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Foggia. Pannella sul dissesto idrogeologico del Gargano: «Subito il Geologo di Zona»

Marco Pannella a Foggia (foto N. Baratta) ndr

di Nico Baratta

FOGGIA, 08 SET. - «Siamo il paese del dissesto idrogeologico figlio di quello ideologico». Queste le parole che da anni, anche qualche decennio, Marco Pannella, leader storico dei Radicali Italiani, ripete per informarci sul gravoso problema che affligge l’Italia. Parole ripetute un po’ da tutti i radicali, e non solo, che ricordano le battaglie del loro leader intraprese in tempi non sospetti, quando il boom edilizio riempì di costruzioni in vari centri costieri, montani e fluviali, divenendo poi urbani. Oggi a Foggia si è svolto un importante convegno a margine del dramma che in questi giorni sta mettendo in ginocchio la Montagna del Sole. “Il Dissesto idrogeologico e la distruzione dell’ambiente provocano morte. Subito una politica di governo del territorio”. Organizzato dall’ Associazione Radicale "Maria Teresa Di Lascia" di Foggia, con i Radicali Italiani, all’appuntamento sono intervenuti noti esponenti della politica italiana e locale. Marco Pannella è stato l’ospite più atteso e ascoltato. Durante i lavori sono intervenuti il PROF. ALDO LORIS ROSSI, urbanista e docente di progettazione architettonica presso l’Università Federico II di Napoli, il DOTT. Giovanni Calcagnì, del Consiglio Nazionale dei Geologi, l’AVV. FABIANO AMATI, consigliere alla Regione Puglia già assessore alle Opere pubbliche e alla Protezione civile, l’ON. RITA BERNARDINI, Segretaria di Radicali Italiani, MAURIZIO BOLOGNETTI, segretario radicali lucani, GIUSEPPE CANDIDO, segretario associazione “Non mollare” Calabria, ALESSIO FALCONIO, direttore di Radio Radicale, MARIA LAURA GARRIPOLI, Associazione Futura, Venosa (PZ), DANIELA SPERA, Movimento Stop Tempa Rossa, Taranto, l’ON. MAURIZIO TURCO, tesoriere del Partito radicale, l’ON. ELISABETTA ZAMPARUTTI, già deputata radicale, commissione ambiente, l’ON. SERGIO D'ELIA, segretario di Nessuno Tocchi Caino, il Consigliere Comunale di Foggia del M5S, VINCENZO RIZZI, e altri esponenti politici in carica negli anni trascorsi. Grande assente per ragioni istituzionali l’Assessore all’Urbanistica della Regione Puglia, Angela Barbamente. Maurizio Bolognetti, Segretario Regionali dei Radicali di Basilicata, nel suo intervento ha voluto porre in evidenza non solo aspetti del dramma che imperversa sul Gargano, bensì su ampia scala, quella nazionale. «Questa politica non è capace di ascoltare i morti per frane e dissesti idrogeologici» ha commentato Bolognetti durante il suo intervento al convegno. Un’affermazione che ha trovato convergenze tra i partecipanti poiché ogni azione è sempre postuma agli effetti della natura. Il prof. Rossi, intervenuto telefonicamente, ha ribadito che in Italia negli anni ’30, in pieno periodo fascista (e qui il colore politico non ha nulla a che fare con le azioni svolte), le azioni intraprese risposero al fabbisogno della collettività. Rossi ricorda come in quel tempo furono svolte azioni di bonifica di molte aree paludose e di costruzione di argini fluviali atti a garantire sicurezza per le popolazioni presenti nell’aera. Azioni svolte con soldi pubblici, pari a circa 200 milioni di lire. Tanti soldi ma spesi bene con programmi e progetti ben definiti, soldi controllati per il fine preposto. Oggi, pone in evidenza il prof. Rossi, i milioni impiegati a tal fine sono centuplicati, spesso utilizzati in emergenza piuttosto che in prevenzione, e gli effetti son sotto gli occhi di tutti. Tuttavia Rossi punta il dito verso i nostri politici criticandoli di non applicare quel «documento di indirizzo strategico che sviluppa un’ipotesi complessiva sulla programmazione di un territorio, individuando i soggetti interessati, le possibili fonti di finanziamento, gli strumenti e le azioni necessari alla sua attuazione, il cosiddetto Masterplan, uno strumento volontario che è liberamente condiviso e approvato dai soggetti interessati, siano essi pubblici e /o privati, da attuarsi mediante una o più intese ed è caratterizzato da processi partecipativi che sanciscono la validità del suo contenuto ai fini economici e sociali per i cittadini dei territori interessati dal progetto di programmazione territoriale.» Importante e chiarificatore è stato l’intervento del il dott. Giovanni Calcagnì «Siamo alle solite, quelle emergenze geologiche che attanagliano l’Italia, dove l’emergenza è l’ordinario –ha affermato Calcagnì-. L’Italia è ostaggio di una situazione idrogeologica pericolosa e critica. Sul Gargano si è abbattuto un evento straordinario che oggi sta diventando ordinarietà in molti paesi della penisola. 315 e più ml di acqua piovana in 24 ore è un numero superiore alla norma, ma in continua crescita. Il clima sta cambiando e le politiche messe in atto son ferme». Più politico ma sostanziale l’intervento di fabiano Amati che, forte della sua esperienza regionale, ha ribadito come la Regione Puglia ha stanziato soldi per prevenire il dissesto idrogeologico, pur sapendo che le regole applicate spesso di atrofizzano negli uffici preposti demandati. In altre parole Amati ha posto l’accento sulla lenta e farraginosa burocrazia che colma gli enti locali. «Le regole ci sono. Sono anche ipertrofiche, con produzioni di leggi eccessive –ha commentato Amati-. Ci vogliono i soldi, non solo quelli stanziati, bensì quelli da programmare. La Regione Puglia –ha proseguito Amati- ha un suo Piano Urbanistico Territoriale per l’assetto idrogeologico. La Regione Puglia lo ha applicato fin dal suo varo, e da allora son diminuiti notevolmente gli abusivismi. Per tal piano la Puglia ha interessato 80 comuni, cui 63 solo per il Gargano. Ma i soldi non bastano, a fronte anche delle emergenze. Ci vorrebbero –conclude Amati- finanziamenti nazionali e europei, oltre che a politiche locali più celeri. Resta inteso che gli interventi vanno eseguiti laddove si necessitano cambiamenti per la sicurezza del territorio e per il fabbisogno personale». Tra gli interventi che meritano rilievo c’è quello di Vincenzo Rizzi che ancora una volta ha ricordato come la peculiarità del territorio impone azioni mirate. «Non ci si può nascondere dietro le frasi come per esempio “i fiumi dovevano esondare” giacché quei percorsi son stati cambiati per mano dell’uomo. Un cambiamento –ha proseguito Rizzi- voluto per far spazio a costruzioni, spesso abusive e poi condonate, per valorizzare territori costieri nella fattispecie. Costruire camping tra due canali è un’assurdità che oggi la natura ha voluto porre rimedio. Questo è abusivismo legalizzato. Chi ci governa, a tutti i livelli, non sa leggere il territorio, comprenderlo e spesso assecondarlo –ha concluso Rizzi-». Insomma, tutti i partecipanti son convenuti che per affrontare il problema di dissesto idrogeologico non bisogna attendere l’emergenza, come spesso capita; ci vogliono politiche programmate con indirizzi per specifici e conoscenza del territorio. Pannella, ma anche molti dei partecipanti, hanno ricordato vecchie discussioni affrontate in altre emergenze, dove emergeva la necessità che ogni area, nel caso la provincia, dovesse avere il Geologo di Zona. Questa figura è evocata da tempo dai radicali poiché è un tecnico locale che sa leggere il territorio, lo comprende e lo analizza, mettendo in pratica azioni di prevenzione e dando suggerimenti, anche condizioni inderogabili se necessario, a chi è deputato a costruire. Tuttavia il problema resta e il dissesto idrogeologico incombe come una mannaia sui nostri colli, pronta a reciderli quando la natura decide di riprendersi ciò che l’uomo ha voluto sottrargli senza criteri che la potessero mitigare e non stuprare.



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