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Bari. Dossier “mafia” in Puglia, parte seconda. I dati della DIA di Bari e provincia

La nuova mappa dei vari clan mafiosi a Bari città (foto D.I.A.) ndr.
di Nico Baratta

BARI, 20 FEB. - Nella prima parte di questa serie di articoli che tratterà l’argomento “mafia” in Puglia, abbiamo parlato di quella di Foggia e provincia, soffermandoci sulle peculiarità di vertici instabili in alcune sue aree. Ricordiamo che la Capitanata, per la Puglia, è l’area mafiosa con maggiori clan presenti, ben 44, e il clima è “caldo” e cruento. La  DIA –Direzione Investigativa Antimafia- di Roma, come semestralmente fa dal 1998, ha diffuso la relazione dove sono contenuti tutti i dati delle varie mafie italiane e di quelle internazionali che hanno stretti legami con i nostro Paese. Molti giornali, web e cartacei, hanno già trattato l’argomento, riassumendo lo scenario nazionale. Il dossier è la “Relazione del Ministro dell’interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia”. Non entreremo nei particolari poiché riporteremo fedelmente ciò che la DIA ha scritto nella sua relazione. Ciò per non alterare il lavoro svolto dall’Antimafia e/o incorrere in mancanze. Tuttavia faremo una breve premessa per spiegare lo scenario del semestre in oggetto. È giusto dire, per completare l’informazione su dati dei clan presenti in Puglia e perciò far comprendere l’entità, che nel tarantino i clan presenti sono 24, 13 nell’area leccese e della BAT, 10 nel brindisino.

Partendo dal dato che nell’area barese i clan mafiosi sono 35 e che è interessata da nuove leve che vorrebbero il predominio del territorio, preferendo l’entroterra piuttosto che Bari città, il dato che la DIA fa emergere è che in provincia esistono gruppi agguerriti che manifestano la loro forte capacità di rigenerarsi attraverso la rapida aggregazione con nuovi soggetti similari locali e il reclutamento di mano d’opera estera, sfruttando i flussi migratori, molto presente per i vari centri di accoglienza. I sodalizi internazionali e storici, quali quelli con la mafia albanese, è consolidata e sempre attiva pur con locali cambi verticistici. Come pure, e questi sono dati recenti, si sta verificando una presenza più congrua di criminalità africana che opera prevalentemente nelle zone costiere e Bari città, con azioni messe a segno da nigeriani e senegalesi. Un indizio che porta a pensare all’espansione di alcune organizzazioni criminali africane che in Italia sta mutando in una vera e propria mafia, seppur sempre subordinata a quella locale che ne detiene in vertice assoluto. Tuttavia il baricentro di sodalizi criminali si è spostato nell’entroterra barese, pur avendo le consorterie di comando nel capoluogo, dove il maggior business è prodotto grazie al massiccio traffico di armi e droga con le regioni confinanti. Per quanto riguarda gli appalti tutto è delegato alle sole famiglie storiche di Bari città, dove l’equilibrio del potere è suddiviso tra loro con preponderante verticismo delle storiche consorterie locali che mantengono sempre ben saldi affari con camorra, ‘ndrangheta e parte della società foggiana.



Di seguito si riporta fedelmente la relazione della DIA –Direzione Investigativa Antimafia- di Roma, “Relazione del Ministro dell’interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia” semestre gennaio – giugno 2018, in merito a tutta la provincia di Bari.

Nota: Le Proiezioni territoriali raffigurate sulle mappe sono meramente indicative per l'estrema frammentazione della realtà criminale pugliese, nello specifico quella barese, come descritto nell’appendice n° 374 della suddetta relazione.

- Analisi del fenomeno
“Lo scenario criminale pugliese, valutato nella sua interezza e complessità, continua ad essere caratterizzato da una pluralità di gruppi, per lo più organizzati su base familiare, privi di una strategia unitaria e protesi a dirimere le conflittualità interne con modalità violente. Tale varietà di strutture criminali impone, tuttavia, un'analisi differenziata delle diverse espressioni mafiose, a partire da quella che caratterizza la provincia di Bari, dove gruppi agguerriti manifestano una forte capacità di rigenerarsi ed aggregarsi velocemente attraverso nuovi reclutamenti. Non a caso, si registra l'ascesa di giovani leve, sempre più interessate a conquistare spazi criminali. Una tendenza all'espansione che, invero, sembra investire indistintamente le varie consorterie baresi, sempre più proiettate verso l'hinterland. Si determina, di conseguenza, un'interazione criminale tale che, in alcuni casi, i contrasti tra i citati sodalizi risultano "traslati" sul resto del territorio. Le evidenze investigative raccolte nel semestre confermano, poi, la natura profondamente mafiosa di tali formazioni. Come infatti emerso nel corso dell'operazione "Coraggio", conclusa nel mese di marzo dall'Arma dei Carabinieri con l'arresto, a Bari, di diversi elementi di spicco degli STRISCIUGLIO, l'appartenenza al clan veniva sancita attraverso riti iniziatici di affiliazione mafiosa. Una prassi, quest'ultima, riscontrata anche in provincia, segnatamente ad Altamura, grazie a quanto scoperto nell'ambito dell'operazione "Kairos", anche questa dell'Arma dei Carabinieri: i membri del gruppo NUZZI, oltre a praticare tradizionali riti di affiliazione, ricorrevano a summit mafiosi per dirimere le controversie interne.” 

-    La città di Bari.
“Nel capoluogo di regione il panorama criminale continua ad essere caratterizzato dall'assenza di un organo verticistico condiviso e dall'operatività di agguerriti gruppi criminali - basati essenzialmente su vincoli familiari - non legati tra loro gerarchicamente e con capacità di rigenerarsi velocemente attraverso nuove alleanze a reclutamenti. In tale scenario, che vede molti dei capi clan baresi detenuti, la presenza di tensioni e conflitti avrebbe favorito l'ascesa di giovani leve, sempre più interessate a conquistare spazi criminali. Parallelamente, si colgono segnali di espansione della criminalità barese verso i comuni dell'hinterland, anche nella prospettiva di sviluppare affari con imprenditori e amministratori locali compiacenti. La criminalità organizzata, oltre a prediligere il racket delle estorsioni con particolare attenzione al settore edile (375), è sempre attiva nelle rapine (376) e nel traffico degli stupefacenti, contesto in cui interagisce anche con numerose realtà criminali della provincia.
La pluralità dei reati predatori (rapine a tir, scardinamento di postazioni bancomat, furti con spaccate, furti di cavi di rame dalle linee elettriche e ferroviarie, etc.) caratterizzati da un "pendolarismo criminale" che porta addirittura fuori regione, rendono difficoltosa la riconducibilità di tali attività alla criminalità comune piuttosto che a quella di tipo organizzato. La delinquenza locale continua, inoltre, a manifestare un notevole interesse per la gestione delle slot machine e delle scommesse on-line (377). Molto articolata appare la mappatura geo-criminale del capoluogo, dove si segnala l'operatività del clan STRISCIUGLIO (verosimilmente quello più numeroso ed organizzato e rivale del clan CAPRIATI), storicamente legato al Borgo Antico di Bari ed attivo sui quartieri Libertà, Stanic, San Paolo, San Girolamo, Palese, Santo Spirito, San Pio, Enziteto-Catino e Carbonara. Il sodalizio è dedito alle estorsioni, all'usura, alla ricettazione e al traffico di sostanze stupefacenti. Proprio nel corso del semestre, il clan in parola ha subìto una forte azione di contrasto da parte delle Forze dell'ordine. Tra le diverse attività (378), vale la pena di richiamare l'operazione "Coraggio" (379), conclusa nel mese di marzo dall'Arma dei Carabinieri con l'arresto di 7 elementi di spicco del clan STRISCIUGLIO. L'inchiesta ha reso noto, tra l'altro, come l'appartenenza al clan fosse caratterizzata dal ricorso ai riti iniziatici di affiliazione mafiosa e come lo stesso si avvalesse di "casse comuni" in capo alle singole articolazioni territoriali, da dove venivano detratte, ad esempio, le spese per pagare le forniture di sostanze stupefacenti e i soldi destinati agli affiliati reclusi. A ciò si aggiunga la forte pressione criminale esercitata su gran parte delle città, sia praticando le estorsioni che controllando lo spaccio di stupefacenti. Al menzionato clan STRISCIUGLIO fanno capo anche altre formazioni. Tra queste, si segnala il clan CAMPANALE, che opera nel quartiere San Girolamo, ove insiste la storica faida con il clan LORUSSO (collegato ai CAPRIATI) per il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti e del racket delle estorsioni. Ancora, il clan TELEGRAFO (già parte dell'alleanza TELEGRAFO-MONTANI-MISCEO, successivamente TELEGRAFOMISCEO), anch'esso vicino agli STRISCIUGLIO, risulta attivo sul quartiere San Paolo, dove operano altresì i MISCEO, in passato legati agli STRISCIUGLIO ed alleati con le famiglie MONTANI e TELEGRAFO. Il clan CAPRIATI, in contrasto con le varie articolazioni del clan STRISCIUGLIO e storicamente attivo nel Borgo Antico di Bari (pur con zone d'influenza a San Girolamo ed a Modugno) risulta dedito principalmente all'usura, alle estorsioni ed al traffico di stupefacenti.
Proprio nei confronti di un appartenente alla famiglia CAPRIATI, nel mese di marzo la D.I.A. di Bari ha proceduto al sequestro di tre aziende (due operanti nel campo della ristorazione e una nel commercio di abbigliamento), di vari appezzamenti di terreno e di diversi orologi di lusso. Le indagini hanno consentito di acclarare una netta sproporzione tra i redditi dichiarati nell'ultimo decennio dal suo nucleo familiare e l'effettivo tenore di vita. Proseguendo nella descrizione, il gruppo MERCANTE ­ DIOMEDE è operativo soprattutto nei quartieri Libertà e San Paolo, ma altrettanto influente su Poggiofranco, Picone e Carrassi, dove è attivo nelle estorsioni e nel traffico di stupefacenti, così come nell'usura e nel gioco d'azzardo. In particolare, la famiglia MERCANTE (vicina ai Capriati ed avversa ai TELEGRAFO, legati agli STRISCIUGLIO), risulta presente nel quartiere Libertà, con ramificazioni su San Paolo, mentre la famiglia DIOMEDE si contende con il clan ANEMOLO (già vicino ai DI COSOLA) il controllo delle attività illecite (specie estorsioni) nei quartieri Carrassi e Poggiofranco. Altro clan di rilievo è quello dei PARISI-PALERMITI, radicato a Japigia, che tende ad espandersi verso il sud-est barese e che si ritiene stia affrontando una faida intestina; attività predilette sono quelle tradizionali dell'usura, delle estorsioni e del traffico degli stupefacenti, oltre che del gioco d'azzardo. Recenti evidenze investigative (380) hanno messo in luce come il sodalizio potesse contare su una serie di sottogruppi autonomi nella gestione delle attività criminali sui rispettivi territori d'azione. Proseguendo, i DI COSOLA risultano attivi nelle estorsioni e nel traffico degli stupefacenti, soprattutto nel quartiere di Carbonara, Ceglie del Campo e Loseto, con influenza anche sui comuni di Valenzano, Adelfia, Bitritto, Sannicandro di Bari e Giovinazzo. Altri gruppi attualmente considerati operativi sono i FIORE/RISOLI, nei quartieri Carrassi e San Pasquale (su cui opera anche il gruppo VELLUTO) e l'alleanza DI COSIMO/RAFASCHIERI, attiva nel quartiere Madonnella. L'operazione portata a termine il 5 maggio dalla Polizia di Stato con un'ordinanza di custodia cautelare (381) nei confronti di 6 soggetti collegati ai DI COSIMO, ha messo in luce la capacità del clan di procurarsi grandi quantità di cocaina (tramite un cittadino albanese residente in Olanda) e di eroina (direttamente dall'Albania), risultando altresì impegnato nel settore delle estorsioni, consistenti nell'imporre ai negozianti di generi casalinghi del quartiere l'acquisto di detersivi. 

La nuova mappa dei vari clan mafiosi nella provincia di Bari (foto D.I.A.) ndr.
 -    La provincia di Bari. 
“La contiguità dell'area urbana con quella "metropolitana" sembra favorire l'interazione criminale tra il capoluogo ed i comuni della provincia. Le attività delittuose commesse in provincia, maggiormente nell'area metropolitana, risultano, infatti, fortemente legate a quelle del capoluogo, e risultano particolarmente evidenti allorquando si verificano fibrillazioni, cambi o cessioni di potere ai vertici dei principali clan. Quest'ultimi cercano costantemente di estendere sui comuni vicini la propria influenza criminale, affiancando, proteggendo o insidiando i gruppi autoctoni. Il territorio di Altamura, ove operano più gruppi delinquenziali in contrasto tra di loro, si conferma centro nevralgico per il traffico degli stupefacenti e fonte di rifornimento per le vicine città di Matera e di Gravina in Puglia. Sul comprensorio in parola operano più gruppi criminali, talvolta antagonisti, tra cui il clan NUZZI, interessato nel mese di gennaio dall'operazione "Kairos", conclusa dall'Arma dei Carabinieri con l'esecuzione di un'ordinanza (382) di custodia cautelare nei confronti di 18 sodali. Gli stessi sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata, tra l'altro, al traffico di stupefacenti, all'esecuzione di omicidi e alla commissione di reati contro il patrimonio. L'inchiesta ha avuto il pregio di inquadrare storicamente la "mafiosità" del territorio murgiano, rendendo evidente l'alleanza tra il clan NUZZI ed il sodalizio mafioso MERCANTE-DIOMEDE di Bari, nonché con soggetti storicamente vicini al clan PARISI di Bari-Japigia. Le indagini hanno, inoltre, fatto chiarezza su mandanti ed esecutori materiali di alcuni episodi di sangue avvenuti ad Altamura, disvelando altresì l'esistenza di riti di affiliazione, il ricorso a summit mafiosi funzionali ad affrontare i problemi sorti all'interno del clan, dove sono risultati organicamente inseriti anche cittadini albanesi. Anche il territorio di Bitonto continua ad essere tra i più segnati dalle fenomenologie criminali e teatro di reati particolarmente gravi, commessi anche con l'uso delle armi, tra cui le rapine a commercianti e ai tir in transito. Permane sulla città l'operatività del gruppo MODUGNO, il cui capo è stato tratto in arresto dall'Arma dei Carabinieri, nel mese di gennaio, in quanto ritenuto responsabile di sequestro di persona a scopo di estorsione, aggravata dal metodo mafioso.
Sempre l'Arma dei Carabinieri, il successivo 21 febbraio ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 7 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di rapina, estorsione, porto e ed uso illegale di armi nonché di spaccio di sostanze stupefacenti. Gli indagati facevano parte di un gruppo criminale staccatosi dal menzionato clan MODUGNO.
Ancora nel mese di febbraio, la D.I.A. di Bari ha sequestrato beni per circa 800 mila euro ad un pregiudicato di Bitonto - affiliato già dalla metà degli anni '90 a sodalizi criminali operanti nell'area e in contatto con i clan PARISI e CAPRIATI ­ il cui tenore di vita è risultato nettamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Il sequestro ha interessato, tra l'altro, un noto ristorante sul litorale barese, una pizzeria di Bitonto e due attività operanti nel servizio alle imprese.”

Appendice Relazione D.I.A.
 
- 375: Al riguardo, nell'ambito del processo "Do ut des" in corso contro il clan PARISI, due fratelli, referenti del clan in Altamura divenuti collaboratori di giustizia nel semestre in esame, hanno svelato come il sodalizio imponesse ai costruttori di Bari sia il pagamento in denaro, che la maestranze e le guardianie da impiegare, nonché i fornitori di materiale cui doversi rivolgere.
- 376: Il 12 giugno è stato tratto in arresto un affiliato al clan STRISCIUGLIO, per tentata rapina a portavalori commessa in pieno centro.
- 377: Come emerso dalla recente operazione "Coraggio" contro gli STRISCIUGLIO, di cui si dirà a seguire.
- 378: Il 27 febbraio: esecuzione di OCCC, emessa dal GIP presso il Tribunale di Bari nei confronti di 5 strisciugliani per il reato di estorsione, continuata e aggravata dal metodo mafioso, nei confronti di commercianti del quartiere Libertà.
- 379: N.18883/2014 RGNR ­ D.D.A. BA Mod. 21 e n. 22653/2015 RG GIP e n. 238/16 Reg. Mis. GIP emessa dal GIP del Tribunale di Bari il 24 febbraio 2017.
- 380: Come emerso nell'operazione "Do ut des", del mese di marzo del 2016.
- 381: Nr. 74545/16 RGPM e nr. 19249/16 RG GIP emessa dal GIP del Tribunale di Bari il 26 aprile 2017.
- 382: O.C.C. nr. 15601/2015 RGNR ­ D.D.A. BA e nr. 11378/2016 RG GIP BA e nr. 113/2016 Reg. Mis. GIP, emessa dal GIP di Bari in data 21.12.2016.


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