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Cav 'bloccato'; Alfano-Fitto tentano tregua ma Pdl nel caos

FItto e Alfano. (foto Agi) ndr.

di Redazione

ROMA, 23 OTT. (AGI) - Un copione gia' scritto, che si ripetera' fin quando l'asse politico-giudiziario non avra' raggiunto l'obiettivo finale. Silvio Berlusconi rientra nel pomeriggio a Roma accolto dalla notizia del rinvio a giudizio a Napoli per l'inchiesta sulla compravendita di senatori e si lascia andare a un nuovo sfogo tra rabbia e amarezza: sono accerchiato, nessun governo di larghe intese, nessun atteggiamento responsabile servira' mai a bloccare l'accanimento nei miei confronti, e' la riflessione a caldo dell'ex premier, tentato nuovamente da mandare tutto all'aria. Tornato nella Capitale controvoglia per tentare di sedare le crescenti spaccature in seno al partito, con gia' in agenda un nuovo faccia a faccia con i due 'contendenti' Alfano e Fitto e la convocazione dell'ufficio di presidenza congelata, Berlusconi torna a tuonare contro i giudici: non si fermeranno mai, e' la convinzione. Il Cavaliere si sente 'isolato', avverte di non avere piu' dietro le spalle la 'copertura' compatta di tutto il partito, e proprio per questo le procure lanciano la sfida finale, ha confidato a un interlocutore incontrato nel pomeriggio. E nel mirino finisce proprio il partito, dove mi danno gia' per sconfitto, finito, estromesso dalla politica e pensano gia' a spartirsi il bottino. Parole e riflessioni dure, quelle dell'ex premier, confidate ad alcuni fedelissimi, che travolgono in primis i ministri pidiellini, rei - a suo dire - di averlo indebolito, ridicolizzato lo scorso 2 ottobre, proprio in vista dell'appuntamento piu' importante, il voto sulla decadenza, che resta tra le preoccupazioni principali di Berlusconi: un secondo dopo scatteranno le manette, e' l'incubo dell'ex capo del governo. Ma nel 'calderone' delle recriminazioni c'e' spazio anche per i lealisti: un partito spaccato adesso non mi serve a nulla, e' il refrain. Per questo Berlusconi, viene spiegato, ha favorito il faccia a faccia di oggi tra Alfano e Fitto. Da settimane, infatti, l'ex premier andava ripetendo ai due di parlarsi, sono convinto che vi capireste, era l'invito. Un incontro, tuttavia, che non ha affatto colmato le distanze tra il segretario e il capofila dei lealisti. Certo, fa osservare qualcuno nel Pdl, gia' che si parlino e' molto. Ma ciascuno dei due 'contendenti', viene riferito, lascia dopo due ore di vis a vis la stanza del Cavaliere a Montecitorio fermo sulle sue posizioni. Se e' vero che entrambi predicano l'unita' del Pdl come bene prioritario, e' altrettanto vero che il percorso per raggiungere l'obiettivo e' nettamente diverso. Fitto insiste sull'azzeramento degli incarichi e sull'accelerazione del passaggio a Forza Italia, Alfano reclama le chiavi del partito, quale unico e indiscusso successore del Cavaliere e di lasciare il ruolo di segretario non ci pensa nemmeno. Nel Pdl, pero', c'e' chi rileva un'altra questione: entrambi, in fondo, preparano il terreno per il dopo-Berlusconi. Il dubbio, del resto, si e' insinuato nello stesso ex premier: parlano di me gia' al passato, avrebbe confidato a un amico di vecchia data. E che la frattura tra le due anime del Pdl ormai sia incolmabile lo dimostra l'incidente sfiorato per un soffio al Senato sulle riforme. Certo, il destinatario principale del messaggio era il ministro Quagliariello, ma il segnale che falchi e lealisti volevano giungesse forte e chiaro era indirizzato anche al vicepremier e ai senatori firmatari della dura nota dell'altro ieri. Il ddl costituzionale e' passato per soli 4 voti. Quattro voti che hanno garantito la vota del governo. Ebbene, spiega uno degli astenuti, ora i governativi hanno capito che se vogliamo il governo puo' cadere. Ma, sebbene lo stesso ex premier farebbe volentieri saltare il banco, e' un rischio che in questo momento non vuole correre. Berlusconi intende arrivare all'appuntamento in Senato con il Pdl unito e per questo rinvia ogni decisione sui futuri assetti, nonostante il pressing di Fitto. Ma c'e' chi, negli ultimi giorni, e' tornato a riflettere sull'ipotesi di 'spacchettare' consensualmente il partito in due. Tra questi, viene riferito, Fedele Confalonieri che, al Cavaliere, avrebbe prospettato l'ipotesi di lasciare in vita il Pdl, cosi' da avere un 'braccio' diretto nel governo, e procedere comunque con Forza Italia, di cui l'ex premier resterebbe il leader indiscusso. Scenario che risponde anche ad interessi d'azienda: molti contratti di pubblicita' - ha confidato l'amico del Cavaliere ad un pidiellino lombardo - sono legati alla vita del governo. Ovvero perderebbero efficacia qualora l'esecutivo dovesse cadere (uno degli esempi che viene fatto e' il contratto di una famosa azienda di cosmetici, che vale 100 mila euro). Idea di cui Alfano non vuol nemmeno sentir parlare, tanto da frenare quelle colombe che insistono per la creazione in tempi rapidi di un nuovo gruppo: rischiamo di indebolirci e basta, la battaglia si combatte nel partito, io non voglio un centrino residuale.





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