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Bif&st. Sul palcoscenico del Petruzzelli, Baricco "legge" Novecento

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 30 APR. - La maggior parte degli italiani non legge nemmeno un libro all'anno, ma il Tearto Petruzzelli di Bari era quasi sold out per l'ultimo spettacolo della rassegna del Teatro pubblico pugliese che ha visto sulla scena Alessandro Baricco nella lettura di Novecento. Un fenomeno strano come tanti fenomeni inspiegabili del nostro bel paese. Novecento scritto circa 25 anni da Alessandro Baricco e trasformato da Tornatore in un film di grande successo, viene in questa occasione "letto" nel senso letterale del termine, dallo stesso Baricco che decide di portarlo in scena lui stesso per la prima volta, dopo che il testo del suo libro era stato trasformato in un monologo teatrale, nel 1994, costruito per l’interpretazione di Eugenio Allegri sotto la direzione del regista Gabriele Vacis. "Dall’oceano scendere è difficile, quando ci si è sempre vissuti sopra". Accarezzati per tutta una vita dalle onde, l’impatto con la terra ferma può far paura. L’oceano è immenso, per chi non lo attraversa ogni giorno, ma non per Danny che sull’oceano, a bordo del Virginia, ha il suo letto, il suo pianoforte, e tutto il suo mondo, la situazione qui è completamente invertita. Scendendo dal piroscafo, gli si potrebbero aprire infinite possibilità e grandi opportunità di scelta e lui, sarebbe soltanto uno con un nome strano e un po’ lungo, che potrebbe prendere una delle tante strade e percorrerla. 
A pensarci, ciò potrebbe fargli paura. Baricco l’infinito lo descrive così, con un oceano e un pianoforte, e tutto lo smarrimento che si sente, in quelle pagine di Novecento, sicuramente il suo libro più conosciuto dal grande pubblico. Quando si legge un’opera teatrale, capita di chiedersi se la scena che ci immaginiamo è la stessa pensata dall’autore, se il tono che diamo a una battuta riflette lo stato d’animo del personaggio quale è stato concepito. Un accento, un sospiro, qualche secondo in più di silenzio tra un enunciato e un altro. Ascoltarlo è come incontrare davvero i personaggi, conoscere la storia da chi l’ha vissuta e non per sentito dire. Il narratore interno di Novecento, a cui Baricco dà voce, narra le vicende di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento e, alla fine, lo diventa. C’è scritto proprio così, «l’attore si trasforma in Novecento». Ecco, se vogliamo trovare una cosa che a Baricco riesce meno, in questo spettacolo, è trasformarsi nel personaggio. Ma lui non è un attore, e se quella di Baricco per alcuni versi è un’intuizione intelligente, cioè dar voce alle proprie parole, togliendo agli spettatori più curiosi ogni ragionevole dubbio, d'altra parte però sarebbe anche giusto non oltrepassare il proprio ruolo, valutando con onestà che spesso si dovrebbe essere consapevoli delle proprie qualità cercando anche di attribuire ad altri quelle che non si possiedono, come ad esempio quelle della lettura scenica.



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