Ultim'Ora

Emergenza Caporalato VIDEO. Il Ministro Salvini a Foggia «Fermezza contro i caporali. Lotta contro la mafia e lo schiavismo dei lavoratori in nero»

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini in Prefettura a Foggia (foto N. Baratta) ndr.
di Nico Baratta

FOGGIA, 08 AGO. - «La lotta alla mafia, allo schiavismo e allo sfruttamento del lavoro in nero e dell’immigrazione clandestina, è una priorità mia e di questo Governo. Useremo tutte le armi legalmente permesse per mettere in condizioni di non nuocere, di non far lavorare questi delinquenti»

L’inizio della conferenza stampa del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel primo pomeriggio di ieri, 07 agosto 2018, presso la Prefettura di Foggia, dopo il vertice sulla sicurezza dei braccianti e la lotta contro il caporalato in Capitanata e non solo, è stato duro, energico, fermo nel rispetto dei diritti umani, della legalità e del diritto al lavoro sicuro e retribuito. Al tavolo della conferenza erano seduti il Prefetto di Foggia Massimo Mariani, il Prefetto all’Immigrazione Iolanda Rolli, il Questore Mario Della Cioppa, il Comandante della Guardia di Finanza il Col. Francesco Gazzani (che a fine mese guiderà i Berretti Verdi a Potenza) e il Comandante dell’Arma dei Carabinieri Col. Marco Aquilio.

Matteo Salvini questa mattina è giunto a Foggia, insieme al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Giuseppe Conte. Dopo gli incontri con le popolazioni delle due tragedie avvenute in Capitanata, dove son morti 16 braccianti in sole 48 ore, per incidenti stradali, Conte e Salvini hanno incontrato le autorità locali, intavolando un vertice straordinario sulla sicurezza per i lavoro nei campi della Provincia di Foggia e per contrastare duramente il fenomeno del caporalato. La Procura di Foggia ha già aperto due fascicoli, un’indagine per appurare le cause della morte dei braccianti, l’altra per caporalato.



Il Premier Conte all’uscita dalla Prefettura, dopo aver ascoltato le rimostranze di alcuni braccianti, ha voluto porre in evidenza che una legge sul caporalato esiste ma che qualcosa non ha funzionato. «Abbiamo una legge contro il caporalato, da cui partiamo, è la 199 del 2016. Non è ragionevole introdurne un'altra. Ma dobbiamo anche capire perché non ha prodotto gli effetti sperati. Quindi si tratta di integrarla appieno e di verificarla. Parliamo di un sistema, pertanto bisogna rafforzare anche gli strumenti di controllo, di prevenzione, e occorre lavorare al trasporto, incentivando gli imprenditori. Oggi –riferendosi anche a Salvini, Conte ha ribadito- siamo venuti per portare la nostra testimonianza e la vicinanza anche alle vittime, consapevoli della gravità dei fatti occorsi: 16 morti e diversi feriti. Significa evidentemente qualcosa, che non possono essere considerati fatti occasionali. L'incidente stradale è un fatto occasionale, ma qui c'è qualcosa di più, evidentemente». Il riferimento è chiaro: caporalato.

Agromafia” il sostantivo pronunciato dal Ministro per individuare una certa mafia legata all’annoso, quanto mortale, fenomeno del caporalato che sfrutta e uccide vite umane, di qualunque colore e razza. L’Agromafia, quella combattuta nei decenni scorsi da un grande sindacalista, e soprattutto uomo di Terra di Capitanata, l’indimenticabile Giuseppe Di Vittorio, che seppe individuare il fenomeno e combatterlo. A distanza di decenni si ritorna a parlare dello sfruttamento delle persone nei campi agricoli della provincia di Foggia, la più grande dello Stivale per la raccolta dei pomodori. Una battaglia mai terminata, sempre sul “chi va là” dello Stato e delle Forze dell’Ordine che cercano di arginarlo. Ma la malavita ha spesso vinto, umiliando le persone, sfruttandole, ghettizzandole, schiavizzandole e ammazzandole. Il caso della morte del polacco 34enne, Artur Dawid Prefeta, bracciante agricolo rinvenuto cadavere, nel marzo scorso, ai piedi della branda dell'alloggio di fortuna che occupava all'interno dell'azienda agricola per cui lavorava a San Giovanni Rotondo, è solo uno dei casi che i media hanno posto in evidenza sul caporalato e che riuscì a dare un nome e cognome ai suoi assassini. Diversamente con la stessa sorte ma senza nomi da incolpare fu la triste vicenda che indignò l’opinione pubblica per i 119 polacchi, ribattezzati «desaparecidos», scomparsi nel nulla nei campi pugliesi fra il 2000 ed il 2006, braccianti schiavizzati, dove molti di loro sparirono o furono trovati morti in circostanze inspiegabili. Comune denominatore il lavoro in nero, con stesso risultato e ugual raccapricciante moltiplicatore esponenziale l’aguzzino, che si riempie le tasche di sporchi denari macchiati di sangue disperato. “Pomodori…rosso sangue” recitava un articolo dello scrivente, pubblicato il 20 luglio del 2010, dove il fenomeno criminale del caporalato era già molto evidente, connaturato con il territorio e con chi lo alimentava, indotto da abusi e soprusi cui sottostare se “tutti” volevano “campare”. 

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini in Prefettura a Foggia durante la conferenza stampa (foto N. Baratta) ndr.
I due casi delle ultime 48 ore non sono altro che un ritorno alla cruda verità che ogni estate, e stagioni di raccolte agricole, si ripete nei campi e sulle strade della Capitanata. Solo che questa volta ha destato sdegno, quell’attenzione mediatica per 16 morti in poche ore. Lo Stato, con le massime presenze, non ha potuto esimersi da non esserci in questa terra martoriata, che oltre a mezzi e strumenti, ha bisogno di approfondire quella “Cultura della Legalità” tanto sbandierata in cortei ma poco applicata dal singolo, anche in forma anonima. Cortei, fiumane umane, spesso strumenti meschini di politici e partiti che giocano con la pelle altrui finanche con testi da far ripetere allo “schiavo” innanzi alle telecamere indossando indumenti dai colori di parte,

I dati, in altre parole numeri, parlano chiari. Gli stessi che lo Stato conosce e che prima vi fosse il morto potrebbero diminuire con interventi più efficienti, sempre che vi fosse la collaborazione del cittadino, dell’agricoltore, dello stesso bracciante, perché soli, da entrambe le parti, serve solo a dar man forte alla criminalità. I numeri diffusi dalla UILA sui dati INPS dicono che in provincia di Foggia i lavoratori stagionali sono 50.185, di cui 56,2% italiani, mentre 21.960 sono stranieri pari al 43,8%. Tra gli stranieri 9.759 sono rumeni, mentre i bulgari sono 3.879. Per quanto riguarda lavoratori stagionali africani, quelle delle vittime delle ultime 48 ore, i numeri sono più ridotti. Sempre secondo l’INPS, diffusi dalla UILA, sono 4.960, cui 1.102 al Marocco, 1.090 dal Mali, 430 dal Gambia e 239 dalla Guinea. Dati che contraddicono il sentor popolare che vorrebbe il “marocchino” all’apice della raccolta del pomodoro, oggi sostituito vent’anni or sono, da quello dell’est europeo. Se poi parliamo di lavoratori regolari, e non, dai dati emerge una cruda ma conosciutissima verità. Da fonte CREA –Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria- in Italia i lavoratori stranieri regolari, e non, sarebbero pari a 405.000, cui il 16,5%, per un totale di 67.000, avrebbero un rapporto di lavoro informale, e il 37,8%, per un totale di 157.000 unità, avrebbero una retribuzione non sindacale. Per queste unità, persone che lavorano –è sempre bene ricordarlo-, sempre secondo CREA, circa il 25% su 30.000 delle aziende italiane ricorrerebbero all’intermediazione tramite caporale. 

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini in Prefettura a Foggia durante la conferenza stampa (foto N. Baratta) ndr.
Oggi avremmo voluto scrivere un articolo che raccontasse il vertice tenutosi ieri in Prefettura, che è ben descritto nel video integrale della conferenza stampa proposta in questa pubblicazione. Avremmo voluto porre in evidenza cosa farà lo Stato Italiano affinché argini e poi, si spera, debelli il caporalato. Scriveremo qualcosa a tal fine, per diritto di cronaca.

Diversamente ci preme evidenziare altro, ciò che sta dietro un caporale, un contadino, un bracciante agricolo, nero, bianco, rosso, giallo. C’è cosa nostra, la camorra, la ‘ndrangheta, c’è la mafia, anche nigeriana con la famigerata Black Axe e con essa la nostra, purtroppo, quarta mafia, la società foggiana, che raccoglie proventi dal lavoro, molto svolto in nero, di braccianti che si spaccano la schiena sotto il solleone. Soldi reinvestiti in altre attività illecite e alcuni ripuliti dal sangue umano di chi sta ancora cercando “Lamerica”, come ben decritto nel film del 1994 dal regista Gianni Amelio. Reati sottolineati dallo stesso Ministro Salvini che, senza peli sulla lingua, ha promesso azioni più rilevanti nei confronti di queste mafie, anche con il contrasto dell’evasione fiscale e contributiva oltre che con comportamenti mirati verso chi alimenta l’illegalità.

«Questa è la provincia più complicata della Puglia. Qui comincia un percorso che mi rivedrà e ci rivedrà a frequentarci parecchio nei prossimi mesi. Sarò presente di paese in paese» il messaggio lanciato da Salvini per combattere le mafie, e non si rivolgeva solo al caporalato, bensì a tutti quei casi di morti ammazzati avvenuti l’anno scorso per mano dei clan locali, che si ricorda sono oltre 44, un numero notevole in rapporto ad altre regioni più blasonate per tal fenomeno illegale. Insomma, in provincia di Foggia prosegue la lotta alla criminalità organizzata iniziata aspramente, per mano dell’allora Ministro Minniti, l’anno scorso dopo la mattanza avvenuta nelle campagne di San Marco in Lamis (9 agosto 2017, esattamente un anno fa). Da allora alla nostra terra si sono aggiunti più agenti e militari di polizia giudiziaria, per esempio i Carabinieri Cacciatori che a breve saranno chiamati “Puglia” e stanziati in loco, è stata resa operativa la nuova sede di Prevenzione Crimini della Polizia di Stato con sede a San Severo. Tutte utili ma se non c’è la collaborazione del cittadino diventano ausiliarie e non primarie, perciò determinanti. 

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini e il Prefetto Massimo Mariani in Prefettura a Foggia (foto N. Baratta) ndr.
Prima della conferenza Salvini ha incontrato una delegazione di migranti braccianti, assicurando loro più attenzione, sicurezza, supporto, controllo, e soprattutto umanità nell’accoglienza fornita dalle strutture presenti in zona, quella che spesso manca, sostituita da ghetti che Salvini ha dichiarato di eliminare con la collaborazione del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (assente in conferenza stampa), con il quale è già operativo. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha inoltre assicurato che «La Questura di Foggia salirà di importanza e quindi di organico. Cercheremo di aumentare l'organico della Procura di Foggia che delle Forze dell'Ordine». Obiettivi che lasciano presagire una presenza ancor più massiccia di divise che, lo ripetiamo, se non ottengono la collaborazione dei cittadini, anche in forme anonime, ed anche con associazioni preposte che offrono tali servizi, mezzi e strumenti, diverrà un lavoro di routine e la malavita ne approfitterà. Aiuti, spesso trascurati da chi in divisa sa che potrebbero far molto. Ci riferiamo ad agenti non governativi che lavorano sottocopertura, a quei NOC che in altre nazioni, come la Svizzera o l’Inghilterra per esempio, svolgono attività anche complementari alle FF.OO. e ai Servizi d’Intelligence. Per restare nel tema affrontato del caporalato, un contadino deve denunciare il suo oppressore, quel caporale che gli ruba il frutto del suo lavoro, che ammazza, anche indirettamente, chi cerca di guadagnare un tozzo di pane e una bicchiere di acqua, perché è ciò che il bracciante in nero, e migrante, oggi guadagna. 

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini a Foggia tra la gente (foto N. Baratta) ndr.
Una nota a margine dell’articolo. A fine conferenza Matteo Salvini, prima di andar via, è sceso dall’auto per salutare una folla gremita di suoi sostenitori, che lo hanno acclamato, inneggiato chiamandolo “mio Capitano”, chiedendogli più giustizia, debellare le mafie e meno immigrazione, più lavoro, più sicurezza, più fermezza nell’applicare le leggi e soprattutto abolire la legge Fornero e dare respiro a chi vuol andare in pensione prime che morte lo chiami durante il lavoro. Ha poi voluto far contento un bambino che gli ha chiesto un selfie. Salvini non ha esitato e “incurante” della scorta che lo proteggeva e sceso nuovamente dall’auto e ha reso felice quel bimbo.



©NicoBaratta all rights reserved - Tutti i diritti sono riservati.
lagazzettameridonale.it © All Rights Reserved (Tutti i diritti di questo articolo sono Riservati)

Nessun commento