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Bari. Operazione "Anno Zero". Vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, oltre 250 i militari impiegati per il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti del gruppo criminale "DELLO RUSSO" [VIDEO]

Bari. Operazione "Anno Zero". (foto cc.) ndr.

di Redazione

TERLIZZI (BA), 7 GEN. (COMUNICATO STAMPA) -  Si è svolta nella notte una vasta operazione antimafia dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Bari della Compagnia di Molfetta e della Tenenza di Terlizzi. Oltre 250 i militari impegnati. Decine gli arresti e le perquisizioni domiciliari alla ricerca di armi e droga. Unità cinofile, metal detector, sofisticate strumentazioni ed un elicottero sono stati utilizzati dai Carabinieri per chiudere il cerchio sul gruppo ”DELLO RUSSO” di Terlizzi. Capi e partecipi sono stati neutralizzati da una complessa indagine che, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, ha colpito un pericoloso gruppo criminale, attivo sull’area del nord barese. Le accuse sono di associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti con l’aggravante della disponibilità delle armi. Nel corso dell’indagine, i Carabinieri avevano già proceduto all’arresto di 10 indagati, al sequestro di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana ed hashish) ed alla segnalazione all’U.T.G. di numerosi loro assuntori. 

L’operazione - convenzionalmente denominata “ANNO ZERO” - è il frutto di un’indagine avviata nel 2014 dalla Tenenza di Terlizzi e poi proseguita congiuntamente, sino al luglio 2018, dalla Compagnia di Molfetta e dal Nucleo Investigativo di Bari, sviluppata mediante incessanti servizi di osservazione e pedinamento effettuati in territori ostili e per mezzo di costanti attività tecniche d’intercettazione telefonica ed ambientale, nonché attraverso attività di riscontro alle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia che hanno consentito di: - documentare una abbondante serie di elementi che dimostrano il perdurante operare dell’organizzazione criminale facente capo a DELLO RUSSO ROBERTO – legato a CONTE DOMENICO, affiliato al clan Capriati di Bari ed operativo a Bitonto - affiancato dai suoi soci DE SARIO GIAMBATTISTA e FICCO PAOLO, attiva con carattere di stabilità nella vendita e distribuzione di sostanze stupefacenti di ogni tipo nel territorio di Terlizzi, stabilmente controllato con modalità violente affinché nessun altro potesse esercitare, neppure a livello episodico e/o individuale, la medesima attività illecita. 

Al DELLO RUSSO ROBERTO ed al FICCO PAOLO, infatti, sono contestate anche le lesioni con sfregio permanente del viso in danno di uno spacciatore, ‘punito’ perché aveva smerciato sulla piazza, della marijuana di cui si era approvvigionato in altro comune; - sequestrare droga nella disponibilità della consorteria che manteneva importanti rapporti “commerciali” con sodalizi attivi nel capoluogo e nella provincia di Lecce e riforniva di narcotico, in regime di monopolio, le varie piazze di spaccio di Terlizzi 
- gestite da propri referenti, i quali erano responsabili dell’attività di smistamento del narcotico in favore dei componenti delle varie batterie di spaccio al minuto 
- nonché quelle di Bitonto, controllate dal gruppo mettente capo a CONTE DOMENICO; 
- ricostruire la composizione ed il modus operandi delle varie squadre di spacciatori al dettaglio attive a Terlizzi – ciascuna specializzata nello smercio di una determinata tipologia di stupefacente (marijuana, hashish, cocaina ed eroina) – che raccoglievano le richieste su utenze telefoniche fittiziamente intestate a terzi (utilizzando un linguaggio criptato per indicare la qualità e la quantità richiesta, del tipo “mezz’ora”, “un’ora”, “mezza birra” “una birra”, “birra grande”, “birra piccola”, “un fratello grande”, “un fratello piccolo”, “colore bianco”, “colore nero”) ed eseguivano le consegne in favore degli acquirenti - provenienti anche dai vicini comuni di Ruvo di Puglia, Corato, Molfetta e Giovinazzo - prevalentemente in aree periferiche o rurali del paese ove i pusher occultavano il narcotico - già suddiviso in dosi - all’interno di contenitori nascosti tra la vegetazione ovvero nei muretti a secco oppure celandolo in pacchetti di sigarette abbandonati in luoghi isolati.




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