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Arte. Fabio Colasanto come Andy Warhol e Mia Martini come Marylin

Fabio Colasanto. (foto com.) ndr.

di Cinzia Tattini

BARI, 16 SETT. - Sono trascorsi 24 anni da quando la musica italiana è rimasta senza la sua Mimì. La sua voce inconfondibile le ha dato la possibilità di entrare nella classifica delle migliori voci che il nostro paese abbia mai avuto. Una cantante dotata di una strabiliante vocalità, capace di passare da registri passionali a registri più dolorose; Ed è proprio in questo ritratto che ritroviamo, più che mai evidente, la ricerca spasmodica di Fabio sulla solitudine come condizione umana nella società di massa. La si ricorda con le sue canzoni, ma c'è chi la ricorda anche con i colori, con la pittura, con le opere d'arte, come quelle di Fabio Colasante, artista poliedrico, compositore elettronico, e autore di audio e video installazioni. L'artista dice: " Ritrarre Mimì, per me, è una sfida non da poco. 

Già nella fase di studio ho sentito una pesante responsabilità, perché ritrarre questo iconico personaggio della storia della musica italiana non è stato per me riprodurre banalmente i suoi tratti fisiognomici, ma la mia intenzione era di cercare di intercettare, decifrare e raccontare un vissuto. E quello di Mimì è un vissuto fatto di grandi successi si, ma ad un costo enorme…estremo, e che possa e che debba essere raccontato a queste e alle prossime generazioni per non tacere mai su tematiche sensibili come cyber bullismo, mobbing, esclusione sociale, discriminazione e isolamento”. In questi giorni è alle prese con il ritratto della nota cantante italiana scomparsa nel 1995 e l’impegno nel cercare di raccontare la vera essenza di questa artista assorbe letteralmente ogni sua energia. Non nasconde che spesso resta a dormire in atelier per avere un contatto continuo con il suo lavoro. Questo rituale gli consente di avere una sorta di dialogo riflessivo con il ritratto Mimì, ed oltre a quel suo sorriso leggero cerca di percepire quella malinconia tipica di chi ha sofferto e subìto i pregiudizi e la prevaricazione. 

Poi questa sua riflessione lo porta a pensare quanto sia drammaticamente attuale il tema del pregiudizio, della paura del diverso e della discriminazione. Fabio Colasante studia scultura presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida del Maestro Augusto Perez, predilige comunque la pittura come mezzo espressivo. Le sue opere sono caratterizzate da un gusto simbolista e surrealista che di tanto in tanto ammiccano alla neo pop. I suoi quadri sono generosi nelle dimensioni per dar lui modo di utilizzare la sua tecnica personale che si sviluppa attraverso larghe campiture di polvere di carbone che utilizza a secco sulla tela, creando in questo modo l’impianto disegnativo e chiaroscurale. Di base quindi, Fabio Colasante parte da un bianco e nero che poi va ad arricchire con una coloring leggera con la tecnica del “gouache”. Il risultato è principalmente un monocromo con l’aggiunta di qualche colore in contrasto. Le tematiche trattate nella sua pittura, sono principalmente i miti greci, misti ad un naturalismo estremizzato dall’uso di un impianto pittorico principalmente simmetrico. Per lui è importante la rapidità di esecuzione della prima bozza su tela per fermare l’attimo che desidera rappresentare nel modo più naturale ed estemporaneo possibile”. Fabio Colasante non disdegna nemmeno il ritratto che utilizza come metodo di indagine emotiva ed emozionale. Infatti in questo ultimo periodo la sua ricerca si sta concentrando su questa branca della pittura con un forte impegno sia fisico che emozionale. 

Mi piace concludere con una frase tratta da un suo successo: " E non finisce mica il cielo Anche se manchi tu Sarà dolore o è sempre cielo Fin dove vedo" (Da E non finisce mica il cielo)



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