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“Parole vere sulla Caritas diocesana”, parla Mons. Vincenzo PELVI, Arcivescovo Diocesi Foggia - Bovino

Mons. Vincenzo Pelvi (foto N.B.) ndr.
di Redazione

FOGGIA, 30 APR. (Com. St.) - «Foggia avrà un futuro per la grande voglia di inclusione e per lo stile di accoglienza in grado di riconoscere i diritti di ciascuno. La Città è casa di tutti e in essa non è pensabile alcuna divisione tra chi si identifica per censo e affari e coloro che, senza voce, sono segnati da troppe miserie e mancanza di rete sociale. Quando si sceglie di abitare sullo stesso territorio, tenere separati agiati e diseredati può comportare una reciproca indifferenza, per cui agonizza la bellezza di una cittadinanza attiva. In questa direzione si colloca il prezioso e insostituibile impegno della Caritas diocesana che invita tutti a curvarsi sulle comuni fragilità, senza giudicare, disprezzare e condannare all’isolamento e all’esclusione.
Questo è un tempo propizio per comprendere che siamo legati l’uno all’altro in modo indissolubile. Nel tempo della pandemia è cresciuto vertiginosamente l’impoverimento delle famiglie, la mancanza di lavoro e si sono acuite disuguaglianze con non poche tensioni sociali. Solamente nel mese di aprile, la Caritas, grazie alla generosità di tanti ha erogato a domicilio buoni per cibo e beni di prima necessità a 350 famiglie italiane, 60 famiglie di stranieri residenti in città, 60 circensi, in più 2000 pasti serali d’asporto ai senza fissa dimora. Ha cercato, inoltre, di rispondere all’aumento di richieste di pagamento di bollette, bombole di gas, materiale didattico per ragazzi e soprattutto l’indispensabile per 60 neonati. È risultata, poi, ancora più impegnativa la vicinanza ai fratelli extracomunitari, impediti ad allontanarsi da Rignano, Borgo Mezzanone, Salice e fabbrica del latte in via Manfredonia.
Gli operatori Caritas, con la clinica mobile, hanno provveduto a viveri, medicinali e dispositivi per la prevenzione al virus.
E, così, il tempo della “chiusura” si è trasformato in opportunità di eccedenza di amore, forza morale indispensabile per ripartire assieme, ritrovando la concretezza delle piccole attenzioni da avere verso coloro della porta accanto che sono nella necessità. Un piatto caldo, una spesa offerta, la condivisione di un debito…sono diventati gesti familiari di attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno si che la vita abbia senso. Ciò potrà proteggerci anche da quelle malattie sociali regresse, quali l’azzardo, che risucchia i pochi spiccioli dei più deboli, e l’usura che specula sulla disperazione della gente. Nei tempi di crisi ed incertezza questi due “virus” si insinuano in maniera subdola e si intrecciano con ansia, depressione e altre forme di dipendenza.
Foggia non ha solo bisogno di giustizia che la renda più sicura, ma di una cultura di prossimità che giova al bene comune al di là di interessi soggettivi o corporativi. Ritorniamo a valorizzare la voce del cuore e affidiamo il domani all’integrazione tra le diverse fasce sociali per una convivenza fraterna e serena. Gli stessi legami di parentela, amicizia, gruppo, volontariato restano provvidenziale collante per un territorio che dice no alla prepotenza e alle tensioni.
Foggia – è l’appello della Caritas – non dimenticare che ciò che accumuli o sprechi è il pane tolto ai più bisognosi».





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