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Teatro.Al Kismet con "Il so pravvissuto" di Anagoor, sulla scena il mondo della Formazione di ieri e di oggi

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 8 MAR. - Leone d’Argento per la Biennale Teatro di Venezia 2018, Anagoor è nota per il suo linguaggio teatrale innovativo, che raccogliendo elementi tra attualità ed esperienza culturale realizza lavori inediti che fanno da ponte tra la dottrina e l’effettiva conoscenza. In Socrate il Sopravvissuto / Come le Foglie, ad essere trattato è un argomento di straordinaria attualità realizzato attraverso il filtro della filosofia e della tragedia, affrontando il tema dell’educazione, del ruolo della scuola e degli insegnanti nella formazione, con grandi riferimenti all'attualità. 
Si parte da alcune tra le pagine più emblematiche del romanzo di Antonio Scurati "Il sopravvissuto" per poi intrecciare altre vicende, altre parole, e soprattutto altre dimensioni temporali: gli ultimi momenti di vita di Socrate, circondato dai suoi discepoli prima della condanna a morte, così come sono raccontati nel Fedone di Platone. Sulla scena è rappresentata una classe, con i banchi, gli alunni e un docente di Storia che tiene la sua lezione. Con Socrate il sopravvissuto Anagoor entra così all’interno di una classe, in una scuola come tante, assumendo il punto di vista di chi si colloca di fronte ad un gruppo di giovani incaricato della loro educazione, somatizzando l'impresa ardua che deve compiere un docente. Non si tratta di un adattamento teatrale del romanzo, ma, come accade abitualmente negli adattamenti di Anagoor, alcune delle pagine più significative del libro di Scurati si intrecciano ad altre vicende, collocate in altre dimensioni temporali: in questo caso gli ultimi momenti di vita di Socrate accerchiato dai suoi discepoli prima della condanna a morte. 
Si alternano sulla scena, come si trattasse di un eterno presente le ore che precedono la morte di Socrate così come sono raccontate da Platone nel Fedone, e il momento in cui lo studente Vitaliano Caccia stermina a colpi di pistola l’intera commissione di maturità lasciando in vita il solo il professore di storia e filosofia, proprio come è dipinta con disumana crudeltà nel romanzo di Antonio Scurati, si consuma così il conflitto, tra al pensiero occidentale dalle sue origini ai suoi inevitabili e tragici esiti storici. Ma non solo, si rinnovano infatti anche due eterni interrogativi: le domanda ingombrante rivolte al maestro (di ieri e di oggi) e la questione stessa della posizione del maestro rispetto al sapere e ai discepoli. Uno spettacolo di grande impatto emotivo, che coinvolge lo spettatore, nella rievocazione di una scabra carneficina, che non riscatta, ne insegna, ma riconsidera il ruolo del maestro nella sua totalità, nella sua difficoltà e soprattutto nella sua totale dedizione.



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