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52º Vinitaly. Vini biologici, biodinamici e artigianali

Assaggi presso gli stand al Vinitaly 2018. (foto A.Gigante) ndr.
Nuove nicchie di mercato modificano la geografia dei consumi

di Daniele Lo Cascio

VERONA 16 APR. – Ci sono mercati mercati nuovi nel panorama dell’offerta del vino che oggi, quasi non sono più di nicchia ma hanno acquisito ormai un loro peso specifico tanto da ritagliersi un padiglione tutto per se all’interno della 52ª edizione di Vinitaly a Verona. Stiamo parlando dei vini biologici, biodinamici e artigianali che nella più grande fiera mondiale dedicata al mondo del vino sono ospitati rispettivamente nel padiglione 8 con VinitalyBio, giunto alla 5ª edizione, dedicato al vino biologico certificato prodotto in Italia e all’estero. Realizzato in collaborazione con FederBio, Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, che ospita quest’anno 74 aziende, provenienti anche dalla Spagna e ViViT – Vigne Vignaioli Terroir, salone speciale dei vini artigianali giunto alla 7ª edizione, realizzato da Vinitaly in collaborazione con l’Associazione Vi.TE. per valorizzare le diverse identità e la sostenibilità ambientale. 
I produttori dei tre spazi espositivi (74 a VinitalyBio, 117 Vivit, 158 Fivi – Federazione Italiana Vignaioli indipendenti) hanno peculiarità che li contraddistinguono anche agli occhi degli operatori e dei buyer.
(foto A.Gigante)
La scelta dipende dal consumatore di riferimento: chi vuole il prodotto certificato biologico di VinitalyBio, chi segue il percorso dei vignaioli artigianali di Vivit, chi cerca produttori che dal vigneto al consumatore mantengono e valorizzano il legame con il proprio vino come sono quelli di Fivi. Sempre più apprezzati, i vini del padiglione ‘green’ rappresentano nicchie in espansione in Italia e all’estero.  

Dalla ricerca Vinitaly/IRI 2018 emerge che le vendite di vino bio sono cresciute nella distribuzione organizzata italiana nel 2017 del 45,3% in volume e del 40,5% quelle degli spumanti per un totale di oltre 4 milioni di litri e 25 milioni di euro. Il vino bio non è più una moda. «È, piuttosto – afferma Maria Grazia Mammuccini, produttrice biologica e vicepresidente di FederBio –, il riconoscimento da parte del mercato dello stretto legame del vino con il territorio e la sua tutela ambientale, sociale ed economica. Il vino più di altri – prosegue – prodotti rappresenta questo in Italia e ancor più all’estero, proprio per la peculiarità del nostro Paese di avere un vino per ogni territorio». Per FederBio il trend è molto chiaro, a una crescita della domanda corrisponde un aumento della produzione. 
L’Italia è il primo produttore di vino certificato biologico al mondo, circa 500 milioni di litri e il 1% del totale vitato del nostro paese. Nel 2016 le vendite sono ammontate a 275 milioni di euro, con un balzo del 34% rispetto all’anno precedente. Di questi, 192 milioni hanno rappresentato il valore del vino esportato, in rialzo del 40% sul 2015, mentre il progresso sul mercato interno è stato del 22%. «Nei 4 giorni di ViViT vogliamo raccontare i nostri territori attraverso i nostri vini», spiega invece Gabriele Da Prato, presidente dell’associazione Vi.Te - Vignaioli e Territori. «Tutti i vignaioli presenti condividono un codice etico che ci unisce nella filosofia produttiva, ma poi ciascuno porta all’interno di Vi.Te un’identità inconfondibile e la sua storia». Storie che piacciono sempre più all’estero – quasi la totalità dei buyer che visitano ViViT proviene da Usa e Nord Europa, ma nel 2017 si è vista anche tanta Cina, Korea, India, Sudafrica, Australia – e che quest’anno crescono ulteriormente grazie a un ampliamento dello spazio espositivo e a nuovi allestimenti.


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