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Monte Sant'Angelo. La dirigente scolastica Matilde Iaccarino presenta il suo saggio storico e apre la scuola a chi vuole raccontarsi

La copertina del libro (foto in allegato) ndr.
di Redazione

MONTE SANT'ANGELO (FG), 15 OTT.
- a cura della Pro.ssa Donata Dei Nobili.
“Fratelliditalia, il difficile percorso dell'Unità. Nord e Sud attraverso un viaggio nel cuore della stampa italiana dal 1945 al 1947”.

E' questo il titolo della pubblicazione di Matilde Iaccarino, giornalista, storica, scrittrice e dirigente scolastica della scuola “Giovanni Tancredi – Vincenzo Amicarelli” di Monte Sant'Angelo (FG).

Il libro è stato pubblicato da Antonio Pisano Editore di Pozzuoli.

Matilde narra una storia che riconsidera il passato e il presente dell'Unità d'Italia dal 1945 al 1947. Un racconto vivace delle “due Italie” che conduce a quella incredibile storia dell'attuazione perversa del federalismo fiscale e dell’inesaudibile regionalismo differenziato ossia “secessione dei ricchi”, spiegato dal pugliese Gianfranco Viesti e dal napoletano Marco Esposto.

Del coinvolgente lavoro storiografico della giovane storica, Antonio Alosco, docente di storia contemporanea presso l'Università “Federico II” di Napoli, scrive: “Lo studio di Matilde Iaccarino costituisce un'accurata ricerca di un aspetto cruciale della difficile unità nazionale che si ripropose, di fatto, nel secondo dopoguerra tra il Nord e il Sud. L'Unità d'Italia, realizzata dopo i moti e le guerre risorgimentali, appariva in tutte le sue contraddizioni e disparità, che riaffiorarono, in modo stridente, in concomitanza con gli eventi bellici”.

Il mito del “buon governo” del nascente Stato italiano unitario e nazionale viene riproposto e ricompaiono le “vecchie” tesi della “conquista piemontese” e della “colonizzazione” del Mezzogiorno, assumendo un nuovo significato.

Si legge nell'opera di Iaccarino: “Il Sud aveva subito una vasta espoliazione di risorse attraverso l'estesa e prolungata diffusione dell'Am-lire; invece, il Nord era riuscito, anche grazie all'opera della Resistenza, a salvaguardare quasi tutto il suo apparato produttivo”.

L'Am-lira è stata la valuta messa in circolazione dopo lo sbarco in Sicilia del 9 e 10 luglio 1943, dal comando militare alleato. Il corso legale dell'Am-lira terminò nel 1950.

A far riemergere la terribile “questione meridionale” e le evidenti politiche economiche a sostegno del Nord sono state le testimonianze e i reportage di ottimi giornalisti come: Indro Montanelli, Francesco Flora, Mario Alicato, Silvio Gava, Alberto Arbasino, Giuseppe Marotta e Guglielmo Giannini.

Furono questi i protagonisti dell' interessante dibattito che ebbe inizio nel 1945 e continuò nel 1946 e nel 1947 con documentati scritti e pubblicati da quotidiani politici e di opinione: “Avanti”, “Corriere della Sera”, “Corriere dell'Informazione”, “Il Dominio d'Italia”, “Il Globo”, “Il Risorgimento”, “L'Italia Libera”, “L'Uomo Qualunque”.

Da questo aspro confronto non si astennero Palmiro Togliatti, “Rinascita”; Elio Vittorini, ”Il Politecnico”; Pasquale Prunos, “Sud”; Adolfo Omodeo, “Acropoli”; Augusto Ghirelli, “Nuova Antologia”.

La discussione tra giornalisti e politici del Mezzogiorno e del Settentrione d'Italia sfociò in un nuovo modo di leggere la storia, tanto da far scrivere all'accademico Giuseppe Galasso “Il Mezzogiorno da “questione” a “problema aperto”.

Con questa lettura del Mezzogiorno, lo storico Galasso pone i vissuti politici, militari, economici e sociali come un “problema” generale e comune che riguarda tutta una parte dell'Italia e che, perciò, diventa un problema tuttora aperto della vita politica italiana.

Era, dunque, il modo per liberare l'Italia dal Meridionalismo?

Si! Quel meridionalismo era finito e non era più utile alle nuove classi dirigenti repubblicane, ormai strutturate nelle istituzioni della repubblica antifascista.

Le vecchie idee massonico-risorgimentali, cedevano il passo ad altre idee, ad altre visioni della geopolitica, che si elaboravano nelle diverse logge d'Italia.

Queste nuove opinioni si possono leggere negli articoli giornalistici, citati dalla ricercatrice Iaccarino.

Ai nuovi tempi servivano idee nuove. La “questione” meridionale aveva già provocato diversi conflitti sociali, dalla guerra civile del brigantaggio alle grandi emigrazioni di massa dell'Ottocento e lo Stato, ormai, controllato dalle logge del Grande Oriente d'Italia, aveva l'esigenza politica e sociale di ribadire che la “questione meridionale” era stata inventata da meridionalisti, un coacervo di pensieri politico, sociale ed economico frutto di una “costruzione ideologica deformata, fuorviante e male raccontata, doveva cessare di essere narrata. Una storia inventata, quindi, voluta da nostalgici borbonici, utile a destabilizzare l'Italia voluta dai fratelli come Camillo Cavour, Giuseppe Garibaldi, Costantino Nigra, Francesco Crispi e tanti altri.

Una storia utile ai nuovi oppositori, ai nascenti gruppi e movimenti politici identitari dello Stato Repubblicano era raccontare la “leggenda nera” di un Mezzogiorno arretrato e sottomesso al Settentrione, dicevano nei salotti borghesi del Nord e rimbombava in quelli del Sud.

È vero, anche durante il ventennio fascista il valore della Patria sostituisce il disfattista disvalore delle “due Italie”.

Questa distorsione o manipolazione della storia non sfugge all'Autrice del saggio, la quale ha voluto fissare il suo interesse storiografico sulle tante storie non raccontate del Mezzogiorno nell'Italia del dopoguerra, soffermandosi e analizzando la gravissima tensione sociale che agitava i popoli meridionali di quel tempo storico.

“Appare chiaro, sin da prima dell'unificazione delle due parti del Paese, -scrive Matilde Iaccarino- che Nord e Sud hanno maturato esperienze molto diverse […]. Anche questo dato di fatto finisce per acuire le differenze tra Nord e Sud, facendo cadere le illusioni di una riunificazione priva di contrasti. Non sono solo le esperienze storiche a dividere l'Italia in due, ma agli inizi del 1945 essa è istituzionalmente divisa: il Sud sotto la tutela degli Alleati, il Nord sotto la dittatura fascista della Repubblica Sociale Italiana”.

L'espressione “questione meridionale”, apparsa la prima volta nel 1864 sulla testata napoletana “Roma”, indicava il dualismo economico-sociale della nuova Italia, la ricercatrice storica Iaccarino la ripropone, ricercando i vissuti della gente delle “tre Italie” e raccontando la loro vita quotidiana, una vita di gente del Sud ancora una volta traditi, e scrive: “… la questione ritorna sulle pagine dei giornali. Al Sud c'è il pane nero, immangiabile, mentre le “pagnottelle ben lievitate” le mangiano i torinesi e i milanesi”.

Le diversità non erano solo alimentari, ma politiche e si accentuarono con il referendum istituzionale del 1946.

La Repubblica aveva avuto il voto dl 64% degli elettori del Nord e del 32% degli elettori del Sud.

Dopo questi risultati e i primi governi repubblicani, le contraddizioni socio-economiche della nuova Repubblica italiana, governata dai grandi partiti di massa del Comitato di Liberazione Nazionale, sfociarono in grandi e in sanguinosi scioperi di contadini del Sud, anche loro come i nonni briganti vennero repressi in modo violento. E come i nonni briganti del 1861-1870, i nipoti cafoni lasciarono il Sud per far funzionare le fabbriche del Nord.

Qui inizia l'altra storia. 
Pino Aprile (foto in allegato) ndr.

Una storia raccontata da Pino Aprile, che nel preziosissimo “Terroni” scrive: “La storia di oggi è ancora quella di ieri. La nostra fu interrotta e si può riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata. Non si può scegliere la ripartenza che più conviene. Quel che gli italiani venuti dal nord ci fecero fu così spaventoso, che ancora oggi lo si tace nei libri di storia”.

Ma può finire così? No!

“Ora -scrive Pino Aprile nel libro “Carnefici”- la terra ha parlato. Nessuno potrà dire: io non sapevo”.
Sarà questo “io non sapevo”, forse, che induce non la storica, non la ricercatrice, non la scrittrice, non la giornalista, ma la dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo ”Giovanni Tancredi – Vincenzo Amicarelli” di Monte Sant'Angelo ad aprire le tante porte e le tante finestre nella sua scuola per far incontrare gli allievi con storici, studiosi, giornalisti e cittadini per aiutarli a comprendere questo mondo liquido, facendo respirare l'aria pura dei nuovi tempi storici e considerare che negli ultimi 15 anni oltre 825.000 figli del Mezzogiorno hanno lasciato il Sud.
 
 



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