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Teatro. Grande successo al Duse per LINO DE VENUTO con "PASOLINI PRIMA E…DOPO".

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C:) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 2 NOV. - Lino De Venuto autore, regista e attore dalla grande interiorità, riporta in tutte le sue performance ricchezza di contenuti e profondità di riflessione, ciò si evidenzia in particolar modo nel suo spettacolo dedicato a Pier Paolo Pasolini. La drammaturgia che ha vissuto diverse fasi, è stata in questi tre anni, dall'autore più volte rivista, allo scopo di sviscerare nella sua profondità il pensiero di Pasolini. De Venuto ripercorre nella pieces, l'opera e la vita del grande scrittore, tragicamente scomparso, partendo proprio dalla sua morte, avvenuta ufficialmente per mano del 17enne Pino Pelosi. Fino al 9 novembre, presso il Teatro Duse di Bari, andrà in scena lo spettacolo “Pasolini prima e dopo”, drammaturgia regia di Lino De Venuto, elementi scenici di Gianfranco Groccia, con Claudio Cammisa, Giambattista De Luca, Lino De Venuto, Emanuella Lomanzo, Mauro Milano, Pietro Matarrese, Tiziana Nuzzo (e la partecipazione del pubblico). Produzione di Occhio del Ciclone Theater. 
La rappresentazione trae spunto da due elementi: "il primo è “Siamo tutti in pericolo”, l’ultima intervista del giornalista Furio Colombo a Pasolini (sei ore prima della sua barbara uccisione), in cui il “Corsaro”, con una incisiva similitudine con la pioggia, metteva in guardia il popolo italiano dal pericolo, appunto, di stragi e golpe. Il secondo elemento riguarda la passione fin da piccolo dell’intellettuale bolognese, specialmente nel periodo della giovinezza friulana, per i treni, per le locomotive a vapore, per i movimenti lenti dei vagoni che trasportavano lavoratori, studenti, rari forestieri e anche emigranti". Il treno diverrà così, l'ignaro protagonista dei momenti più importanti della sua vita: “Più della metà dei miei versi – scrisse – sono stati pensati, o scritti, in treno”. La drammaturgia concepita da Lino de Venuto è pertanto un immaginario Viaggio su Rotaie pensato come passaggio di “stazioni ferroviarie” idealmente rappresentate dalle diverse opere di Pasolini (Poesie a Casarsa, Una disperata vitalità, Calcio e Letteratura, Il Pianto della Scavatrice da Le Ceneri di Gramsci, Profezia, La Ballata delle Madri…): un viaggio vissuto con coraggio e passione in aperta e continua lotta con la società del suo tempo, sotto costante “pericolo” e con l’intimo presentimento di un epilogo tragico. 
Il tempo della fermata in ogni stazione consente agli interpreti, attraverso passi recitati e performance mimico-gestuali, di lambire, incunearsi, estrarre passi significativi della sfaccettata e multiforme scrittura del Viaggiatore-Poeta Pasolini. L’ultima stazione è Ostia, luogo in cui Pasolini fu barbaramente ucciso proprio il 2 Novembre del 1975: potrebbe sembrare la fine dello spettacolo ma non lo è. In scena viene introdotto un cavalletto con una grande foto di Pasolini con la quale gli attori simulano un dialogo confessando, tra ironia e sarcasmo, quel che fino ad oggi, a 42 anni dalla sua morte, è accaduto e accade intorno a lui. Preziose per De Venuto le testimonianze postume, lettere e poesie, di Laura Betti, E. De Filippo, Morante, Panagulis, Bianchi, O. Fallaci, Caproni, Schierano (ex insegnante-collega di Pasolini) e di ex Studenti: una di esse al termine di ogni spettacolo viene scelta casualmente da uno spettatore, che poi viene invitato sul palcoscenico per leggerla. Il finale è un rinvio al momento conclusivo del film “Che cosa sono le nuvole”: le marionette di Totò e Ninetto Davoli (rispettivamente nei panni di Otello e Iago) celebrano un inno alla Poesia, “merce inconsumabile e inconsumata”.L'invito che il regista intende dare al pubblico è quello che l’unico modo per conoscere realmente Pier Paolo Pasolini è leggere e approfondire le sue opere che nell’insieme costituiscono la sua biografia. Un cast ben assemblato, diretto nel particolare da Lino De Venuto. che ha saputo con intelligenza e professionalità. valorizzare le capacita di ciascuno.



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