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Sud Italia: «O equità o basta con questa storia». Il Sud vuole il suo partito [VIDEO]

I sostenitori per un partito per il Sud dell'Italia (foto allegata) ndr.
di Redazione
 
MONTE SANT'ANGELO (FG), 27 AGO. - Nella Costituzione Italiana è garantita l'uguaglianza, le pari opportunità, etc... Lo dice l'art. 3, (e per dirla tutta anche molti altri articoli che i nostri Costituenti pensarono in modo futuribile, alcuni dei quali oggi andrebbero rivisti per l’evolversi della società, nda.). In effetti, e nella sostanza, da decenni il Mezzogiorno di quello che fu il Belpaese soffre l'art.3. Disparità evidenti non solo nei territori e sue esigenze, bensì nell'economia e infrastrutture, tra e per le persone soprattutto. Un tema sempre affrontato dai Governi a mai risolto. L'assistenzialismo, alla fine, prevale sulla produzione locale, voluto da chi ci governa per poi spenderlo come propaganda.

Il 24 agosto 2019, pochi giorni fa appunto, alla Grancia, in Basilicata (Brindisi di montagna, in provincia di Potenza), si sono incontrate molte persone per contrastare l’ondata politica che vorrebbe un Sud Italia suddito. L’iniziativa, che è squisitamente politica, e ripresa da molti media nazionale, è stata lanciata da Pino Aprile, giornalista e scrittore pugliese, da anni sul fronte per un’Italia equa e sempre attento ai problemi del Mezzogiorno. L’incontro è servito per mettere le basi per fondare un partito che vorrebbe essere alternativo a tutti, presentandosi alle prossime elezioni. 





Tema focale è la risposta politica all’Autonomia differenziata, tanto invocata dall’attuale Governo, quanto discussa nei temi economici e obliterata da chi ne vorrebbe trarre profitto nei rivoli partitici vicino all’imprenditoria obbligatoriamente non del Sud.

Nell’ultima sua uscita web, Pino Aprile il 25 agosto ha dichiarato che: «Il Sud non vuole l'elemosina compensativa, né uno sputo, né uno schiaffo da parte della parte più ricca a danno dei più poveri. Il Sud vuole l'equità ovvero gli stessi diritti, le stesse infrastrutture, gli stessi treni e le stesse autostrade (del Nord, ndr.). Basta con queste pagliacciate. Questa roba era già nel contratto con il patto con la Lega e ora entra nel contratto col PD».

Il riferimento è chiaro e univoco. Si fa spazio, per esempio, alle infrastrutture dell'alta velocità dimenticando quelle prioritarie di collegamento con alcuni luoghi chiave e culturalmente importanti, anche per l’economia nazionale, come Matera, dove ancora oggi non è collegata su rotaia, o che la tratta Napoli Bari non sia decentemente collegata, come pure Taranto con Reggio Calabria e Trapani con Catania, come sommariamente ha proseguito Aprile. «Quello che sta avvenendo in queste ore tra M5S e PD –incalza Pino Aprile- conferma che ai Governi in Italia non importa quale sia il colore, l'orientamento dei partiti, si possono afre solo contro il Sud. O equità o basta con questa storia».

Nella nostra provincia, in particolare in Capitanata, un partito per il Sud sta sortendo interesse, diverso da quello di secessioni e unioni tra regioni e province. Caratteristica è la cosciente, interessata e innamorata, soprattutto politica, posizione di alcuni aderenti che da qualche tempo si battono, dapprima culturalmente e con letteratura, sul fronte Sud Italia e suoi diritti. Lo fa Matteo Notarangelo, da Monte Sant’Angelo, che risponde a chi auspica che l’Autonomia differenziata diventi operativa. «Se dovesse passare il provvedimento –afferma Notarangelo-, l’Italia “differenziata” non sarà più una Repubblica democratica fondata sul lavoro e non sarà più compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona: saremo un popolo parcellizzato, vincolato e mosso non più su una comune appartenenza politica, etica, culturale; ma sulla rivalsa, sulla rivendicazione rancorosa dei propri privilegi, servizi, diritti. Ciascuno per sé; l’individualismo, il localismo come paradigma. Sarà la fine di un modello sociale, politico, culturale. I diritti universali (già di fatto minati dalla modifica dell’art. 81 della Costituzione, che vi ha inserito l’equilibrio di bilancio) saranno un optional più o meno raggiungibile non perché sia compito della Repubblica garantirli, ma sulla base del certificato di residenza».

Una visione che prende corpo dall’attenta analisi e travagliata storia dell’Italia del Sud. Territori sempre colonizzati, perciò sfruttati all’osso e fino al midollo, dove chi ci ha messo piede si è arricchito, svuotandoli e svendendoli al miglior offerente. Una prassi che si ripete nei secoli e che, anche per nostra complicità, chi assistenziale, chi per mancanza di mezzi e strumenti, ora vorrebbe dire basta, ponendo in essere la forza del Sud dell’Italia. La stessa che utilizzata bene ha provveduto a far crescere una parte del Belpaese, del Nord, e che ora sarebbe, oltre che da volano, carburante per la spinta e poi crescita del Mezzogiorno.

«Noi parliamo di federalismo fiscale. Noi parliamo di regionalismo differenziato. Noi parliamo di diritti negati per censo. Noi parliamo di diritti derivanti dal certificato di residenza. Noi parliamo di partiti e movimenti governativi che costringono i nostri giovani ad emigrare. Noi parliamo che il nostro SUD è privo di servizi e di infrastrutture. Noi diciamo che è vergognoso pensare alla velocità delle merci e all'impossibilità di raggiungere le città meridionali con treni normali. Noi diciamo che non è civile che al Sud non ci siano asili nido e mense scolastiche. Noi diciamo che inaccettabile togliere soldi alle università e politicizzare il numero chiuso. Noi diciamo di garantire il diritto allo studio e di abolire il numero chiuso. Noi diciamo di ri edere la legge sugli affidi. Noi diciamo mai più Bibbiano. Noi diciamo... Questo dice Pino Aprileha chiosato Matteo Notarangelo in suo post sul social network facebook, rispondendo a controparti politiche che oggi sono al vaglio di una cambio di rotta politico-governativo che ha tutta l’aria di preservare il posto piuttosto il bene comune, contravvenendo al quel dogma politico con cui son nati.

Un partito per il Sud sta prendendo piede. I consensi non mancano. Ma ha bisogno di sostenitori attivi, che siano e stiano nelle piazze, preparati e sempre ben informati, per illustrare il progetto e rispondere alla ormai selva, spesso pantomimica, foresta politica pullulante di lupi urlatori piuttosto che predatori giacché quest’arte è stata demandata a chi con potere economico decide il futuro.



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