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Bari. Grande successo al Piccolo Teatro per "I Favolosi Anni ’60” di E. Battista regia di M. Sarubbi

Una immaginr dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 21 MAR. - "I favolosi anni ’60 di Emanuele Battista" è una performance comico - brillante, che con levità narra sulla Bari degli anni 60. Un resoconto che evidenzia con dolcezza e nostalgia le piccole tradizioni semplici di allora, dai giochi per strada alle tradizioni familiari dell’epoca, al modo di vivere dei baresi fatto di semplicità, naturalezza e sopratutto di vera umanità. Complici immagini, fotografie, piccoli oggetti caratteristici e il modo di parlare di allora. L’attore protagonista: l'istrionico Maurizio Sarubbi, che è anche il regista, intraprende con il pubblico questo viaggio meraviglioso il cui filo conduttore è “ non avevamo nulla ma non ci mancava niente”. Si parte dall'immediato dopoguerra quando il popolo italiano non aveva di che sfamarsi e viveva con l'angoscia dei postumi della grande guerra. Gli aiuti dell'America ci fecero un po' risollevare e pian piano l'economia ricominciò a decollare. L'Italia finalmente inaugurò il boom economico, il periodo della grande ripresa, questo anche per la città di Bari, con l'incremento dei consumi e l'avvento della tecnologia. La gente, per quel che poteva cercava di non farsi mancare i generi di prima necessità e per questo si incontrava spesso per realizzare grandi abbuffate e dimenticare la fame patita durante la guerra. Certo il mondo di allora non aveva nulla a che fare con il mondo di oggi, la gente si accontentava di poco per essere felice ed era in grado di apprezzare le piccole cose che facevano parte del quotidiano. Allora si camminava a piedi oppure in bicicletta, pochi avevano la fortuna di possedere una vespa e ancor meno erano i fortunati che potevano permettersi un'utilitaria, la mitica 500 che rappresentava per le famiglie di allora una delle massime aspirazioni. Sì cominciavano anche ad acquistare i primi elettrodomestici, ma tutto con molta sobrietà. 
La gente non andava in vacanza e il solo fatto di poter andare al mare rappresentava un privilegio; ovviamente non si andava in macchina, si prendevano i mezzi pubblici e si andava alla spiaggia popolare di San Francesco, solo i più ricchi si potevano permettere un biglietto per il Trampolino. L'estate era il momento migliore per poter fare tutti quei lavori necessari in casa, come scardare i materassi di lana, ripittare le pareti, fare le grandi pulizie, risistemare le cose un po' trasandate e soprattutto era il periodo ideale per "fare le bottiglie" cioè fare la conserva di pomodoro. Tutto allora veniva prodotto rigorosamente in casa e tutta la famiglia vi partecipava. Anche la scuola aveva un ruolo importante, e nessun genitore si permetteva di controbattere la maestra quando dava le punizioni, anzi molto spesso erano i genitori a richiederle. In scena la compagnia Amici del sipario: Susi Rutigliano e Maurizio Sarubbi, coinvolgono il pubblico anche con significativi momenti di interazione capaci di coinvolgere e divertire i presenti rendendoli protagonisti nel ricordo dei vissuti singoli e collettivi. Gli elementi scenici, tutti simboli di quel periodo come il priso, il verruzzo, lo sfregatoio, la salsa e tanti altri, sono stati curati da Maria Pastore. L'audio e le luci da Nico Sciacqua. Un racconto sulla nostalgia per le piccole tradizioni semplici, nel quale sono ricordati con simpatia e ilarità quegli anni mitici, per coloro che li hanno vissuti, anni della rinascita dopo la guerra e del boom economico. Uno spettacolo divertente e coinvolgente, accattivante e ben riuscito.



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