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Bullismo e baby gang a Foggia. Nasce il Comitato Genitori per Foggia. Lettera Aperta al Prefetto

Baby gang (foto web) ndr.
di Redazione

FOGGIA, 15 OTT. (Com. St.)
- Nella giornata di ieri, 14 ottobre, è stato costituito un Comitato diGenitori per Foggianato per fronteggiare un problema di violenza e vandalismo giovanili che da molti anni funestano la nostra città, in particolar modo durante il fine settimana. La nascita è seguita anche da una "Lettera Aperta" indirizzata al Prefettto di Foggia, dott. Raffaele Grassi, pubblicata di seguito.

Un problema di violenza e vandalismo che sembra aver trovato nel nostro territorio un favorevole terreno di coltura e che, lungi dall’affievolirsi, sembra irrobustirsi e crescere col passare del tempo: baby-gang che oltre ad accanirsi su ragazzini si indirizzano ora anche sugli adulti, come accaduto con l’aggressione di gruppo al largo degli Scopàri del 12 ottobre scorso, che ha visto vittima un 50enne.

Il Comitato, libero e a-partitico, si propone di fare fronte comune, monitorando e mettendosi in ascolto del territorio, alla ricerca di sinergie e soluzioni, che abbiano lo scopo di dare voce unica ad un disagio che è assai diffuso ma frammentato, isolato. Nella speranza che le numerosissime individuali storie di violenza e soprusi si trasformino in cittadinanza attiva e collaborante.

Cosa chiediamo?

Chiediamo maggiore presenza dello Stato sul territorio con presidi nei punti caldi della città che sono ben noti a tutti. Oltre che la disponibilità a vigilare costantemente sulla movida giovanile qualora essa (se controllata) dovesse spostarsi di piazza in piazza.

È nostra intenzione creare un Osservatorio sulla povertà educativa minorile, a cui invitare tutte le forze sociali e politiche che si occupano di formazione ed educazione.

Consideriamo preziosa la possibilità di fare rete: lo Stato nelle strade, le famiglie nelle case, le associazioni ed i servizi sociali laddove le famiglie manchino.

Invitiamo la scuola a vigilare e a stare con noi. E invitiamo l’università a fare ricerca ed offrire soluzioni, condividendo saperi ed esperienze, in linea con i desiderata del rettore Limone che nel suo sessennio ambisce ad una istituzione dalle porte aperte in diretto contatto con problemi e risorse della comunità.

Pensiamo alla possibilità di questionari periodici per registrare le modalità evolutive e involutive delle povertà educative.

In linea con i nostri obbiettivi, intendiamo dunque avvalerci di molti degli strumenti e delle risorse umane già presenti nel nostro territorio, certi che solo una cittadinanza unita e non disgregata e intimorita, possa trasformarsi in cittadinanza attiva.

Il Comitato invita Foggia ad aderire.

Il primo passo che chiediamo è la raccolta firme finalizzata alla richiesta di un incontro col prefetto, che si tiene presso il bar 2000, ai piedi della cattedrale.

Inoltre il Comitato invita tutti a partecipare agli incontri e a sostenere le istanze che saranno via via presentate.

In allegato il nostro Manifesto: una lettera aperta al prefetto e alla città.

Per contatti genitoriperfoggia@gmail.com



Manifesto del COMITATO GENITORI PER FOGGIA
Una lettera aperta al prefetto e alla città

Foggia, 14 ottobre 2019
Alla c.a. del prefetto Raffaele Grassi


Gentile Prefetto,

siamo un gruppo di genitori di Foggia allarmati, ormai da lunghissimo tempo, per l’innalzarsi della criminalità giovanile nella nostra città. Una criminalità giovanile che rende complicata la vita dei nostri figli e compromette, talvolta, perfino il nostro ruolo educativo.

Sono anni che la stampa locale racconta di atti di vandalismo nel fine settimana e di aggressioni ad opera e su minorenni (e qualche maggiorenne), che avvengono in maniera del tutto casuale e immotivata. Non credo esista più un sabato senza che uno dei nostri figli non venga aggredito o minacciato, picchiato, deriso, mortificato. E ora tocca anche agli adulti.

Tenga conto che ciò di cui i media scrivono è solo ciò che viene refertato al Pronto Soccorso, perché nella stragrande maggioranza dei casi (che le assicuro essere molti, ma molti di più di quelli di cui si viene a conoscenza) la vittima e la sua famiglia, per timore di ritorsioni, non denuncia.

Scriviamo questo e già ci sembra di sentirla quella parola che in un solo attimo trasforma le vittime in collusi e colpevoli.

Omertosi.

No. Noi non siamo omertosi bensì soli, abbandonati, privi della benché minima protezione, del tutto incustoditi.

Nel libro “Ti mangio il cuore” che racconta la nostra sanguinaria Quarta mafia, nel descrivere le bancarelle di frutta e verdura approvvigionata dai clan si scrive: «Che a Foggia Dio sia morto lo si può percepire dalla occupazione sistematica della criminalità di spazi ed edifici pubblici. È una manifestazione di illegalità plateale, indisturbata. Di straordinario valore simbolico».

E ancora: «A Foggia criminalità organizzata e microcriminalità coesistono e condividono interessi. La giornata di un foggiano è segnata quotidianamente da furti d’auto, furti in appartamento, rapine, estorsioni, spesso con uso sconsiderato di esplosivi ad alto potenziale. Non c’è nulla della vita di ciascun foggiano che venga risparmiato. L’integrità fisica e patrimoniale, il libero esercizio dell’attività commerciale o imprenditoriale». E da tempo, aggiungiamo noi, neppure la tranquillità di un sabato sera in strada per i nostri figli.


Chi sono dunque questi ragazzi violenti? Hanno anche loro (così come le bancarelle di frutta e verdura) uno straordinario valore simbolico utile ad esprimere la presa di possesso di un territorio? Perché nessun uomo dello Stato riesce a portarli in questura, nonostante la costanza con cui operano e nonostante tutti, e dico tutti, sappiano benissimo dove trovarli durante il week end?

Dunque non si parli di una città omertosa.

Noi siamo persone per bene che lo Stato non protegge. Noi siamo la maggioranza. Siamo genitori che tremano all’idea di sapere i figli in strada consapevoli che, oltre alle botte, saranno costretti a mostrarsi a loro in una vergognosa impotenza.

Lei sa cosa significa questo, signor prefetto? Sa cosa significano i fischi alle forze dell’ordine da parte dei giovani foggiani di cui ha riferito il 50enne aggredito la notte scorsa? Significa che loro sono più forti e che voi non ci siete. Significa che ancora una volta siete arrivati in ritardo, quando tutto era finito.


Chi sono dunque questi ragazzi violenti?

Fino allo scorso anno la movida giovanile si muoveva nella zona buia alle spalle del Comune. Lì si trattenevano tutti: giovani per bene e non. Accadeva ogni cosa, dalle botte al vandalismo, e noi, dall’esterno delle nostre strade bene illuminate, ne avevamo il resoconto la mattina seguente, dalla stampa locale, o dai figli quando e se avevano voglia di parlarne.

Ora quella movida si è trasferita in pieno centro, in largo degli Scopàri. È illuminata da lampioni e vetrine, ed è visibile a chiunque abbia occhi per guardare.

Ancora una volta sono tutti lì, stipati insieme: giovani per bene e non.


È una buona notizia che tutto oggi sia visibile. Ma è terribile pensare che gli abusi si consumino nella più totale immobilità della gente. Non ci piace chiamarla indifferenza perché non è di questo che si tratta: è paura, terrore, disgregazione sociale, incapacità di sentirsi corpo unico, di diventare cittadinanza attiva.

Giorni fa, una trasmissione televisiva, commentando l’omicidio di Desiree Mariottini (avvenuto a Roma in una di quelle zone pericolose che assomigliano a buchi neri), i sociologi hanno usato il termine “Interstizi umani” per descrivere quegli spazi fuori dagli occhi della polizia. Luoghi a rischio in cui tutto può accadere.

Temiamo che nel caso di Foggia, l’“Interstizio umano” diventi il pieno centro, quello illuminato e strapieno di gente. Un luogo popolato da uomini, donne, bambini, ragazzi, famiglie, esercizi commerciali.

La scelta di un luogo centrale che ci pare il simbolo di una dichiarata strafottenza, oltre che di una tenuta in scacco del territorio da parte delle gang.

È uno scenario che ci fa pensare ad altri fatti che, anni fa, insanguinarono il vicino territorio di Manfredonia, quando un pugno di ragazzini aveva stabilito di prendersi la città e per farlo aveva deciso perfino di uccidere.

Noi a che punto siamo?

Cosa accadrebbe se questi ragazzini decidessero di spingersi oltre, magari abusando una coetanea davanti agli occhi di tutti o portandosi dietro un coltello? Ad un innalzamento del tasso di violenza, corrisponderebbe una maggiore reazione della gente? E la polizia, in quale caso valuterebbe di intervenire? C’è bisogno che ci scappi il morto?

Del resto, che questa criminalità giovanile stia crescendo è evidente dal fatto che dal picchiare i ragazzini si è arrivati ora agli adulti. Azioni violente compiute rigorosamente in gruppo. Tanti contro uno solo. Con la gente intorno che, terrorizzata, resta a guardare o scappa.

“Chissà a chi saranno figli?”, sembra la domanda che impedisce a tutti di reagire. E forse è da cercare nella risposta a questa domanda il fatto che, lo scorso sabato, il 50enne foggiano sia stato picchiato senza che nessuno della folla (a parte un amico con cui l’aggredito stava cenando) abbia mosso un dito per aiutarlo.

Insomma, questa gioventù prepotente ed impunita, che trova nella nostra Capitanata un florido terreno di coltura, sta crescendo. Ed è inevitabile dal momento che da anni opera tra la gente, del tutto indisturbata.

Nei sabato inquieti, mentre aspettiamo che si sia fatta l’ora per prendere i nostri figli e rientrare a casa, noi genitori, pensiamo ad Angelo De Rosa, il 17enne morto in piazza del Lago il 25 agosto del 2009, dopo uno scherzo sciocco, in cui un piccione morto aveva colpito un’amica del ragazzo diventato un omicida.

Pensiamo a Donato Monopoli, morto nel maggio 2019 dopo mesi di agonia causati da un pestaggio nel frequentatissimo locale Le Stelle.

Pensiamo a Mario Morelli, il 17enne ucciso da un 16enne per futili motivi.

Pensiamo a Mauro Rosiello, accoltellato e ucciso nel 2003 per una stupida discussione causata dai cani.

Ricordiamo questi ragazzi, figli come i nostri e tremiamo.

Non lasciamo che questa paranza dei bambini in salsa foggiana decida di alzare il tiro. Gli ingredienti perché gli episodi da gravi diventino gravissimi, ci sono tutti.

Metta la polizia in strada, signor prefetto, e per favore ci aiuti. Ci dia la possibilità di “scegliere da che parte stare”, come ha scritto bene l’uomo aggredito la notte scorsa. Ci mostri la sua, di parte. Ci mostri i suoi uomini, il suo impegno per la nostra gente e le sue piazze.

Ci dia un segno più chiaro con giovani uomini in borghese che presidino le strade frequentate dai nostri figli e da noi genitori, che come vede non siamo risparmiati. Un segno che consenta ad un tessuto sociale sano e ad una cittadinanza onesta di trasformarsi in cittadinanza attiva. Perché le coscienze ci sono, sono solo terrorizzate. Se lei ci aiuta, siamo certi che potranno risvegliarsi.

Iniziamo da qui.

Il Comitato Genitori per Foggia

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