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Teatro. Grande successo al Teatro Palazzo per "Il penitente" di David Mamet con Luca Barbareschi e Lunetta Savino

Un immaginedello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 1 MAR. - Un grande cubo sospeso sul palcoscenico accoglie il pubblico che arriva a Teatro. E' uno schermo dalle sei facce che proietta immagini e filmati inerenti a processi famosi che hanno riguardato personaggi celebri che sono stati oggetto di grande interesse per i media e soprattutto vittime di gogna mediatica, protagonisti di ingiuste condanne oppure di incredibili assoluzioni, tra cui Sacco e Vanzetti, Enzo Tortora, Giulio Andreotti, Clemente Mastella, Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri … Pian piano si fa strada tra il pubblico e si dirige spedito sul palcoscenico un uomo di una certa età che indossa la kippah, un ebreo, che ha tra le mani un giornale (Luca Barbareschi). Stiamo parlando de "Il penitente" di David Mamet portato in scena al Teatro Palazzo di Bari, da Luca Barbareschi che ne ha curato adattamento e regia. Sulla scena è affiancato da Lunetta Savino, Massimo Reale, Duccio Camerini. Una produzione Teatro Eliseo, Fondazione Campania dei Festival, Napoli Teatro Festival Italia. Come dichiara la Savino: "La trama è sottile, originale ed anche complessa ed appassionante perché la vicenda ha una struttura simile ad un giallo e solo alla fine la vicenda si manifesta per quello che è realmente". 
Si parla di uno psichiatra di origini ebraiche, che vive negli Stati Uniti, che si rifiuta di testimoniare in tribunale a favore di un paziente accusato di aver compiuto una strage. Essendo il suo paziente un omosessuale, il suo comportamento da adito ad interpretazioni, pertanto su di lui comincia ad aleggiare il sospetto di omofobia. Per questo “il penitente” subisce una vera e propria gogna mediatica e giudiziaria e senza alcuna pietà viene sbattuto in prima pagina, diventando la vittima predestinata, di un pubblico incostante, alla continua ricerca di un nuovo colpevole sul quale far ripiombare una giustizia sommaria, ritenuta però di grande appagamento per la collettività. Una vera e propria tragedia moderna, in cui un uomo moralmente integerrimo diviene vittima, non solo dei media ma anche di una frettolosa e sommaria giustizia. Come dice lo stesso Barbareschi in ognuno di noi c'è una parte del “penitente”, come quando, per esempio, decidiamo di essere coerenti con le scelte della nostra vita oppure quando rifiutiamo di abbracciare un dogmatismo stupido per arrampicarci invece in cammini tutt'altro che banali. Una lucida analisi del rapporto alterato tra comunicazione, spiritualità e giustizia nella società contemporanea. Il penitente, l’ultimo testo composto nel 2016 per il teatro dal drammaturgo statunitense David Mamet – Premio Pulitzer per Glengarry Glen Ross – descrive l’inquietante panorama di una società così alterata nei propri equilibri che l’integrità del singolo, anziché guidare le sue luminose azioni costituendo motivo di orgoglio, diviene l’aberrazione che devasta la sua vita e quella di chi gli vive accanto. Un testo di Mamet, molto bello e di grande effetto scenico. Un tipo di scrittura che ricorda la scuola beckettiana. Le scene sono di Tommaso Ferraresi sono essenziali, come anche i costumi di Anna Coluccia, le luci di Iuraj Saleri, le musiche di Marco Zurzolo, il suono di Hubert Westkemper, il video di Claudio Cianfoni, Marco Tursi e Andrea Paolini, la dramaturgia è di Nicoletta Robello Bracciforti. 
Tutto minimal e simbolico, una lucida analisi del rapporto alterato tra comunicazione, spiritualità e giustizia nella società contemporanea, in cui Il penitente diviene la "vittima di una moderna inquisizione" operata dai media. È ciò che accade all’individuo quando viene attaccato dalla società nella quale vive ed opera, quando la giustizia crea discriminazione per avvalorare una tesi utilizzando a questo fine l’appartenenza religiosa. L’influenza della stampa, la strumentalizzazione della legge, l’inutilità della psichiatria, sono questi i temi di una pièce che si svolge tra l’ambiente di lavoro e il privato del protagonista. Perché il disfacimento sociale di un individuo influisce inevitabilmente sul suo rapporto matrimoniale e sulla sua vita personale. Mamet racchiude questo panorama in otto scene. Otto atti di confronto tra marito e moglie, con la pubblica accusa e con il proprio avvocato. Fino al colpo di scena finale». Un bellissimo spettacolo, un'ora e mezza circa di confronto serrato dei protagonisti sulla scena, per giungere all'epilogo del finale in cui il colpo di scena è dietro l'angolo e conquista il pubblico che dimostra fino alla fine di aver apprezzato il testo e la talentuosa interpretazione dell'affiatato cast.



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