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Teatro. Al Petruzzelli grande successo per il Trovatore di Giuseppe Verdi, con matineè straordinario per gli studenti

Uan immagine della rappresentazione. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 1 MAR. - Al Petruzzelli di Bari in scena il Trovatore di Giuseppe Verdi, grande successo per la seconda opera del cartellone lirico della Fondazione Petruzzelli e teatri di Bari, con la direzione orchestrale affidata a Renato Palumbo e la regia a Joseph Franconi Lee. Un allestimento, imponente e tradizionale, per tutti coloro che amano la tradizione dell'opera classica, quello storico di Sormani Cardaropoli di Milano, con le scene di Tito Varisco, i costumi di Pasquale Grossi. L'opera realizzata da Verdi sul libretto di Salvadore Cammarano (Napoli, 1801 – Napoli, 1852) integrato da Leone Emanuele Bardare (Napoli, 1820 – Napoli, dopo il 1874), mette in scena un soggetto ispirato al dramma “El Trovador” di Antonio García Gutiérrez. Rappresentato per la prima volta a Roma, Teatro Apollo, 19 gennaio 1853. L'ambientazione: Biscaglia e Aragona, all’inizio del XV secolo. Narra che il capo degli Armigeri del conte di Luna, Ferrando, si trova dinanzi al palazzo di Leonora, dama di compagnia della principessa d’Aragona e narra ai suoi uomini un episodio accaduto 20 anni prima.
Una zingara stregò il fratello più piccolo del conte di Luna e per questo venne condannata al rogo: per vendicarsi sua figlia Azucena rapì il bambino e lo uccise bruciandolo sul rogo. Leonora confida a Ines di essersi innamorata di un trovatore dalla bellissima voce. All’improvviso, si ode da lontano il canto del Trovatore: Leonora va incontro all’amato e, pensa di abbracciarlo, a causa dell’oscurità abbraccia invece il conte di Luna innamorato di lei e al quale lei è promessa sposa. Resasi conto dell’errore la donna chiede perdono al Trovatore, ma il conte, ingelositosi, chiede all’uomo di svelare il suo nome e lo sfida a duello. Il Trovatore è Manrico, seguace del ribelle Urgel. Manrico ha vinto il duello con il conte ma è rimasto ferito. Una volta arrivato al suo accampamento incontra con sua madre Azucena che gli parla di un episodio accaduto 20 anni prima, confessando di avere portato al rogo, per errore, il proprio figlio e non quello del conte. Manrico chiede allora chi è sua madre: la donna non risponde. Leonora, nel frattempo, convinta che il suo amato sia morto ha deciso di diventare monaca: Manrico, saputa questa cosa, raggiunge la donna al convento. 
Una volta giunto al convento, mentre il conte di Luna si è appostato nei pressi per cercare di rapire Leonora: Manrico riesce ad allontanarsi con la donna. Nel frattempo, gli Armigeri catturano Azucena: Ferrando riconosce in lei la donna che 20 anni prima ha rapito il figlio del conte e la condanna a morte. Manrico sta per sposarsi con Leonora, quando apprende della cattura di sua madre e decide di correre in suo soccorso. Fatto prigioniero, Manrico è rinchiuso nella torre: Leonora, per salvarlo, si promette al conte in cambio della libertà dell’amato ma poi si avvelena. Manrico sta confortando Azucena in carcere quando sopraggiunge Leonora: l’uomo, che ha intuito il prezzo pagato dalla donna per ottenere la sua libertà, la rifiuta ma, vedendo gli effetti del veleno è preso dai rimorsi. Nel frattempo, arriva il conte arriva e, comprendendo di essere stato ingannato, ordina l’uccisione di Manrico. Solamente a esecuzione avvenuta, Azucena rivela al conte la tragica verità: quell’uomo era suo fratello. Il cast si è dimostrato di grande talento, in primis i protagonisti, entrambi coinvolgenti e avvincenti. Accanto a Giuseppe Gipali (Manrico) e Maria Teresa Leva (Leonora), si sono contraddistinti nelle rispettive interpretazioni, anche Carmen Topciu (Azucena) ed un buon Conte di Luna, nella figura di Alberto Gazale, che ha ridato attrazione a questo ruolo. 
Un cast perfetto, per il progetto di regia di Franconi Lee, che ha regalato al pubblico una messinscena monumentale, sotto tutti gli aspetti. amabili anche gli altri interpreti: Alessandro Spina (Ferrando), Elisabetta Farris, Blagoi Nacoski, Dario Lattanzio e Raffaele Pastore. Eccellente l'esibizione del Coro, diretto con maestria da Fabrizio Cassi. Apprezzabile l'iniziativa della Fondazione Petruzzelli nel divulgare l'opera lirica sul territorio. A tal proposito il 28 febbraio 2018 è stato realizzato, oltre alle già programmate repliche in cartellone, un matineè rivolto a tutte le scuole al costo di tre euro a persona. Una realizzazione di sicuro valore, che fa seguito a quella eccellente dell'Olandese volante di Wagner, che ha inaugurato la stagione lirica 2018 in maniera appropriata e convincente. L'opera, insieme a Turandot di Puccini, sarà rappresentata in Giappone nella tournee che il Petruzzelli ha organizzato dal 17 giugno al 2 luglio. A dirigere l'orchestra in Giappone sarà il maestro Palumbo che diresse, nel 2009, la Turandot nell'edizione curata da Roberto De Simone per la riapertura del Petruzzelli ricostruito dopo l'incendio.



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