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A Monte la Guida Michelin conferisce un premio. Al "Medioevo" miglior Bib Gourmand e l'omino rosso e la Chiocciola di Slow Food. Mazzone «Ho investito nell'identità»

Monte Sant'Angelo di sera (foto Feliciana Taronna) ndr.
di Nico Baratta

MONTE SANT'ANGELO (FG), 08 DIC. - L'INTERVISTA - Le eccellenze vanno premiate e soprattutto sostenute. Monte Sant’Angelo non è solo #LaCittàdeiDueSitiUNESCO, bensì del buon cibo e di chi lo propone, di chi lo prepara e lo offre, di chi nella sapienza dei “vecchi” ha riposto il suo futuro e quello della sua progenie, che altro non è quella di una comunità che nei valori e con la sua storia, che è cultura, s’affaccia sul mondo. Siamo alle porte delle festività natalizie e il turista approfitta per concedersi momenti di relax, visitando luoghi e assaporando quanto di più buono offre la cucina italiana. Monte Sant’Angelo è tra le mete e chi la visita, turista o pellegrino che sia e come ogni luogo del viavai, deve rifocillarsi.

La notizia è di qualche settimana fa, appena ripresa da pochissimi siti e giornali, ed è stata ben accolta da tutta la comunità montanara. La guida Michelin ha conferito il premio “Bib Gourmand” al ristorante “Medioevo”. La motivazione è “un ristorante che offre un eccellente rapporto qualità/prezzo” in un “locale abbastanza confortevole. Agnello al profumo del Gargano, fichi secchi farciti al rhum con crema di vaniglia ed altre prelibatezze regionali elaborate partendo da prodotti stagionali, in un semplice ristorante del centro, raggiungibile solo a piedi”.

Raggiungibile solo a piedi” è specificato nella guida, puntando la sua attenzione sulla fruibilità, quella che da sempre Monte Sant’Angelo cerca di migliorare per attrarre e far rimanere chi la visita. Potrebbe sembrare un problema, ma non lo è, apparentemente, perché solo camminando si possono ammirare le bellezze del luogo. Al Medioevo l’ospitalità è di casa. Incastonato in una via storica che porta al Castello, che con la Santa Grotta dell’Arcangelo Michele è meta obbligatoria di chi visita Monte, il ristorante da sempre ha investito nella qualità del cibo e del servizio, tant’è che si fregia anche dell’Omino Rosso della Guida Michelin e il premio della Chiocciola di Slow Food.

A far compagnia nella classifica desiderata, da chi nel gourmand ha riposto il suo futuro, è un altro eccellente ristorante, il “Li Jalantuùmene” del maestro gourmet lo chef Gegè Mangano, che nella guida Michelin è indicato come un ristorante "Affacciato su un'incantevole piazzetta, la travolgente passione del cuoco vi guiderà alla scoperta dei giacimenti gastronomici pugliesi, in un piccolo, ma romantico, ristorante con adorabili camere. Senza dubbio uno dei migliori di tutta la provincia…, con prodotti di qualità e abilità dello chef. Semplicemente un buon pasto e con un locale di buon confort”.

Quest’anno la Guida Michelin, con il ristorante Medioevo, ha riservato ancora una volta un posto d’onore a Monte Sant’Angelo, che meriterebbe stelle, quelle che mancano da diversi anni, anche sul Gargano. Per l'esattezza la Stella Michelin manca da 18 anni in provincia di Foggia e ben 35 sul Gargano. Luogo per eccellenza di culto religioso, Monte Sant’Angelo è visitata da milioni di persone da ogni parte del mondo. Per questa ragione la ricettività è un “obbligo” di chi investe sulle sue competenze. 

Il Castello di Monte Sant'Angelo (foto Feliciana Taronna) ndr.

In realtà non è così per tutto quello che accade qui; eccellenze in alcuni settori e mancanze in altri, frutto di continue disattenzioni istituzionali, locali e centrali, che negli anni hanno spostato l’attenzione verso mete pugliesi più “meridionali” e vicine al politico di turno in sella a cariche apicali importanti, perché, e purtroppo da queste parti, la politica non si limita a indirizzare ma a conferire direttamente, in barba alle unicità locali e disattendendo programmi sottoscritti e spesso blaterati.

Il turista religioso è fluente, spesso “mordi e fuggi”, si ferma poche ore e si rifocilla a prezzi fissi. È quello che lo stesso Mazzone ha posto in evidenza, che non è un ostacolo a riconoscimenti se l’offerta è ponderata e di qualità.

«Sul Gargano mancano i riconoscimenti Michelin, conferiti secondo diversi parametri» esordisce Pasquale Mazzone, titolare del Ristorante Medioevo, che ha risposto all’invito di far conoscere il suo punto di vista. «Monte Sant'Angelo è un paese che gode di turismo religioso e ciò, secondo alcuni, potrebbe essere un handicap per l'assegnazione delle Stelle Michelin, perché nell'immaginario comune l'offerta è più popolare, con menu fissi e prezzi medio bassi. In realtà non è proprio così perché a Monte ci sono ristoranti d'eccellenza, che offrono menù di alta qualità con prezzi di qualità, che non vuol dire costosi, ma equilibrati al prodotto proposto. Il “mordi e fuggi”, che in questi anni accade in gran parte del Gargano, è figlio di precedenti scelte politiche con scarse pianificazioni, preferendo speculazioni edilizie piuttosto che elevare al massimo la promozione di ciò che il territorio offre. Tecnicamente –prosegue Pasquale mazzone- la qualità non si è mai sposata con il basso costo. Quando si ha una materia prima di qualità prodotta a mano e scelta nelle migliori aziende locali, quando si ha personale eccellente, anche con una location non propriamente centrale, si ottengono i risultati. Ho lavorato molto sull'identità, figlia di ciò che negli anni ho fatto. Ho insistito su quello che a Monte è casereccio, su piatti tipici, che all'inizio son sembrati scontati, che poi hanno ripagato perché la clientela ha apprezzato e ha propagandato, ritornando e invitando altri a farlo. Una litemotiv creata in ben 26 anni di duro lavoro, che vuol dire investire sui fornitori, sulle loro materie prime. Ad esempio il pancotto con la verza e le patate e le fave, il torcinello tipico, sono alcuni dei piatti semplici che contengono sapori e odori della nostra storia culinaria, e noi del Medioevo proponiamo con grande maestria gastronomica a chiunque. Chi ci preferisce qui sa di trovare quel piatto. Ma questi sono solo esempi. L’identità è l’investimento primario nella mia attività. Ho creduto –chiosa Mazzone- nella costanza di proporre ciò che meglio si connota col territorio».



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