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Teatro. CACCIA AL NEGRO di Vito Latorre in scena  con successo al Teatro Duse

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 20 GEN. - “Mit mit moy garab am”. E’ un proverbio senegalese e vuol dire: “L’uomo è il rimedio per l’uomo”. È l'umanità infatti che dovrebbe porre rimedio ai suoi stessi errori, che fin dalla notte dei tempi hanno dato origine ai mali delle cosiddette società civili. Fino al  25 gennaio, weekend esclusi, Onirica Poetica Teatrale porta in scena sul palcoscenico del Teatro Duse di Bari, CACCIA AL NEGRO con Gabriella Altomare, Ermelinda Nasuto, Davide De Marco, Francesco Lamacchia e Antonio Repole, Regia di Vito Latorre. Un' interessante performance che porta sulla scena  problematiche di grande attualità, tra cui i preconcetti, il razzismo, la ricerca della verità e la relatività di quest'ultima. Una rappresentazione di grande impatto emotivo,  un teatro che si poggia su contenuti importanti,  che vengono elargiti molto con l'ausilio della gestualità oltre che dal beneplacito della parola, peculiarità che contraddistingue fin dalle sue origini la compagnia Onirica. La storia è quella della ricerca del colpevole di uno stupro commesso da un bianco, che viene volutamente attribuito ad un nero. Una società che con crudeltà "mette tutti al proprio posto" e il posto del nero è inevitabilmente quello dell'assassino, tale, dalla notte dei tempi. 
La messinscena ha origine da uno studio sul pensiero di Jean Paul Sartre inerente al razzismo, tema che ritorna in molti suoi scritti, anche teatrali come: “La Putain Respecteuse”. Un po calcando “Catastrophe" di beckettiana memoria, la piéce propone sulla scena, un uomo, su un cubo. Vittima di una cultura quanto mai attuale. Un uomo che, solo per la sua condizione entra a far parte di un ingranaggio che lo annovera tra le file dei colpevoli e per questo deve pagare. In un avvicendarsi sempre più caotico, la vicenda si tinge di un intreccio di abusi, omicidi, interessi, denaro, in un contesto dove a dominare è la legge del potere e delle lobby. Oltre alle scontate considerazioni che gli spettatori possono trarre al termine dello spettacolo, il regista intende con questo lavoro lasciare una parentesi aperta e spazio alla riflessione su molte problematiche di attualità, spronando tutti a lottare contro stereotipi e pregiudizi, in una società che stenta ad evolversi e a lottare per la verità.



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