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Crac Popolare di Bari. Ai domiciliari l’ex AD Marco Jacobini e suo figlio Gianluca, ex Direttore Generale

Crac Banca popolare di Bari. (foto web) ndr.

di Redazione

BARI, 2 FEB. - «Avevo 70mila euro e servivano per garantire una vita migliore a mia figlia disabile. Quei soldi li ho sudati lavorando e privandomi di ogni distrazione. Ridammi quei soldi». Questa è la sintesi delle 77mila persone che hanno riposto il loro futuro conservando i risparmi di una vita nella Banca Popolare di Bari. Gente che è stata truffata e che ora, giustamente, rivuole i soldi, chiedendo anche l’aiuto al Sindacato italiano per la tutela dell'investimento e del risparmio. Ma cosa è davvero successo alla Banca? Semplice (sic…), è andata in crisi, ha fatto “crac”. Perdite patrimoniali, progetti mai avviati, che di anno in anno hanno prosciugato le risorse, i soldi dei risparmiatori. La ricostruzione della vicenda fallimentare della Banca Popolare di Bari (da qui anche BPB) l’ha svolta nientedimeno Bankitalia, organo ufficiale e di controllo che per assicurare la stabilità monetaria e finanziaria di una banca. 

Ma la mannaia della giustizia è opera della Guardia di Finanza di Bari con l’indagine svolta dalla Procura barese, coordinata dal Procuratore Aggiunto Roberto Rossi e dai PM Federico Perrone Capano e Savina Toscani, che hanno accertato perdite finanziarie proprio negli anni esaminati da Bankitalia, che a quanto pare, notizia delle ultime ore, è indagata con l’apertura di un secondo fascicolo istruttorio sul ruolo che ha svolto dalla banca centrale, e dove i PM parlano perfino di “Conflitto d’interessi per la Banca d’Italia”. Tuttavia non si registrano, ancora, indagati. Insomma, una malagestione che il 13 dicembre 2019 è stata commissariata dalla Banca d’Italia. Secondo la ricostruzione, la crisi ebbe inizio nell’anno 2010, che dopo alcune ispezioni seguirono segnalazioni di esiti negativi di com’erano gestiti i soldi. Poi fu la volta del 2013, dove si registrarono piccoli miglioramenti e Bankitalia obbligò la BBP ad alcune restrizioni. Nel 2014 BPB, dopo l’ok di Bankitalia, acquistò la Banca Tercas, una scelta che destò le prime preoccupazioni dei risparmiatori per le ingenti uscite finanziarie. 

Il 2015 fu l’anno dell’Antitrust dell’Unione Europea che accusò BBP di presunta violazione della normativa sugli aiuti di Stato, poi annullata con molte polemiche a fronte anche del piano di riforma interna con la riduzione da 9,53 a 7, 5 euro del valore della azioni. Ed ecco che ricompaiono i controlli. Nel 2016 sopraggiungono altre ispezioni svolte, tra l’altro, con la riforma bloccata delle popolari in SpA. Da qui trascorrono due anni dove la BBP nei mercati finanziari cercò di avvicinarsi ad altri player, senza esiti positivi. Le perdite oramai erano cospicue e la BPB non riusciva a fronteggiare le risposte dei finanziatori per le domande di mercato in atto. Nel dicembre del 2019 scatta il commissariamento; il resto è cronaca attuale, letta sui giornali, detta nei telegiornali, perfino nei programmi di approfondimento, nei salotti delle tv e in quelli della cronaca satirica nazionale. Un dato, inconfutabile, è certo: nella BPB chi aveva depositato i suoi soldi oggi non ce li ha più. Nelle ultime ore la cronaca si è fatta più rovente. 

I vertici della Banca Popolare di Bari, padre e figlio, patron e condirettore Marco Jacobini e Gianluca Jacobini sono agli arresti domiciliari. L’accusa è per false comunicazioni sociali, falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza, maltrattamenti ed estorsioni, con l’occultamento dei dati della reale situazione finanziaria della BPB sia ai risparmiatori, sia Bankitalia e perfino alla Consob. Pare che un’intercettazione del 2017 incastrerebbe l’ex presidente della BPB, Marco Jacobini, che durante una cena in un noto ristorante della lussuosa e sdolcinata Roma, in via Veneto da Peppone, avrebbe detto all’allora Amministratore Delegato «La cosa seria è il falso in bilancio perché questo poi fa… si porta dietro altre questioni, no, che sono l’ostacolo alla vigilanza e il prospetto. Quindi secondo me non ci sta…, lì l’unico problema è la congruità del prezzo». Prezzo, ma di cosa? Sono i 9 euro ad azione per una richiesta di aumento del capitale, ritenuto ingiustificato poiché non sarebbe veritiero secondo il valore della stessa BPB. 

Nel frattempo la Legge ha fermato anche altre alte cariche della Popolare di Bari. Oltre al padre e figlio, per i loro stessi reati ai domiciliari c’è Elia Circelli, Responsabile Funzione Bilancio e Amministrazione; mentre l’ex AD, Vincenzo De Bustis Figarola c’è stata l’interdizione per un anno a esercitare la professione di dirigente di istituti bancari, degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese perché indagato per false comunicazioni sociali, falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza, maltrattamenti ed estorsioni. Nei faldoni della Procura a fare compagnia ai suddetti ci sono altri indagati: Luigi Jacobini, vicedirettore generale della banca e Responsabile Direzione Operations, Giorgio Papa, Amministratore Delegato della BpB da maggio 2015 a dicembre 2018, Roberto Pirola, Presidente del Collegio Sindacale della BpB dal 2011 al 2018, Alberto Longo, Presidente del Collegio Sindacale della BPB dal 29 aprile 2018, Giuseppe Marella, responsabile dell’Internal Audit della BpB dal 2013. 

Ma le novità nelle ultime ore non son mancate. Un’altra intercettazione incastrerebbe gli alti vertici BPB, dove l’ex AD accusa i responsabili delle sue filiali di aver truccato i numeri. Fatti che sono anche stati trascritti nei faldoni della Procura dopo il suo interrogatorio. Nella sostanza, la registrazione, svolta di nascosto da un ex dirigente che ha accusato di mobbing la BPB, l’ex AD dice: « Ma in un’azienda come questa, dove tutto è truccato, i dati delle filiali sono truccati, cioè, io mi sono fatto portare, avevo capito, mi sono messo a analizzarli, sono truccati, è stato tutto inutile, allora le filiali fanno più commissioni del totale dell’istituto!». Ma le gole profonde elettroniche non terminano. In particolare in un’intercettazione emergono scenari che definirli criminali sarebbe santificarli. Due dirigenti si accordano per far visionare il bilancio a un socio, solo che quel bilancio era farlocco. «Vedi di venire con una copia pulita che c'ho quella... che c'è un socio che deve vedere il bilancio e quindi portala...» è l’intercettazione che svela retroscena agghiaccianti. 

Mentre la Procura continua con le indagini, e dopo aver messo in sicurezza i soggetti rei e indagati, la gente, i risparmiatori, si chiede se i domiciliari non siano stati un regalo a chi li ha truffati. C’è da tener conto che i vertici di BPB, chi ai domiciliari, chi interdetto, è gente facoltosa, pertanto farli stare a casa è come regalargli un soggiorno, obbligato, a cinque stelle. Un dato, chiosando, emerge e preoccupa il Popolo Italiano, quello che paga le tasse. Seppur parzialmente, chi rimborserà parte del crac di BPB? La legge lo stabilisce: sarà lo Stato Italiano, in altre parole tutti noi, con le tasse, dove presumibilmente saranno “prelevati” circa 900 milioni di euro.



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