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Salute. All’IRCCS di Bari, Hermes 2.0 un progetto tutto italiano di sostegno psicologico

Geny Palmiotti. (foto com.) ndr.

di Antonella Daloiso 

BARI, 23 GEN. -  Secondo un recente censimento della Società Italiana di Psiconcologia (Sipo), almeno un malato di cancro su tre ha bisogno di un sostegno psicologico per affrontare la malattia. Anche se negli ultimi decenni c’è stato un graduale e un profondo cambiamento nel rapporto tra medicina e comunità, l’aspirazione a realizzare “strutture a misura di uomo”, fatte di persone che curano altre persone, è ancora disomogenea. In Italia la situazione è migliorata rispetto ad alcuni anni fa ma nonostante ciò restano evidenti, sul territorio nazionale, le differenze. In particolare, riguardo servizi di Psiconcologia, quella branca della medicina che interviene a sostegno del disagio psicologico che si manifesta in presenza della diagnosi, e della cura, di un tumore. 

Nasce in quest’ottica il progetto scientifico, tutto italiano, Hermes 2.0, promosso dall’associazione Gabriel, OdV per l’Umanizzazione delle Cure in Oncologia, e destinato ai pazienti della SSD “Don Tonino Bello” dell’IRCCS Istituto Tumori di Bari. “Vogliamo dimostrare, e quantificare, i benefici dell'Umanizzazione delle Cure destinate a chi sta affrontando il cancro – spiega Geny Palmiotti, direttore del reparto Don Tonino Bello - in Oncologia, infatti, la sofferenza psicologica del paziente si esprime in maniera molto più intensa che in altri ambiti medici perché, nonostante i notevoli progressi medico-scientifici, dal punto di vista emotivo la diagnosi di tumore rappresenta ancora qualcosa di minaccioso, che produce incertezza, ansia, paura e angoscia, incrementa la vulnerabilità personale, mina le capacità di controllo e il senso di continuità della propria esistenza”. Il progetto si sviluppa su più piani d’intervento, paralleli e complementari. Una parte più propriamente pratica riguarda “la cura dei luoghi di cura”, che va dai tempi di accesso e di attesa all’accoglienza, dall’orientamento al processo di presa in carico del paziente. 

In questa fase è sostanziale informare ed educare i pazienti attraverso un percorso di supporto, nel pieno rispetto della loro privacy, facilitando la comunicazione con il personale sanitario, che è stato debitamente preparato con corsi di formazione. Ogni azione prevista, infatti, ha lo scopo di mettere insieme elementi utili a creare un terreno fertile di incontro e, soprattutto, di riconoscimento della Persona. Più delicato, e per questo fondamentale, è poi l’aspetto che riguarda la parte psicologico-emotiva. In un processo graduale di riduzione e contenimento del distress emozionale e cognitivo del paziente, si interviene per rilevare i bisogni psico-sociali e agire sullo stato di ansia e depressione attraverso screening del disagio, counseling psicologico e presa in carico psicoterapeutica. Favorendo, così, lo sviluppo di modelli di reazione alla malattia con l’unico scopo di migliorare la qualità della vita. Umanizzazione delle Cure e Terapie mirate, si è puntato anche su questo ad ASCO 2019 (American Society of Clinical Oncology. 

Come realizzare tutto questo? “Offrendo ai partecipanti/pazienti - aggiunge Maria Ronchi, la psiconcologa responsabile del Progetto - una sorta di contenitore dove poter esprimere, il più liberamente possibile, emozioni e vissuti legati all’esperienza della malattia e alle proprie paure, oltre alla difficoltà di accettazione della propria vulnerabilità e dei propri limiti. In questo modo sarà possibile strutturare uno spazio ideale in cui poter pensare, comprendere e dare un senso e un nome a quello che sta accadendo”. Emozioni, desideri, ricordi, il proprio ruolo sociale nonché la rete delle relazioni sociali potranno riaffiorare all’interno di questo spazio come momenti significativi della vita in un fluire libero di associazioni attraverso il metodo della “Narrative Therapy”. Si tratta di un processo di narrazione intesa non come un modo di rappresentare, ma come un modo di ricostruire la realtà nel qui e ora. Il focus, dunque, non è più la malattia, ma la necessità di riorganizzare le emozioni e migliorare il rapporto medico-paziente nonché con la rete familiare e sociale. 

Infine, tra le fasi del progetto di Hermes 2.0, che si svilupperà cinque giorni la settimana dalle 9,30 alle 13,30 e coinvolgerà circa 40 partecipanti per ogni giornata, c’è l’aspetto che riguarda la funzione di sostegno psicologico, coadiuvata da attività multidisciplinari a cura di professionisti del settore. Ne fanno parte materie come l’estetica e la riabilitazione oncologica, le tecniche di rilassamento, la musicoterapia i laboratori occupazionali. “Per ottenere come risultato - conclude Palmiotti - il miglioramento della qualità della vita, il rafforzamento dell’autostima, dell’assertività, dell’autonomia, la diminuzione della depressione e della fragilità emotiva, la consapevolezza di poter contribuire al proprio processo di cura e guarigione”. Una volta attuato Hermes 2.0, ai partecipanti sarà consegnata una scheda per indicare il livello di gradimento dell’iniziativa, per effettuare una valutazione ex post e ricavare importanti dati di analisi e monitoraggio.



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