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Grumo Appula (Ba). Sorvegliato speciale a spasso senza patente e con auto rubata, arrestato dai carabinieri [CRONACA DEI CC ALL'INTERNO]

Arrestato sorvegliato speciale a Grumo Apulia. (Foto cc.) ndr.

di Redazione

BARI, 28 SETT. (COMUNICATO STAMPA) - I Carabinieri della Compagnia di Modugno hanno arrestato M.M. 50enne, di origini albanesi, pluripregiudicato, sorvegliato speciale di PS con obbligo di soggiorno a Binetto. L’uomo, volto noto alle forze dell’ordine, oltre a essere sottoposto alla sorveglianza speciale doveva presentarsi, quotidianamente, presso la Stazione Carabinieri di Grumo Appula per l’apposizione della firma, percorrendo la via più breve da Binetto a Grumo Appula. Tuttavia l’indole del soggetto, dedito continuamente a violare le leggi, ha portato i militari a pedinarlo per verificare se, effettivamente, dopo l’apposizione della firma, tornasse nel comune di Binetto, a piedi o in bicicletta come era solito dire. Durante i continui servizi, i militari hanno scoperto che il 55enne, una mattina dopo aver firmato in caserma si è allontanato a piedi, raggiungendo un bar del centro cittadino per poi, a distanza dal comando Stazione, raggiungere un parcheggio dove alla guida di un’autovettura con targa straniera si allontanava facendo perdere le tracce. Analogo riscontro è stato poi accertato nei giorni seguenti, infatti, dopo l’apposizione della firma, il 55enne si allontanava sempre a piedi, ma opportunamente pedinato a distanza è stato notato nuovamente raggiungere un parcheggio, ove alla guida della stessa auto si allontanava in direzione Toritto anziché Binetto. Dopo la quarta violazione i carabinieri hanno bloccato M.M. contestandogli la violazione continuata delle prescrizioni imposte ossia quella di trattenersi nel comune di Grumo Appula, per buona parte della mattinata o quella di non rientrare subito a Binetto. Le sorprese per i militari non sono finite qui poiché sottoposto a perquisizione è stato trovato in possesso di un telefono cellulare, violando l’ulteriore prescrizione di non possedere strumenti di comunicazione. Ma c’è di più, poiché l’uomo non solo non aveva provveduto alla conversione della patente di guida ma se ne andava in giro con un’auto rubata il 9 marzo 2020 a San Severo. A questo punto il 55enne è stato arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari, mentre si è proceduto al sequestro del telefono cellulare e dell’autovettura. 

BARI. I CARABINIERI HANNO ESEGUITO TRE ORDINI DI CARCERAZIONE NEI CONFRONTI DI ALTRETTANTI AFFILIATI AL CLAN “DI COSOLA”

Si sono aperte le porte del carcere per tre affiliati al clan di Cosola, colpiti da condanne definitive, per complessivi 25 anni di reclusione, a seguito dell’operazione denominata “Pilastro”.   È divenuta definitiva la sentenza della Corte d’Appello di Bari emessa il 2 luglio 2020 che aveva riconosciuto gli stessi colpevoli, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione e illecita concorrenza con violenza e minaccia”. Pertanto, alle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno tratto in arresto nel capoluogo cittadino uno dei responsabili ed hanno notificato gli altri provvedimenti restrittivi presso le case circondariali ove erano detenuti gli altri due interessati.  Il provvedimento odierno costituisce l’epilogo del processo avviato a seguito delle indagini condotte, a seguito dell’omicidio di MIZZI Giuseppe - vittima innocente di mafia - negli anni 2011-2014 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, nei confronti del clan Di Cosola, consorteria mafiosa che, nel tempo, ha subito importanti interventi repressivi. L’inchiesta aveva messo in luce come il sodalizio criminale avesse, nel suo vasto territorio d’interesse, condizionato la libera concorrenza nel mercato del calcestruzzo, mediante un accordo con un produttore di calcestruzzo che prevedeva l’avvicinamento di imprenditori edili che venivano posti di fronte alla scelta: consegnare somme per mantenere i detenuti del clan, oppure acquistare il calcestruzzo “consigliato” dagli estorsori. Dunque, oltre all’illecita concorrenza che consentiva al clan di infiltrarsi, con violenza e minaccia, nel circuito produttivo, il sodalizio sottoponeva gli imprenditori edili che avevano impiantato cantieri nelle zone controllate ad estorsioni, con pagamento mensile delle somme a titolo di “protezione”. Inoltre, le indagini hanno permesso di individuare l’esistenza di una struttura, emanazione del clan mafioso, dedita al lucroso traffico di stupefacenti sui territori controllati dal clan. In sintesi, l’operazione “Pilastro”, che nel 2015 ha visto l’esecuzione di provvedimenti restrittivi nei confronti di 64 indagati, oltre a disarticolare, almeno nei tratti essenziali, il clan DI COSOLA, ha indotto alcuni elementi di spicco, tra i quali DI COSOLA Antonio (ora defunto) a collaborare con la Giustizia, gettando le basi per l’esecuzione di altre e significative attività repressive che, negli anni a seguire, hanno permesso di contrastare efficacemente un clan che, da oltre un trentennio, fa registrare la sua nefasta operatività in Bari e provincia.



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