dalla contraddizioni di alcuni, che hanno preferito i riposizionamenti e le convenienze personali a seconda delle stagioni, senza perseguire una offerta politica coerente all’impegno dei tanti dirigenti, amministratori ed elettori che hanno sempre mostrato di essere interessati a voler costruire una grande casa dei moderati.” “Con il fallimento del bipolarismo – continua Sanza - l’Udc ha esaurito la sua funzione senza riuscire a favorire l’unione con le altre forze di Centro, per gli individualismi e gli egoismi di parte e la pateticità di una ipocrita generosità di chi ha più volte in questi anni annunciato di voler fare un passo indietro. Dopo la rottura con i moderati di Scelta-Civica, ritengo, anche in coerenza con le posizioni e le iniziative da me assunte in questi ultimi mesi di guardare oltre l’UDC, per contribuire a costruire un nuovo soggetto politico capace di interpretare i bisogni e le attese della gente con i Valori della Politica”. “La difficile situazione socio-economica del Paese e dell’Europa – conclude l’esponente politico - ci impone di guardare avanti ispirati dal nobile popolarismo proprio dei cattolici-democratici consegnatoci da De Gasperi e Moro e non certo a quel popolarismo conservatore e populista, rappresentato in questi anni in Italia e in Europa dal berlusconismo.”





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