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Teatro. Abeliano Danza: Romeo e Giulietta, inno alla vita di Roberto Zappalà

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr

di Maria Caravella

BARI, 22 GEN. - Romeo e Giulietta non è altro che un duetto costruito su uno spessore sonoro che accosta John Cage, Sergei Prokofiev e i Pink Floyd. Questa è una scelta coreografica realizzata da Roberto Zappalà, che utilizza anche testi curati da Nello Calabrò, per riportare sulla scena gli infelici innamorati di Verona. Un altro grande successo nell’ambito di DAB, Danza a Bari, la stagione di danza contemporanea del Comune di Bari realizzata dal Teatro Pubblico Pugliese in collaborazione con Teatri di Bari. Dietro le quinte abbiamo intervistato Roberto Zappalà per meglio comprendere la genesi di questa originale coreografia: Com’è nata l’idea di questo spettacolo? L’idea è nata 12 anni fa, abbiamo cominciato un progetto che si chiama antologia, in cui sto riprendendo tutti i miei lavori che hanno superato i dieci anni e soprattutto quelli a cui tengo di più. L’idea è quella di rivederli alla luce di nuove esperienze. 
Ad esempio questo spettacolo era totalmente diverso da come si presenta oggi, a cominciare dall’effetto scenografico che ora è legato di più alla fisicità e al linguaggio del corpo. Si tratta di una rielaborazione? Non proprio, il progetto artistico prevede di rivedere il passato per trovare un nuovo futuro, è proprio questo il nostro slogan. Mi parla un pò delle scelte musicali che ha messo in atto? All’epoca mi chiedevano di fare Romeo e Giulietta con le musiche di Prokofiev, io ero molto titubante perché mi sembrava un’impostazione troppo classica. Visto che la storia non è ispirata a quella tradizionale, ma si ispira al disagio che questi due giovani vivono all’interno della società, ho pensato che doveva essere smembrato quello che era il racconto di Prokofiev e così ho fatto una ricerca in cui ho inserito perfino un mambo cantato da Josè Altafini il calciatore brasiliano e anche love me tender , ci sono molti accostamenti contrastanti ma originali. Cosa cambia rispetto alla prima coreografia? Rispetto a Prokofiev sicuramente l’atteggiamento molto dolce, che qui diventa duro, concettuale; si tratta di un luogo dove entrambi si cercano e non si vedono mentre sono invece nella stessa stanza e indossano la maschera e quando la tolgono cambia anche il loro atteggiamento. 
Molti restano spiazzati perché si aspettano il finale della tragedia classica. Cosa salva del testo originale? Nulla, specie rispetto a Shakespeare che in tutte le sue tragedie fa emergere la morte, io per mia scelta amo la vita e questo è un elogio alla vita un input per i giovani a vivere a tutti i costi. Questo è il suo messaggio? Si certo, infatti non c’è la morte, si guardano, si osservano escono insieme e vanno incontro alla vita. Un finale positivo, certo se uno si aspetta il racconto pedissequo rimane spiazzato, ma ormai questo per i classici non esiste quasi più, in ogni messa in scena si tende a rivisitare e attualizzare il testo classico.



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