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Sud Italia. «Per un partito meridionalista», il documento di Michele Ladisa

I sostenitori per un partito per il Sud dell'Italia (foto allegata) ndr.
di Redazione

SUD ITALIA, 05 SETT. - Michele Ladisa, meridionalista da sempre, affida al web un documento dove descrive nei dettagli i motivi per la costituzione di un partito per il Sud dell’Italia, “meridionalista” appunto, come lui lo definisce.
Dopo l’incontro con Pino Aprile del 24 agosto scorso al Parco della Grancia, in provincia di Potenza, sono molte le persone che stanno seguendo con attenzione il progetto. Lo fanno proponendo discussioni, arricchendo così il brainstorming utile al soggetto politico che sta per nascere. Ma anche con documenti scritti di autorevoli sostenitori e gente comune che crede in un Mezzogiorno autonomo e non succube del Nord. Starà alla Politica (quella autorevole e intelligente, libera da secessioni e differenziazioni) a metter su un tavolo per equità e uguaglianza.

“PER UN PARTITO, MERIDIONALISTA” di Michele Ladisa
«Siamo d’accordo, l’equità è un valore universale e va raggiunta.  La mancanza di equità certifica l’iniquità.  L’iniquità  va combattuta. Come? Con ogni mezzo democratico possibile, dal movimentismo al partitismo. Uno non esclude l’altro , anzi il primo si completa nell’altro, non vi sono dubbi.
Il movimentismo costituitosi con il fronte “meridionalista”  contro  “la secessione dei ricchi”  che lodevolmente si è costruito in chiave anti concessione dell’autonomia differenziata alle regioni Veneto, Lombardia e Emilia Romagna, ne è un esempio.  Nell’occasione decine di migliaia di sottoscrizioni hanno rappresentato un autentico sbarramento, producendo risultati positivi con il riconoscimento dell’essenzialità dei Lep (livelli essenziali di prestazioni) e rinviandone l’approvazione.  Oggi, dopo la crisi di governo,  il carteggio resta  nelle evidenze delle scrivanie governative, in particolare di quella del  nuovo ministro all’Autonomia, Boccia.  Ma come stanno i fatti, coi giochi di potere caratteristici della politica padana, nell’inesistenza di un partito meridionalista in grado  di entrare nella stanza dei bottoni romano per semplicemente piagiare  il tasto di  “questo non si fa alle vostre condizioni”,  chi può escludere che prima o poi questa autonomia, non venga concessa?  A questo punto che si fa ?  In quest’italia dove un milione di cittadini in piazza non sortiscono alcun effetto nei confronti di chi governa (chicchessia), a che servirebbe un’altra petizione?  Si tratterà, come popolarmente si dice  dalle nostre parti, d’incartare e portare a casa, punto.
Il movimentismo è fatto utile, positivo, concreto, con aspetti e risultati anche straordinari  come nel caso, dell’esperienza dei cinque stelle, i quali hanno imposto una propria linea, realizzato iniziative e contestazioni a tutto campo, mai difettando di aggressività (qualcuno ha dimenticato il vaffaday?), mai nascondendo l’ambizione di essere un “partito”.  E poi sono andati al governo, con la maglietta con su scritto  “MoVimento” ma di fatto, innegabilmente, con azioni concrete di partito, di fatto un Partito.
Dagli scranni  di governo, i 5Stelle-partito hanno imposto la loro politica, ottenendo risultati concreti, come ad esempio, per citarne solo uno,  “il reddito di cittadinanza, e  bocciando senza appello altri.
Un movimentismo meridionalista che intende continuare a delegare politici e partiti nazionali, a giocare di rimessa sui provvedimenti iniqui che da 160 si subiscono, è un impiego di forze con conclusioni sporadiche e dai risultati non incisivi. Una enorme attività di condannati a lavori forzati a vita e senza speranza di una via d’uscita definitiva.
Scegliere di essere di “parte”, parteggiare per qualcosa al fine di ottenere un giusto ed equo risultato per quella “parte” che si vuole sostenere o difendere, non è una maledizione né un peccato. Anzi.
Le lotte “partigiane” che cos’erano, cosa hanno rappresentato se non la lotta per la libertà di un popolo e di un territorio ? Senza entrare nel merito e nell’opinabilità della storia e dei suoi fatti, i partigiani vinsero e con la vittoria giunsero spediti alla Costituzione (scusate se è poco), tutt’ora in vigore,  e alla formazione di partiti.
Ecco, per il sud la stragrande maggioranza di noi conduce una lotta “partigiana”, bene o maldestramente, inutile disquisire.  La lotta partigiana è di parte, non ci sono dubbi. Difendere gli interessi di una parte di popolazione, di una parte di Territorio, volendone riequilibrare le sorti anche accettando di voler  raggiungere la sola equità con il resto del Paese, significa essere i rappresentanti di quella parte ben precisa e individuabile di cittadini e di territorio.
Naturale conseguenza di questa lotta è la forma “partito” che avrà pur una risposta per tutto, dal cabaret alla lotta di classe alle semenze per l’agricoltura, ma può essere in grado di dare anche risposte concrete e mirate.  In soldoni: il partito penta stellato proclamò il No Tap, il No Ilva, il no Tav, divenuti poi quasi tutti dei Sì ma almeno il reddito di cittadinanza è oggi realtà.  Questo è stato possibile conquistando le aule parlamentari come “partito” e non raccogliendo firme su internet o coi gazebo per strada, anche se queste attività movimentiste sono state precorritrici ed essenziali.
Affermare l’inutilità e la pericolosità di un partito meridionalista è cosa fuori dal mondo.
Essere partito meridionalista, dichiararsi partito a difesa di un Territorio,  non significa affatto chiudersi in degli sterili confini, anzi può ampiamente significare aprirsi meglio, molto meglio al mondo intero. Lacci e laccioli imposti dai governi centrali, di Roma, Milano e Bruxelles,  sono quelli che oggi si subiscono passivamente e che limitano le nostre produzioni e la loro diffusione. Ciò significa povertà, disoccupazione, emigrazione e soprattutto sopraffazione, sottosviluppo, discriminazione.
Tra l’altro  ben più ampio è la il panorama delle questioni da trattare che solo  un partito meridionalista sarebbe in grado di affrontare, trovare e  programmare soluzioni diversificate rispetto alle peculiarità del proprio territorio, della propria cultura, delle proprie esigenze, del proprio modo di vivere e di essere.   I gap infrastrutturali delle strade, autostrade, aeroporti, porti, linee ferroviarie, sono solo una parte delle questioni in campo da raggiungere per “equità” dovuta.  Non si possono eludere dalle problematiche l’asfissia fiscale e burocratica, italiana ed europea,  l’invasione indiscriminata di grandi centri commerciali, che ammazzano il nostro tessuto economico e commerciale delle piccole e medie imprese, dell’artigianato, del commercio, dell’agricoltura, della pesca: si stanno spegnendo le nostre città, continuano a svuotarsi interi paesi, si fomenta e si incrementa la criminalità.
Viviamo, subiamo e tolleriamo lo scempio del nostro territorio e delle nostre famiglie: dal ricatto del lavoro compensato da morti e malattie dell’ex Ilva di Taranto al Triangolo industriale della morte a Priolo-Melilli-Augusta in Sicilia, agli sfruttamenti delle risorse del nostro territorio che non producono ricchezza ma ulteriore povertà e inquinamenti ambientali che ancora ammalano e ammazzano gente.
“O non si ha coscienza o non si ha coraggio.” Delle due l’una, non si sfugge.
Cade il ponte Morandi a Genova ma in un anno sono disponibili soldi e ricostruzione.
Per la ex Terra  Felix – terra dei fuochi nemmeno l’avvio di una pulizia generale, di una bonifica dei suoli, di un disinquinamento generale.
Ahi voglia a riporre fiducia e sostenere i cinque stelle, incazziamoci pure per i voti alla Lega, noi restiamo al palo e basta.
Ogni giorno che passa, ogni minuto che trascorre ritardando una possibile azione di una nostra forza politica in grado di dire stop ad uno scempio terrificante, sono persone che cadono nella disperazione, vite che si perdono.
Può il solo movimentismo pensare di superare e di risolvere tutto questo?   La risposta è negativa, è necessario un partito meridionalista, il Partito Meridionalista,  che dall’Abruzzo alla Sicilia raggruppi tutte le anime disponibili, libere dai fardelli ideologici, a dare forma e concretezza ad una nostra politica forte e democratica,  anche se sarà necessario essere a volte poco gentili se non proprio rudi».

FOCUS:


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